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Stanzione (Cgil): “Moda a tinte fosche”

Moda, export in calo del 23,3% in tre anni e più ore di cassa integrazione: i dati di Camera di Commercio e INPS fotografano le difficoltà del sistema produttivo milanese alla vigilia della Fashion Week

Stanzione (Cgil): “Moda a tinte fosche”

IMPRESE-LAVORO.COM – Milano — Il Dipartimento Mercato del Lavoro della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano ha elaborato i dati più recenti su Camera di Commercio, INPS e commercio estero, restituendo l’immagine di un territorio attraversato da cambiamenti strutturali profondi, a partire dal settore moda fino al ricorso crescente agli ammortizzatori sociali. Il sistema moda perde un quarto dell’export in tre anni. Brutte notizie alle porte della Fashion Week. I dati elaborati dalla Camera di Commercio di Milano mostrano che l’export del sistema moda milanese (tessile, abbigliamento e pelletteria) è passato da oltre 3 miliardi di euro nel primo trimestre 2023 a meno di 2,3 miliardi nello stesso trimestre del 2026, con una contrazione del 23,3%. A pesare sono il calo della domanda internazionale, le tensioni del commercio mondiale e i nuovi ostacoli agli scambi, mentre l’import resta sostanzialmente stabile, segno dell’ingresso di nuovi competitor produttivi sempre più rilevanti. Sul fronte occupazionale, i dati INPS 2017-2025 evidenziano una redistribuzione degli addetti dal tessile verso l’abbigliamento: il numero di lavoratori del tessile cala del 22,5%, mentre cresce del 28,2% nell’abbigliamento e del 5,6% nella pelletteria. Parallelamente, le imprese calano in tutti i comparti (tessile -23,3%, abbigliamento -19,7%, pelle -17%), mentre la dimensione media d’impresa è raddoppiata in un solo anno, passando da 10 a 20 dipendenti nel 2023: un chiaro segnale di concentrazione del settore.

Per portare al centro del dibattito le persone che lavorano nella filiera, FILCTEM e FILCAMS CGIL Milano hanno lanciato lo scorso 17 luglio la campagna “Made by People – Chi la moda la fa”, per raccontare gli effetti concreti della trasformazione del settore: dalla crisi dei terzisti e degli artigiani storici, colpiti da ammortizzatori sociali e licenziamenti collettivi, fino alle riorganizzazioni nei grandi brand, con riduzione degli organici, dimissioni indotte e peggioramento delle condizioni di lavoro anche nel retail, dove cresce la pressione commerciale a fronte di organici sempre più ridotti. Il secondo trimestre 2026 registra un incremento significativo delle ore di Cassa Integrazione Guadagni autorizzate nella città metropolitana di Milano, con il 60% dell’intervento straordinario dell’intero semestre assorbito nel solo mese di giugno. La distribuzione settoriale conferma la manifattura come principale utilizzatrice (il comparto metalmeccanico da solo pesa per il 52% delle ore autorizzate nel trimestre), ma segnala anche due novità rilevanti: la crescita del commercio, in particolare all’ingrosso — un fenomeno inedito per il panorama milanese — e la conferma delle difficoltà della logistica. A prevalere è sempre più la causale “crisi e riorganizzazione”, che erode il ricorso ai contratti di solidarietà, ormai stabilmente sotto il 50% delle ore di CIGS autorizzate. “I dati restituiscono una realtà a tinte fosche, ancora poco rappresentata nel dibattito pubblico nazionale e locale, ma ben presente tra le lavoratrici e i lavoratori”, sottolinea il segretario generale Cgil Milano, Luca Stanzione. “Gli effetti si ripercuotono sulle prospettive della domanda interna e sulla crescita complessiva dell’economia milanese. Serve avere una politica economica che restituisca alla città e al paese una prospettiva di crescita. Servono politiche industriali e una contrattazione capace di accompagnare queste trasformazioni, tutelando le persone e valorizzando competenze e professionalità costruite nel tempo.”