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Cardiovascular device, mercato in forte crescita. Pompilio (Monzino): “Ma la prima arma resta la prevenzione”

Il Direttore Scientifico del Monzino analizza le prospettive della cardiologia tra ricerca, investimenti, nuove tecnologie e intelligenza artificiale

Cardiovascular device, mercato in forte crescita. Pompilio (Monzino): “Ma la prima arma resta la prevenzione”

Imprenditori, leader del terzo settore, grandi interpreti dell’associazionismo e del civismo. Persone impegnate a costruire qualcosa di significativo. Protagonisti. A Milano, in Lombardia, in Italia. Su Affaritaliani.it Milano una rubrica dedicata al racconto di donne e uomini che con le loro iniziative, le imprese, la loro visione, forgiano quotidianamente la nostra realtà. A curare questo spazio, Mario Furlan: fondatore dei City Angels, ma anche attivista, giornalista, scrittore, coach motivazionale. Insomma, uno che di protagonisti se ne intende eccome.

La prevenzione resta la prima arma contro le malattie cardiovascolari, ma il futuro della cardiologia passa sempre di più anche dalla ricerca e dall’innovazione tecnologica. A pochi giorni dalla Giornata Mondiale del Cuore, Affaritaliani.it Milano ne parla con Giulio Pompilio, Direttore Scientifico del Centro Cardiologico Monzino IRCCS, Professore Ordinario dell’Università degli Studi di Milano e componente dell’Advisory Board della Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica. Al centro dell’intervista la forte crescita del mercato dei cardiovascular device, le nuove tecnologie mininvasive e indossabili e le prospettive aperte dall’intelligenza artificiale nella diagnosi e nella cura delle patologie cardiache. L’INTERVISTA

Di recente si è tenuta la Giornata Mondiale del Cuore, quali sono gli spunti su cui possiamo concentrare l’attenzione, anzi dobbiamo concentrare l’attenzione fin da ora e in vista del futuro?
In primis, senza dubbio, i crescenti investimenti nei cosiddetti “cardiovascular device”, ovvero gli strumenti, gli apparecchi e i dispositivi medici utilizzati per diagnosticare, monitorare, prevenire e trattare le malattie cardiovascolari e, in secondo luogo, la maggiore attenzione verso la prevenzione, la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica.

Per quanto riguarda i cardiovascular device e la loro crescita in termini per lo più di mercato attraverso investimenti mirati, ci sono maggiori dettagli in merito?
Assolutamente sì, è Fortune Business Insights a confermare l’esplosione del mercato dei cardiovascular device attraverso un approfondimento di portata globale. A questo proposito, si prevede che l’asset chiuderà l’annata corrente con ricavi pari a 66 miliardi di euro. Ma non è tutto perché, entro i prossimi 8 anni, i ricavi saliranno fino a superare quota 122 miliardi di euro (+85% sul 2026) con una crescita media annuale composta (CAGR) superiore all’8%. A livello prettamente geografico, il Nord America si presenta come area dominante detenendo una quota pari al 52% dell’intero mercato. Subito dopo c’è l’Europa, il cui asset specifico ha chiuso il 2025 con un fatturato vicino a quota 15 miliardi di euro, rappresentando circa il 24% dell’intero mercato. Stando sempre a quanto definito da Fortune Business Insights, il Vecchio Continente continuerà ad occupare la seconda posizione in classifica anche alla fine dell’anno corrente vista la presenza, sempre più diffusa, di pazienti affetti da patologie cardiovascolari.

Abbandonando le logiche di mercato, ci sono ulteriori punti fermi su cui è doveroso focalizzarci?
Assolutamente sì e, nello specifico, sono due, ovvero “prevenzione” e “ricerca”. Occasioni proprio come la Giornata Mondiale del Cuore sono fondamentali per ricordare l’importanza delle abitudini, dello stile di vita e dell’esercizio fisico al fine di prendersi cura della propria salute cardiovascolare. Accanto alla prevenzione, le armi che abbiamo in più per fare in modo che le malattie cardiache possano diventare sempre più curabili sono la ricerca scientifica e le soluzioni tecnologiche di ultima generazione. A questo proposito, la Cardiologia ha fatto passi da gigante, in particolar modo, sul piano delle nuove tecnologie mininvasive, indossabili e computazionali. Nonostante questo, siamo chiamati a fare ancora di più e qui entra in gioco la ricerca che, grazie a finanziamenti mirati, diventa decisiva per studiare fattori di rischio e patologie e, in seguito, dare vita a nuove terapie capaci di fare davvero la differenza.

Restando in un’ottica fatta di innovazione ed evoluzione tecnologica, quale sarà la tecnologia capace di prendersi la scena? Ci sono dei casi studio concreti?
Senza alcun dubbio, ad emergere è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, oggetto di discussione a livello mondiale e presente in numerosi articoli, fra i quali risalta l’approfondimento a cura del The Guardian in cui si parla, nello specifico, di un tool “AI addicted” capace di diagnosticare una possibile malattia in 2 secondi, capacità che gli è valso il titolo di “Superhuman AI Tool”. Ma non è il solo caso di spicco da tenere in considerazione, infatti, grazie all’Università di Rutgers nel New Jersey (USA), oggi è disponibile una tecnologia, basata sulla “generative artificial intelligence”, capace di analizzare nel dettaglio tutti i valori riportati all’interno di un elettrocardiogramma e, in seguito, di valutare l’efficienza di ogni singolo battito in termini di pompaggio e di rilassamento del tessuto cardiaco.