Imprenditori, leader del terzo settore, grandi interpreti dell’associazionismo e del civismo. Persone impegnate a costruire qualcosa di significativo. Protagonisti. A Milano, in Lombardia, in Italia. Su Affaritaliani.it Milano una rubrica dedicata al racconto di donne e uomini che con le loro iniziative, le imprese, la loro visione, forgiano quotidianamente la nostra realtà. A curare questo spazio, Mario Furlan: fondatore dei City Angels, ma anche attivista, giornalista, scrittore, coach motivazionale. Insomma, uno che di protagonisti se ne intende eccome.
Non è un solo mondo, e forse è proprio da qui che nasce il malinteso. Per Fabio Venzi, 65 anni, sociologo e saggista, dal 2001 alla guida della Gran Loggia Regolare d’Italia, parlare di Massoneria come di una realtà compatta significa già partire con il piede sbagliato: “Ricondurre questa pluralità a un’unica realtà indistinta significa pertanto semplificare eccessivamente un fenomeno assai più articolato”. In questa intervista Venzi prova a rovesciare la prospettiva su sospetti, stereotipi e zone d’ombra che da decenni accompagnano la Massoneria italiana: dal peso della P2 alla teoria del “capro espiatorio”, fino al rapporto con la politica. Rivendica una Libera Muratoria lontana dall’idea di lobby o gruppo di pressione, perché “non è chiamata a competere con partiti, movimenti o gruppi di pressione”, ma a lavorare su un altro piano: “operare sul piano della formazione interiore dell’uomo”. L’INTERVISTA
Come mai in Italia la Massoneria viene spesso vista con sospetto?
Fin dalle sue origini, la Libera Muratoria — termine che ritengo preferibile poiché maggiormente aderente all’espressione inglese Freemasonry — ha dovuto confrontarsi con il fenomeno dell’anti-massonismo. Le prime manifestazioni documentate di tale atteggiamento risalgono addirittura all’Inghilterra del 1652. Da allora e fino ai giorni nostri, la Libera Muratoria è stata costantemente accompagnata da critiche, diffidenze e campagne denigratorie, non soltanto in Italia ma in numerosi Paesi del mondo. Le ragioni di questa persistente ostilità appaiono difficilmente comprensibili, soprattutto se si considera che, pur nella varietà delle sue espressioni organizzative e culturali — dalle Obbedienze caratterizzate da una più marcata dimensione esoterica a quelle orientate prevalentemente all’impegno sociale, fino alle tradizioni scandinave di impronta dichiaratamente cristiana — la Libera Muratoria condivide ovunque alcuni principi fondamentali e un obiettivo comune: la promozione della beneficenza e dell’assistenza verso i più bisognosi. Per l’ampiezza e l’importanza delle iniziative filantropiche realizzate nel corso della sua storia, essa potrebbe essere annoverata tra le più significative organizzazioni caritative a livello internazionale.
Nel caso italiano cosa cambia?
In Italia la questione assume contorni ancora più complessi. È indubbio che la percezione negativa della Libera Muratoria nell’opinione pubblica sia stata influenzata dalle note vicende legate alla Loggia P2. Tuttavia, tali eventi non sembrano sufficienti a spiegare il persistente clima di sospetto che, a distanza di quasi cinquant’anni, continua a circondare gli appartenenti alle istituzioni massoniche e a condizionare il giudizio collettivo nei confronti della Libera Muratoria nel suo complesso. Nel tentativo di individuare una chiave interpretativa di questo fenomeno, ho fatto riferimento alla teoria del “capro espiatorio” elaborata dal filosofo e antropologo francese René Girard, evidenziandone la significativa attinenza con le dinamiche proprie dell’anti-massonismo. Secondo Girard, esistono momenti di crisi nei quali una collettività — che può essere identificata anche con il potere nelle sue diverse manifestazioni — tende a individuare arbitrariamente un singolo individuo o un gruppo sociale come responsabile dei mali che affliggono la società. Su tale soggetto si concentra allora una crescente ostilità collettiva, che può sfociare nella sua emarginazione o nella sua simbolica distruzione. L’espressione “capro espiatorio” racchiude, nella prospettiva girardiana, tre elementi fondamentali: l’innocenza della vittima, la convergenza dell’accusa da parte della collettività e la funzione sociale di tale processo di polarizzazione. Applicando questo paradigma interpretativo al fenomeno dell’anti-massonismo, emergono analogie che appaiono particolarmente significative e meritevoli di approfondimento. Ho sviluppato questa riflessione in maniera più ampia e articolata in uno dei miei saggi (Libera Muratoria, Teorie sulle Origini, 2020).
