di Fabio Massa
Le disdette stanno arrivando, e stanno causando apprensione. Una di queste l’hanno ricevuta la suorine di Nocetum, nella Cascina Corte San Giacomo, nella zona sud di Milano. Si occupano di donne in situazione di disagio e fragilità sociale e i loro bambini. In mezzo ai campi, rinasce la speranza. Anche in cucina, dove vengono reinserite donne svantaggiate. Poi c’è don Rigoldi e il suo Barrio’s: non c’è bisogno di presentazioni. In periferia, rinasce la speranza. Anche a don Rigoldi, se non è stato notificata, lo sarà nei prossimi giorni. Disdetta. Portofranco occupa 1400 metri quadri in viale Papiniano. Centinaia di volontari offrono ripetizioni agli studenti che non ce la fanno. Anche loro, riceveranno la disdetta. Tutte le associazioni che usano stabili comunali, al termine del loro contratto (anzi, un anno prima), riceveranno la loro disdetta. “Non c’è da preoccuparsi, è un atto dovuto per legge. Non possiamo non mandarla: la legge ce lo impone – spiega ad Affaritaliani.it Milano l’assessore al Bilancio e al Demanio, Roberto Tasca – Siamo tenuti a comunicare un anno prima la disdetta e ad avviare la procedura”. Ecco, il vero problema non è la disdetta, ma la procedura. Argomento da spiegare, per Roberto Tasca, con dovizia di particolari. Argomento sul quale aprire anche un dibattito, visto che riguarderà (quasi) tutte le associazioni in città. E in quel quasi tra parentesi ci sono le eccezioni. “Iniziamo dalle eccezioni, che come tali sono assai ben chiarite e sono anche limitate – spiega Tasca – Laddove alcune associazioni dimostrino di avere una storia eccezionale dal punto di vista sociale, con risultati che possono essere ampiamente rendicontati e trasparenti, allora si può procedere senza fare alcuna gara alla riassegnazione, ma sempre a fronte di un meccanismo di scambio tra pubblica amministrazione e associazione”. In pratica, il meccanismo si basa su un rendiconto “sociale”: l’associazione fa qualcosa per la città, la città fa la sua parte per l’associazione. Fin qui, nulla di problematico. Ma queste sono le eccezioni. Come funziona la regola? “Iniziamo ad enunciare i principi generali dai quali ci muoviamo – spiega Roberto Tasca – Noi dobbiamo garantire la trasparenza nella gestione del patrimonio pubblico. La legge ci dice che dobbiamo anche valorizzare gli immobili pubblici. Dunque, abbiamo definito una procedura con gli uffici. Se gli immobili possono essere valorizzati allora vanno messi a gara. Se dopo due gare queste vanno deserte possono essere trasferiti per finalità sociali fuori mercato”. Ma non è finita, perché l’associazione che può accedere agli immobili fuori mercato, quindi a prezzi calmierati, deve comunque fare un bando per garantire il libero accesso di tutti a quelle strutture. Un percorso lungo, durante il quale però le associazioni possono rimanere al loro posto. Ma è anche un percorso che cambia radicalmente il modo in cui il Comune assegnava le proprie strutture: “Quando sono arrivato il settore era molto frammentato. Gli immobili venivano girati agli assessorati addirittura con determine, e poi si agiva in base a consuetudini. Questo non è giusto. Io mi sono opposto e abbiamo deciso che ogni bene, salvo eccezioni, torna al Demanio che avvia la procedura e rende tutto trasparente”. Inutile dire che i mal di pancia sono molti, e anche le obiezioni. Prima fra tutte, quella di rivoltare come un calzino rischiando di danneggiare anche realtà molto efficienti e preziose per la città. “Le decisioni sulle eccezioni saranno politiche e soprattutto chiare. Nessuno potrà dire che abbiamo favorito qualcuno o che non abbiamo dato a qualcuno pari opportunità nell’accesso a un immobile. E se c’è qualche irregolarità, verrà fuori”, spiega Tasca. E i centri sociali? “E’ ora che si vada verso la legalizzazione e la regolarizzazione, secondo me. Il percorso va condiviso, guardando al tema generale e anche alle caratteristiche precise, raccordandosi con chi è preposto alla sicurezza che come sappiamo sono il Prefetto e il Questore”. Ad ogni modo, è vicina una rivoluzione nel mondo del sociale a Milano. Come ogni rivoluzione potrebbe essere buona. Ma potrebbe anche lasciare qualcuno sul campo.

