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Milano
Tutti in corsa per il sindaco di Milano. Ecco i nomi. Inside

di Fabio Massa

Una partita infinita. Complicatissima. Con tanti se. Eppure, quella per il primo cittadino di Milano, si sta già iniziando a giocare. Sottotraccia, aspettando le mosse dei protagonisti. Ma si sta già giocando. Ecco la ricognizione di Affari su chi s’offre, soffre, offre…

CENTROSINISTRA/ Per adesso il pallino è in mano a Giuliano Pisapia. Non si ricandida, e questo pare ormai proprio scontato. C’è chi dice che lo annuncerà entro il primo maggio, chi invece dice che arriverà appena dopo. Certo è che neppure le mini-vacanze rigeneranti paiono avergli fatto cambiare idea: lascia la poltrona di primo cittadino dopo un mandato. Che cosa farà? Non si sa, anche se la sua preferenza per un successore la esprimerà sicuramente. Via Giuliano Pisapia (sempre che, come dicono gli amici intimi “non lo facciano arrabbiare, così resta”), il futuro per il centrosinistra è pieno di… primarie. Il Partito Democratico locale ha sempre detto di voler candidare un proprio uomo. Niente società civile. Eppure l’arrivo di Francesco Micheli nel cda della Scala ha un senso politico importante. L’ha voluto direttamente Matteo Renzi, che avrebbe voluto facesse anche il vicepresidente. Alla fine, invece, con grande scorno del premier, l’ha spuntata Carluccio Sangalli, il potente presidente di Confcommercio che ha imposto Bruno Ermolli. Micheli non è un uomo di partito, ma è persona che conta nei salotti buoni, e soprattutto piace moltissimo all’ex sindaco di Firenze. Nel Pd milanese, tuttavia, non lo si considera affatto come un candidato spendibile, se non in un’ottica di “transizione”. Tradotto: candidato per essere bruciato. Poi c’è Lele Fiano, che per adesso sta entrando Papa in conclave, sperando di uscire alla stessa maniera. Fiano, come spiegano i bene informati, “è uno dei tre parlamentari che a Roma conta davvero”. Non va spesso in tv, ma Renzi l’ha voluto fortissimamente a capo della Commissione Affari Costituzionali, laddove passa gran parte della politica del premier. Che “Lele” voglia fare il sindaco e che ne abbia le caratteristiche non c’è dubbio: è uomo di partito, gradito ai vertici locali e nazionali, è di Area Democratica (praticamente quasi fusa con i renziani), è antifascista, ha le relazioni che contano. A livello di conoscibilità nella città c’è molto da migliorare, ma a questo servono le campagne elettorali. Poi c’è Umberto Ambrosoli, che si vorrebbe fare un secondo giro dopo quello delle Regionali. Ad appoggiarlo gli arancioni, o la loro versione 2.0. Lucia Castellano, ovviamente, anche se con la collega consigliere regionale qualche problemino c’è stato in questi mesi, e Franco D’Alfonso, l’assessore al Commercio che guida un gruppo di imprenditori, intellettuali, vip e persone comuni. Finita? Macché. Perché in lizza ci sarà sicuramente Pierfrancesco Majorino, l’assessore al Welfare. Aspira a fare il sindaco, con un’impostazione più “di sinistra”, anche se il suo mantra è “il futuro sindaco è Pisapia” oppure, in alternativa “il mio candidato è Pisapia”. Tra l’altro l’attuale sindaco potrebbe anche dargli la benedizione, visto che pare sia il più vicino interprete di quella coalizione che oggi esiste e domani chissà. Anzi, si vocifera che dalle parti di Sel potrebbe essere presa in considerazione addirittura l’ipotesi di andare su di lui durante le primarie. Un endorsement forte che, malgrado lo scarso peso del partito a livello nazionale, a livello locale, e soprattutto nelle primarie, potrebbe fare la differenza.

CENTRODESTRA/ Tutto ruota intorno al risultato delle regionali e del Veneto in particolare. Perché tutto ruota intorno alla Lega Nord e al suo leader, Matteo Salvini, che proprio sul Veneto si gioca buona parte della propria credibilità e del proprio consenso. Insomma, potrebbe essere lo zenith oppure l’inizio del declino per l’ex consigliere comunale di Milano diventato segretario del Carroccio. Se in Veneto Luca Zaia ce la farà, allora Matteo Salvini sarà proiettato sul livello nazionale e cercherà di fare leader non passando da Milano. E quindi la piazza sotto la Madonnina sarà a disposizione di altre candidature. Se invece il Veneto andrà male, anche Matteo Salvini dovrà rivedere i propri disegni e potrebbe scegliere di rilanciarsi su Milano. In questo caso, la sua candidatura “sterilizzerebbe” il campo da chiunque altro, soprattutto in caso di accordo con Silvio Berlusconi. Viceversa, se non sarà così, già si scaldano politici e soprattutto imprenditori. E’ cosa certa infatti che persone vicine al vertice del partito abbiano iniziato il sondaggio di alcune persone particolarmente rappresentative in città. Una di queste, come aveva rivelato Affaritaliani.it, è Gianfelice Rocca, capo di Assolombarda. Nel suo caso, però, pare possa prendere a brevissimo il posto di Giorgio Squinzi, che potrebbe essere vicino al ritiro per motivi non legati a Confindustria. Un altro “sondato” è stato Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil-ANCE e della Triennale, dove nel giro di un anno ha operato una grande risistemazione dei conti. Anche da lui, per ora, nessuna risposta. Anche perchè si tratta di sondaggi e non di candidature. Poi c’è Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera. Pare che al numero uno di via Solferino l’idea di fare il sindaco non dispiaccia affatto, anche se la coalizione giusta sarebbe quella di centro (sottolineando centro) con un po’ di sinistra. Tuttavia, i moderati possono trovarsi anche sul fronte opposto. Il problema, per De Bortoli, è che generalmente punta sul sicuro e non avrebbe nessuna voglia di imbarcarsi in una sfida quasi impossibile. Infine, ci sono i politici come Giulio Gallera, coordinatore cittadino di Forza Italia, sottosegretario in Regione Lombardia, che sarebbe una soluzione interna agli azzurri. Come una soluzione interna sarebbe stata quella di Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale per la quale si vociferò di un interessamento. Voci poi sparite, e che non stanno riemergendo. C’è anche l’opzione Stefano D’Ambruoso. Ex magistrato, già uomo del Time, avrebbe un profilo molto buono se non fosse in parlamento con Scelta Civica. Una nota sul curriculum che fa storcere il naso alla Lega Nord. Lega Nord che, in caso di sconfitta in Veneto, prepara già la notte dei lunghi coltelli. A partire dal Consiglio regionale lombardo, dove i “tosiani” ci sono eccome, seppur molto discreti…

@FabioAMassa

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