Può dirci di più?
A seguito di un lungo e pervasivo processo di delegittimazione, la percezione pubblica della Libera Muratoria in Italia ha conosciuto una progressiva trasformazione in senso negativo. Tale evoluzione ha finito per alterarne profondamente l’immagine nell’opinione pubblica, contribuendo a deformarne la reale natura e le finalità originarie. L’equivoco fondamentale — tanto diffuso quanto persistente — che caratterizza gran parte delle analisi dedicate alla Libera Muratoria, comprese quelle elaborate in sede istituzionale dalla Commissione Parlamentare Antimafia, consiste nel considerarla un fenomeno unitario, monolitico e sostanzialmente omogeneo. Una simile impostazione trascura, o talvolta ignora del tutto, la complessità storica e organizzativa che ha contraddistinto la sua evoluzione. Nata in Inghilterra e successivamente diffusasi nel resto d’Europa e nel mondo, la Libera Muratoria si è infatti sviluppata assumendo forme, tradizioni rituali e orientamenti culturali spesso profondamente differenti tra loro. Tali diversità sono il risultato dei contesti storici, religiosi, politici e sociali nei quali le varie Obbedienze si sono costituite e consolidate nel corso del tempo. Ricondurre questa pluralità a un’unica realtà indistinta significa pertanto semplificare eccessivamente un fenomeno assai più articolato, con il rischio di produrre interpretazioni parziali e fuorvianti.
Perché questa semplificazione è un problema?
In una parte significativa della letteratura dedicata alla Libera Muratoria si riscontra una costante tendenza a sottovalutare la complessità del fenomeno. Pur presentando talvolta argomentazioni formulate con brillantezza e sicurezza espositiva, molti studiosi sembrano considerare l’argomento marginale, quasi un tema di secondaria importanza e pertanto non meritevole di un’analisi realmente approfondita. Tale atteggiamento appare spesso riconducibile a una forma di superficialità intellettuale che ha caratterizzato non di rado il dibattito italiano su questa materia. Le conseguenze di questa impostazione emergono con evidenza in numerosi lavori, nei quali si rilevano frequenti incomprensioni riguardanti l’organizzazione interna delle istituzioni massoniche. Non è raro imbattersi in confusioni tra le diverse cariche e strutture dell’Ordine, con sovrapposizioni tra Gran Maestri e Maestri Venerabili, tra Logge e Gran Logge, e tra funzioni che, all’interno della tradizione massonica, risultano nettamente distinte. In altri casi, il giudizio assume toni ancor più problematici. Alcuni autori, abbandonando il terreno dell’analisi storica, finiscono per attribuire al massone presunte caratteristiche psicologiche o morali, delineando profili individuali e collettivi che sembrano appartenere più alla caricatura ideologica che alla ricerca scientifica. In tali rappresentazioni, la critica delle idee e delle istituzioni lascia il posto a una sorta di patologizzazione dell’appartenenza massonica, in una prospettiva che richiama talvolta approcci deterministici ormai ampiamente superati. Il repertorio delle accuse rivolte alla Libera Muratoria e ai suoi appartenenti è vasto e variegato: sospetti, stereotipi e generalizzazioni hanno contribuito nel tempo alla costruzione di un’immagine spesso distorta, quando non apertamente ostile, dell’Istituzione. Ignorare questo processo di rappresentazione e delegittimazione significa rinunciare a comprendere una componente essenziale della storia della Libera Muratoria stessa e, al contempo, alimentare ulteriormente la confusione che da lungo tempo circonda il tema.
Da dove nasce, secondo lei, questa rappresentazione distorta?
