Beppe Sala verso il Senato, da capolista del Partito democratico nel collegio di Milano. È lo scenario che potrebbe delinearsi per il futuro politico del sindaco, ormai vicino alla conclusione del secondo mandato a Palazzo Marino. Un’ipotesi che gli assegnerebbe anche un ruolo di riferimento per il Pd di Elly Schlein nel Nord Italia, portando il modello amministrativo milanese nelle province lombarde dove i democratici faticano maggiormente a competere con Lega e centrodestra. La prospettiva, secondo Repubblica, sembra prendere sempre più consistenza, anche alla luce del rapporto consolidato con Schlein. Sala, del resto, aveva già lasciato intendere di considerare naturale un approdo nel Pd: “Io mi sento del Pd. Fare il sindaco senza tessera di partito è stato anche un vantaggio, ma credo che una tessera la dovrò prendere se continuerò a fare politica”.
A incidere sui tempi potrebbe essere il calendario nazionale: eventuali elezioni politiche anticipate in primavera costringerebbero il sindaco a fare i conti con le norme sull’ineleggibilità e con la possibilità di lasciare Palazzo Marino prima della scadenza del mandato.
Sala difende la sua eredità urbanistica: “Ora servono proposte”
Mentre il futuro politico di Sala sembra orientarsi verso Roma, a Milano è già cominciata la discussione sulla sua eredità amministrativa. E il terreno di confronto più delicato è quello dell’urbanistica, sul quale diversi aspiranti candidati del centrosinistra hanno iniziato a prendere le distanze dalle scelte degli ultimi dieci anni. “Il tempo delle diagnosi è finito, ora bisogna fare delle proposte“, ha ammonito il sindaco intervenendo al forum della Rigenerazione urbana all’Adi Design Museum, come riporta il Corriere della Sera. Sala rivendica il lavoro svolto: “Il nostro lavoro è stato veramente all’insegna della rigenerazione”, ricordando la trasformazione di quartieri come Santa Giulia. Ma riconosce anche la necessità di ascoltare le critiche, senza rinnegare l’impostazione seguita dalle sue amministrazioni.
Un equilibrio che il Comune sta cercando anche nella variante parziale del Piano di governo del territorio, attesa in Consiglio comunale a metà novembre. Tra le misure previste, una stretta sulle costruzioni interne agli isolati, più posti a canone calmierato negli studentati e lo stop ai data center al Parco Nord. Al centro resta il problema delle abitazioni accessibili, da affrontare conciliando le esigenze dei cittadini con quelle degli operatori immobiliari.
Una partita che riguarda direttamente anche la vicesindaca Anna Scavuzzo, titolare della delega all’Urbanistica e possibile candidata alle primarie del centrosinistra. Come osserva Sala, quanto sarà approvato dalla giunta uscente “se lo ritroverà chi vincerà nel 2027“.
Majorino e Goisis, la discontinuità diventa un tema delle comunali
Proprio il giudizio sul modello urbanistico milanese rischia di diventare uno dei principali elementi di confronto nella scelta del candidato del centrosinistra. Pierfrancesco Majorino ha già sollevato il tema dell’eccessiva cementificazione, mentre Tommaso Goisis, candidato alle primarie, si è spinto oltre: “Per dieci anni Milano è stata il parco giochi dei fondi immobiliari speculativi“, ha dichiarato a Milano Quotidiano, proponendo tra l’altro 40mila nuove case pubbliche in affitto.
Si profila così un possibile paradosso politico: mentre il Pd nazionale pensa di valorizzare Sala come espressione di un modello amministrativo da esportare nel resto della Lombardia, proprio a Milano una parte del centrosinistra costruisce la propria proposta elettorale sulla necessità di correggere profondamente quel modello. Una contraddizione con cui dovranno confrontarsi tanto Schlein quanto gli aspiranti successori del sindaco.
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