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Siccità in Lombardia, situazione critica ma non c’è lo stato di crisi. L’acqua per il lago Maggiore arriva dalla Svizzera

Gli assessori Beduschi e Sertori: “Monitoraggio costante, ma non ci sono i presupposti tecnici e normativi per dichiarare l’emergenza”. Preoccupa soprattutto il comparto risicolo tra Pavese e Lomellina. Dal Lago di Lugano aumentano i rilasci verso il sistema del Ticino

Siccità in Lombardia, situazione critica ma non c’è lo stato di crisi. L’acqua per il lago Maggiore arriva dalla Svizzera

La siccità continua a preoccupare la Lombardia, ma al momento non ci sono le condizioni per dichiarare lo stato di crisi o di emergenza. A fare il punto sulla disponibilità della risorsa idrica sono gli assessori regionali Alessandro Beduschi, all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, e Massimo Sertori, agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo della risorsa idrica. Secondo Regione Lombardia, l’andamento delle precipitazioni nel corso del 2026 evidenzia una situazione di carenza idrica che richiede “attenzione costante, monitoraggio e una gestione particolarmente accurata della risorsa”. Il quadro, tuttavia, non avrebbe ancora raggiunto livelli tali da giustificare provvedimenti straordinari. “Allo stato attuale non ci sono i presupposti tecnici e normativi per la dichiarazione dello stato di crisi o dello stato di emergenza di rilievo nazionale”, spiegano Beduschi e Sertori.

Regione Lombardia: “Il sistema dei laghi e degli invasi continua a reggere”

Per arrivare a una dichiarazione di crisi, sottolineano gli assessori, dovrebbe emergere una compromissione oggettiva della disponibilità idrica insieme all’insufficienza degli strumenti ordinari di gestione. Condizioni che, secondo Palazzo Lombardia, oggi non si sono ancora verificate. A garantire una certa capacità di tenuta contribuiscono soprattutto i grandi laghi regolati e gli invasi alpini, oltre al coordinamento tra i diversi soggetti che gestiscono la risorsa. I dati dell’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici e dei sistemi regionali di monitoraggio descrivono quindi “una situazione certamente critica”, ma senza un’interruzione generalizzata degli utilizzi civili, agricoli o produttivi.

Risicoltura, preoccupano Pavese e Lomellina

Le maggiori incognite riguardano l’agricoltura. Le temperature elevate e le scarse precipitazioni stanno producendo conseguenze differenti nelle varie zone della Lombardia, con alcune criticità localizzate. “Al momento non registriamo un quadro di danni diffusi per estensione territoriale e irreversibili alle principali filiere lombarde, tale da configurare una crisi produttiva generalizzata”, afferma Beduschi. Tra i settori osservati con maggiore attenzione c’è però quello risicolo del Pavese e della Lomellina, particolarmente dipendente dalle derivazioni alimentate dal Lago Maggiore e dal sistema del Ticino. “È certamente una delle situazioni potenzialmente più preoccupanti”, riconosce l’assessore all’Agricoltura. Per capire se la situazione possa aggravarsi saranno decisive le prossime settimane.

Più acqua dal Lago di Lugano verso il Lago Maggiore

Proprio per sostenere il sistema idrico del Lago Maggiore e il comparto risicolo a valle è stato deciso un aumento dei rilasci dal Lago di Lugano, il Ceresio. L’erogazione a Ponte Tresa passerà da 3 a 8 metri cubi al secondo. Poiché i due bacini sono collegati, gran parte dell’acqua aggiuntiva finirà nel Lago Maggiore, contribuendo a sostenere successivamente le disponibilità del Ticino. La misura è stata concordata nel corso della riunione dell’Organismo Bilaterale italo-elvetico di Consultazione sulla regolazione dei livelli del Lago Maggiore e sulla gestione delle risorse idriche del bacino, convocata d’urgenza dal ministero sulla base delle analisi dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Po. La delegazione italiana, composta dal ministero e dalle Regioni Lombardia e Piemonte, ha accolto favorevolmente la proposta avanzata dalla parte svizzera. L’incremento dei rilasci dovrebbe diventare operativo già nella giornata di mercoledì 12 agosto.

Danni alle aziende agricole, gli strumenti per gli indennizzi

Per le singole aziende agricole che abbiano già subito danni significativi, Regione ricorda la possibilità di ricorrere agli strumenti nazionali di sostegno. Tra questi c’è AgriCat, il fondo mutualistico nazionale rivolto alle aziende agricole che percepiscono pagamenti diretti della Politica agricola comune, oltre al Fondo di Solidarietà Nazionale previsto dal decreto legislativo 102 del 2004. L’obiettivo, sottolinea Palazzo Lombardia, è intervenire sui danni effettivamente registrati dalle aziende senza ricorrere, almeno per ora, a una dichiarazione generale dello stato di crisi. La partita resta però aperta: l’andamento delle temperature, delle precipitazioni e dei livelli dei bacini nelle prossime settimane sarà decisivo per capire se la situazione possa restare sotto controllo o richiedere misure più incisive.