In un Paese come l’Italia, segnato da una persistente crisi economica, politica e istituzionale, e attraversato da fenomeni di corruzione che hanno interessato, in misura diversa, numerosi settori della vita pubblica, sarebbe stato necessario un serio esercizio di autocritica collettiva. Una riflessione onesta avrebbe dovuto confrontarsi con le profonde fragilità che hanno caratterizzato la storia recente del Paese, comprese alcune delle sue pagine più controverse e dolorose, come le vicende legate alla cosiddetta trattativa Stato-Mafia nel contesto delle stragi che costarono la vita ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un simile percorso di consapevolezza, tuttavia, si è spesso rivelato difficile da intraprendere. Più agevole è apparso, invece, individuare un soggetto esterno cui attribuire responsabilità più ampie e simboliche, trasformandolo nel destinatario privilegiato di sospetti, accuse e diffidenze. In questa prospettiva, la Libera Muratoria è stata frequentemente rappresentata come una sorta di causa occulta di problemi che affondano invece le proprie radici in dinamiche storiche, politiche e sociali ben più complesse. È proprio in questo contesto che la teoria del “capro espiatorio” elaborata da René Girard offre una chiave interpretativa particolarmente interessante.
In che senso parla di “capro espiatorio”?
Secondo Girard, nelle fasi di profonda crisi sociale gli individui tendono ad accumulare frustrazione, insicurezza e aggressività. Per ricomporre, almeno apparentemente, le tensioni interne alla collettività, emerge allora la necessità di individuare un bersaglio comune sul quale concentrare il risentimento collettivo. La scelta del capro espiatorio consente così di semplificare la complessità dei problemi, attribuendoli a un soggetto facilmente identificabile e trasformandolo nel responsabile simbolico delle difficoltà che affliggono la comunità:
La violenza inappagata cerca e finisce sempre per trovare una vittima sostitutiva. Alla creatura che eccitava il suo furore, ne sostituisce improvvisamente un’altra che non ha alcuna ragione particolare per attirare su di sé i fulmini del violento, tranne quella di essere vulnerabile e di capitargli a tiro. (René Girard, La violenza e il sacro).
Qual è, dunque, la funzione del sacrificio del capro espiatorio? Nella prospettiva di Girard, essa consiste nel ricomporre simbolicamente le tensioni che attraversano una comunità, canalizzando conflitti, paure e risentimenti verso un unico bersaglio. L’individuazione di una vittima comune consente infatti di attenuare le divisioni interne e di scongiurare, almeno temporaneamente, l’esplosione di contrapposizioni più profonde che potrebbero mettere in discussione gli equilibri esistenti. Applicando tale schema interpretativo al caso italiano, si potrebbe sostenere che l’attribuzione alla Libera Muratoria di responsabilità ampie e spesso indistinte abbia svolto, nel tempo, una funzione analoga. Concentrando l’attenzione pubblica su un soggetto facilmente identificabile, si evita di affrontare in maniera critica le responsabilità effettive delle istituzioni, della classe dirigente e, più in generale, della società civile rispetto ai problemi che hanno caratterizzato la storia del Paese. In questo modo, il dibattito pubblico viene orientato verso un obiettivo esterno, mentre le cause strutturali delle crisi rimangono spesso sullo sfondo. Un ulteriore aspetto evidenziato da Girard riguarda la forza della polarizzazione collettiva. Quando il processo di designazione della vittima raggiunge una determinata intensità, esso genera una dinamica autoreferenziale nella quale ogni tentativo di difesa rischia di essere interpretato come una conferma delle accuse. La pressione esercitata dal consenso collettivo diviene così talmente forte da rendere estremamente difficile, se non impossibile, per il soggetto designato sottrarsi al ruolo che gli è stato attribuito o ottenere un giudizio realmente imparziale. Concluderei con la citazione di un gigante della letteratura italiana:
Prendiamo questa faccenda come la chiamano i giornali? – ah, il terremoto, parola da irresponsabili. La tesi che noi offriamo, e che ogni persona di buona fede dovrà accettare, è questa: in primo luogo non c’è stato il terremoto, perché il terremoto, rientrando nel reato di “schiamazzi notturni” è proibito; in secondo luogo, se c’è stato, l’hanno preparato congiurati stranieri e complici italiani; e poiché richiede preparativi sotterranei, è del tutto evidente la responsabilità della massoneria … Giorgio Manganelli (Improvvisi per macchina da scrivere)
Perché ha scelto la Gran Loggia Regolare d’Italia, e in cosa si differenzia dalle altre istituzioni massoniche italiane?
Successivamente alla mia iniziazione nella Gran Loggia Regolare d’Italia riscontrai che, da un punto di vista iniziatico (trascurato e, soprattutto, confuso), sostanzialmente la GLRI non si differenziava dalle altre Istituzioni massoniche del territorio, disattendendo le motivazioni che mi aveva indotto ad avvicinarmi alla Libera Muratoria. La mia idea di Libera Muratoria era, infatti, completamente diversa da quella di associazionismo massonico tipico della realtà latomistica italiana, era l’idea di un Ordine Iniziatico Tradizionale, integralmente esoterico.
Può chiarire questa differenza?
In questa mia rappresentazione un ruolo importante hanno certamente avuto i miei interessi e studi riguardo la nota corrente del ‘tradizionalismo romano’ e la sua ‘visione del mondo’. Divenuto Gran Maestro, ho cercato di applicare tale interpretazione alla Gran Loggia Regolare d’Italia, e dai risultati ottenuti mi sembra che il progetto sia a buon punto. Sono state fondate quattro Logge di Ricerca, abbiamo una Rivista ufficiale, ‘De Hominis Dignitate’, che pubblica saggi di esoterismo, storia e simbologia massonica, ho prodotto molte Allocuzioni e saggi che vengono discussi nelle Logge (da molti anni sono membro della Loggia Quatuor Coronati di Londra, la più antica Loggia di Ricerca massonica), le stesse Logge hanno una evidente e costante attività iniziatica.
Quale ritiene possa essere, oggi, il contributo ideale dei massoni per il Paese?
Sono profondamente convinto che un Ordine Iniziatico costituisca una realtà peculiare, dotata di una propria autonomia e di una dimensione che non può essere ridotta alle categorie ordinarie dell’associazionismo. Pur operando inevitabilmente nel mondo esterno attraverso l’azione dei singoli iniziati, esso non agisce come un soggetto collettivo impegnato nel confronto politico, sociale o ideologico, né può essere assimilato alle molteplici forme organizzative che animano la società civile.
Quindi il contributo non è politico?
Se dunque si intende attribuire alla Libera Muratoria una “funzione sociale” (a prescindere dalle già menzionate attività di beneficenza), questa può essere concepita soltanto in termini indiretti. L’influenza di un Ordine Iniziatico si manifesta infatti attraverso la formazione interiore dell’individuo e attraverso gli effetti che tale trasformazione produce nel suo agire quotidiano.
Può specificare meglio?
Essa non deriva da interventi diretti nel dibattito pubblico, né dalla partecipazione a conflitti che appartengono a un ambito estraneo alla sua natura. Un Ordine Iniziatico non può essere trascinato nell’agone profano adottando linguaggi, strategie e strumenti propri della comunicazione di massa senza compromettere la propria identità più autentica. Una simile trasformazione comporterebbe infatti il rischio di smarrire la specificità della dimensione iniziatica, riducendola a fenomeno culturale, politico o mediatico. In questo senso appare particolarmente significativa la riflessione di Nicolás Gómez Dávila, secondo cui “la banalizzazione è il prezzo della comunicazione”. Quanto più una realtà spirituale ricerca il consenso e la visibilità, tanto maggiore è il rischio che essa perda la profondità simbolica e la funzione trascendente che ne costituiscono il fondamento.
In che senso parla di fedeltà alla Tradizione?
La funzione sociale della Libera Muratoria non risiede, a mio avviso, in un intervento diretto nelle dinamiche politiche o sociali, bensì nell’opera silenziosa e profonda che essa esercita attraverso gli individui formati alla sua scuola iniziatica. La sua influenza si manifesta indirettamente, tramite l’azione di uomini che, avendo interiorizzato determinati principi e valori, li traducono nella propria condotta e nel proprio rapporto con il mondo. In questa prospettiva, la fedeltà alla Tradizione non può essere confusa con una mera conservazione del passato. Non consiste nel ripetere formule consacrate dal tempo, nel custodire simboli come reliquie immutabili o nel riproporre meccanicamente modelli appartenenti ad altre epoche. Essere veramente fedeli alla Tradizione significa piuttosto coglierne l’essenza permanente e renderla operante nel presente, affinché continui a svolgere la sua funzione orientatrice all’interno di contesti storici inevitabilmente mutati. La Tradizione vive infatti non nella ripetizione, ma nella capacità di rinnovare incessantemente la propria espressione senza tradire il proprio nucleo originario. Essa rimane autentica quando riesce a incarnarsi nelle forme attraverso le quali il nostro tempo può comprenderla e accoglierla, continuando così a trasmettere il proprio messaggio all’uomo contemporaneo senza smarrire la propria identità più profonda.
Può dirci qualcosa di più?
Ritengo che quanti immaginino la Libera Muratoria come un soggetto chiamato a intervenire direttamente nel dibattito pubblico, assumendo posizioni su questioni politiche, economiche o sociali, fraintendano profondamente la sua natura. Una simile trasformazione segnerebbe infatti l’inizio di una progressiva perdita della sua identità originaria, poiché la priverebbe di quel carattere iniziatico ed esoterico che ne costituisce l’essenza più autentica. La Libera Muratoria non è chiamata a competere con partiti, movimenti o gruppi di pressione, né a proporsi come interprete privilegiata delle contingenze storiche. Il suo compito è di altra natura: operare sul piano della formazione interiore dell’uomo, offrendo strumenti di riflessione e di elevazione spirituale che consentano all’iniziato di sviluppare una più profonda comprensione di sé e della realtà.
Qual è allora il suo compito oggi?
In un’epoca caratterizzata da una diffusa crisi di riferimenti etici e da un crescente smarrimento dei valori fondamentali, la proposta di un’etica liberomuratoria fondata su principi trascendenti e veicolata attraverso il linguaggio dell’esoterismo può costituire un punto di orientamento tutt’altro che marginale. Il suo contributo non consiste nell’elaborazione di programmi politici o sociali, bensì nell’offrire un percorso di perfezionamento interiore capace di incidere indirettamente sulla vita individuale e collettiva. Nel cammino iniziatico liberomuratorio, infatti, l’esoterismo non rappresenta un semplice patrimonio simbolico o culturale, ma uno strumento di trasformazione della coscienza. Attraverso di esso l’individuo può ampliare la propria percezione della realtà, risvegliando dimensioni spesso sopite dell’essere e sviluppando una maggiore consapevolezza della presenza del sacro nel quotidiano. Da questa esperienza può nascere una diversa concezione dell’esistenza, orientata alla ricerca del significato, alla responsabilità morale e alla realizzazione di una vita più autentica e armonica.
Come si può spiegare tutto questo a un pubblico non massonico?
Alla luce di tali premesse, se proprio si vuole trovare una definizione da proporre ad un pubblico ‘profano’ per una prima comprensione, una delle caratteristiche etiche della Libera Muratoria potrebbe essere quella di rappresentarsi come un “Umanesimo Civico”, cioè un’interpretazione della cultura umanistica quale strumento al servizio della vita attiva di ogni cittadino. In tale contesto mi ricollego al mio concetto di Libera Muratoria intesa come ‘Terzo Pilastro della Società Civile’.
Che cosa intende con questa espressione?
Secondo il sociologo Ralph Dahrendorf, ci sono istituzioni che hanno dimostrato, quando la società affronta periodi di crisi di transizione, di poter costituire un valido approdo per tutti gli uomini liberi, che non trovano soddisfazione nelle religioni tradizionali o nel laicismo dei partiti politici. A parere del pensatore tedesco, infatti, in una società democratica in crisi la funzione di garantire un ‘nucleo centrale prescrittivo’ può essere svolta da una religione laica, a seconda che essa si manifesti nelle forme discrete e non coercitive della religione civile, tipica delle ‘società aperte’ o nelle forme integraliste della religione politica, tipica delle ‘società chiuse’, un fenomeno di ci abbiamo una recente manifestazione nelle dittature del Novecento. Per questo motivo, secondo Dahrendorf: “Se vi è mai un qualche rimedio a simili minacce alla libertà, lo si deve trovare nelle sfere della società civile.
Il modello anglosassone cosa insegna?
Quel tipo di società che nel mondo occidentale si è formata fra il 1700 ed il 1800 proprio grazie allo sviluppo della forma della socialità laica (accademie, clubs, licei)” e, aggiungiamo noi, le Logge liberomuratorie (Ralf Dahrendorf, Reset, Giugno 1994). Nel raffronto tra la situazione italiana e quella dei paesi ritenuti esempi di una ‘società aperta’, si evidenzia, purtroppo, la debolezza e la carenza della nostra società civile, a causa di quella endemica situazione che rende così anomalo il caso italiano. Infatti, nei paesi anglosassoni, veri esempi di ‘società aperta’, si è sempre compresa l’importanza dell’utilizzo, in periodi di transizione, di quelle istituzioni-guida, capaci di sancire ‘valori’, i soli validi deterrenti contro totalitarismi e fondamentalismi, e in tale compito, bisogna riconoscere che la Gran Bretagna è stata indiscutibile maestra.
Nella società britannica, almeno nei primi tre quarti di questo secolo, esistevano non solo un diritto civile e uno Stato di diritto, ma anche istituzioni-guida capaci di sancire valori e quindi del tutto pre-moderne; esse rappresentavano le istituzioni di un’élite con limitata influenza sulla maggioranza. E Istituzione-guida andrebbe considerata, a nostro parere, anche la Libera Muratoria, che, nella sua forma moderna, proprio in Inghilterra ha avuto origine, dimostrando come, soltanto nel pluralismo della società aperta, si può manifestare quel ‘caos creativo’, produttivo della creatività del gruppo o del singolo, che difende sia dalle pretese totalitarie delle minoranze rivoluzionarie sia dalle maggioranze arroganti.
Lei ha dedicato molti studi e scritti al concetto di fratellanza. Come si traduce questo principio nella pratica quotidiana, soprattutto in un momento storico caratterizzato da forti tensioni sociali e geopolitiche internazionali?
Per comprendere il significato autentico della Fratellanza in una prospettiva iniziatica — e, più specificamente, massonica — è necessario prendere le distanze dalle interpretazioni convenzionali e spesso riduttive che il linguaggio comune attribuisce a questo termine. A tale scopo, nei miei scritti ho fatto riferimento a un concetto fondamentale elaborato da uno dei maggiori esponenti dell’Accademia Platonica di Firenze, Marsilio Ficino: la nozione di Amore Platonico. Nel quadro del Neoplatonismo rinascimentale, la filosofia di Platone fu reinterpretata come una forma di teologia poetica capace di coniugare ragione, mito e contemplazione. Attraverso i suoi simboli e le sue narrazioni, essa offrì le basi culturali per una rinascita dell’antico sapere, ponendo al centro temi quali l’amore, la bellezza e il rapporto tra il mondo sensibile e la dimensione spirituale. Come ha osservato Eugenio Garin, tali motivi non esprimevano soltanto una concezione estetica del cosmo, ma rappresentavano anche il segno della presenza del Divino nell’intera realtà e dell’unità profonda che lega tutti i livelli dell’essere. Profondamente influenzato da questa visione, Ficino definì “Amore Platonico” quel particolare vincolo spirituale che unisce persone accomunate dalla medesima tensione contemplativa e dalla ricerca di un ideale superiore. Si tratta certamente di un’esperienza interiore e personale, ma al tempo stesso di una forma di comunione che nasce dalla naturale affinità tra individui orientati verso gli stessi valori e la medesima aspirazione spirituale. È un’amicizia fondata non sull’utilità o sull’interesse, bensì sulla condivisione di un cammino e di una visione del mondo.
Può specificare meglio?
A mio avviso, è proprio in questa concezione che può essere colto il significato più profondo della Fratellanza massonica. Essa non rappresenta semplicemente un rapporto associativo o una solidarietà formale tra appartenenti alla medesima istituzione, ma un legame spirituale tra individui che si riconoscono reciprocamente come compagni di un comune percorso iniziatico. I “Fratelli” sono tali perché partecipano di una medesima ricerca e condividono un’identica aspirazione alla conoscenza e al perfezionamento interiore. La Fratellanza, dunque, si fonda su quella forma di amore che Ficino descriveva come ‘amore intellettuale tra amici’: un vincolo che trascende gli interessi contingenti e che, nel contesto massonico, diviene il principio unificante di una comunità iniziatica. È questo sentimento, insieme spirituale e intellettuale, che consente a uomini diversi per origine, cultura e condizione sociale di riconoscersi parte di una medesima realtà e di un comune ideale.
In cosa consiste, quindi, la Fratellanza massonica?
Ficino è stato il primo a ricorrere all’espressione “amor platonico” o “socratico”, trovando ispirazione nella teoria dell’a- more presente nel Simposio e nel Fedro. Alcune volte Ficino associa l’amore divino alla carità cristiana e all’amicizia, che si differenziano ovviamente dall’amore sensuale. Quindi, col nome di amor socraticus o verus amor (“vero amore”) Ficino sostanzialmente intendeva un modello d’amore profondo ed altamente spiritualizzato fra due uomini, legati da vincoli di comune amore per il sapere, un amore acceso, seguendo la formulazione di Platone, dalla visione della bellezza dell’anima dell’altro individuo, bellezza che è specchio della bellezza di Dio. La bellezza quindi è sia lo strumento che l’oggetto dell’a- more, il suo scopo è farsi portavoce dell’Uno. Questa dinamica è espressa da Platone nel Simposio, dialogo nel quale il filosofo greco dà appunto un’interpretazione spirituale dell’amore ben diversa dal concetto poi nel tempo banalmente volgarizzato. Anche nell’interpretazione di Ficino, il concetto della bellezza non si riferisce semplicemente e riduttivamente ai corpi umani, e per questo motivo, infatti, egli distingue tre specie di bellezza: quella dei corpi, dei suoni e delle anime.
Se la bellezza delle singole cose è vista come una ‘emanazione’ del Divino, ogni volta che l’uomo si rivolge ‘con amore’ verso un oggetto dotato di bellezza si rivolge inevitabilmente, e a volte inconsapevolmente, a Dio. Ma, a causa dell’inquietudine tipica dell’anima umana, l’amore spesso non si soddisfa nel solo godimento di un determinato oggetto, ed è spinto da tale inquietudine sempre avanti, arrivando a placarsi soltanto nel momento in cui giunge alla contemplazione di Dio, che è suo vero e proprio fine e oggetto. Questa dinamica evidenzia e rappresenta l’aspetto più importante di tutta la dottrina ficiniana e, mutatis mutandis, di quella liberomuratoria: cercare di ottenere un rapporto diretto e originario dell’anima amante con Dio. L’amore verso una persona, l’amicizia – e nel nostro caso l’amore platonico all’interno della comunità di veri Iniziati – per Ficino è prodromica e preparatoria dell’amore verso Dio, che costituisce il fine reale del desiderio umano.
E nella pratica iniziatica cosa significa?
Per questi motivi la ‘teoria dell’amore’ non può che esercitare nel pensiero ficiniano una funzione fondamentale, essa infatti è il principale strumento tramite il quale l’umano può ricongiungersi col divino. Se sul piano ontologico la luce è la base unitaria dell’intero Universo, sul piano dell’universale processo teleologico l’amore rappresenta la forza che viene collegando il Tutto. La ‘via del ritorno’ viene così ad essere un vero e proprio processo amoroso, come sottolinea lo storico del pensiero rinasci- mentale Eugenio Garin: L’essenza del mondo, il moto animatore delle cose, la forza che tiene vivo e congiunge il tutto è amore vivificante, non formula geo- metrizzabile. Non è quindi la ragione quella che apre le porte del tempio dell’essere che è il tempio di Dio; è l’amore che congiunge il singolo con l’universale e lo fa, non già comprendere, ma consentire col ritmo delle cose. (Eugenio Garin, La Filosofia dell’Amore, in “Storia della Filosofia Italiana”, Vol. II, Torino, Einaudi, 1966, pag. 599).
Per Ficino filosofare è amor di Dio e, soprattutto, ritorno a Dio, è un processo della vita spirituale in cui si raggiunge la comunione con il Divino nel momento della contemplazione suprema: non a caso, nel Rituale liberomuratorio Emulation, il candidato auspica di “arrivare al cospetto del Trono di Dio.” Per poter vedere Dio bisogna salire i gradi di un’ascesa (simboleggiata nella ritualità massonica dalla Scala di Giacobbe), che è una riconquista e una rigenerazione interiore, una “rinascita”. Per tale motivo nel filosofare ficiniano si evidenzia in maniera preponderante un chiaro invito a vedere con gli occhi dell’anima le cose, una spinta a tuffarsi nelle profondità di sé stessi, perché nella luce interiore tutto il mondo si faccia più chiaro. (Eugenio Garin, Medioevo e Rinascimento, Bari, Laterza, 1998, pag. 283).
Qual è la sua posizione sulla trasparenza dei propri membri e sul rapporto tra l’appartenenza all’ordine e le cariche pubbliche?
All’estero ci sono moltissimi Liberi muratori che ricoprono ruoli apicali nella politica e nell’amministrazione pubblica dei loro Paesi, non vedo perché ciò non debba accadere anche in Italia, essendo la trasparenza delle istituzioni massoniche regolari in Italia (siti internet, riviste ufficiali, case massoniche spesso addirittura aperte al pubblico) totale. Le restrizioni presenti in Italia rappresentano quindi non solo un’anomalia e una violazione dei più normali diritti di associazione, ma una conferma della teoria espressa in una delle domande precedenti.

