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Milano
LA RISPOSTA DELL'ASSESSORE MAJORINO/

Sui beni non c'è nessun passo indietro. Sono diventati parte integrante della nostra politica sociale e finalmente la città si è accorta della loro esistenza. La questione riguarda semplicemente i beni gravati da ipoteche. Lo stato può e deve intervenire per 'ripulirle'. Tutto qua

Il Comune di Milano dice "ni" ai beni confiscati dalla mafia. Qualora infatti i beni confiscati alle mafie siano gravati da ipoteche, il Comune di Milano non intende infatti farsene carico (fonte, Corriere della Sera di ieri).
Eppure i dati dovrebbero fare riflettere sulla pericolosità, sociale e culturale, di un messaggio del genere: Milano ha acquisito infatti (ben) 118 unità immobiliari in conseguenza di confische inflitte a mafiosi. Di queste, 48 hanno iscritte ipoteche risalenti al periodo precedente alla confisca. Alcune concluse in mala fede, grazie alla collusione di funzionari di banca compiacenti, che perciò possono essere invalidate dal giudice, mentre altre di difficile annullamento. In questo caso, il Comune di Milano afferma di non volersene occupare, per evitare di accollarsi spese troppo ingenti.
Sinceramente una reazione così da una giunta guidata da una coalizione politica che da sempre rivendica una supremazia culturale in materia di lotta alle mafie è inspiegabile e contradditoria.
Comprendiamo le difficoltà economiche, ma su temi delicati come questi bisogna stare molto attenti ai messaggi che si veicolano all'opinione pubblica e ai delinquenti: noi crediamo che l'approccio al tema della gestione dei beni confiscati alle mafie, proprio perché siamo ben consapevoli delle notevoli difficoltà che comporta, debba sempre essere di natura costruttiva e punti a coinvolgere il maggior numero di soggetti per trovare una soluzione che consenta di dare il segnale di cui il territorio necessita, che non può essere equivocabile: l'amministrazione locale è presente e non intende - a costo di grandi sacrifici - indietreggiare di un millimetro sulla lotta al malaffare.
Le ricette ci sono; sicuramente perfettibili ma almeno un punto concreto di inizio.
Noi repubblicani milanesi ne abbiamo fatto un punto fondamentale della nostra azione politica, predisponendo anche una proposta articolata e formale in occasione delle recenti elezioni regionali.
Iniziamo a creare delle figure professionali - che abbiano capacità manageriali e giuridiche  - che possano occuparsi della gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata per farli fruttare dall'inizio. Ci sono tanti giovani che faticano a trovare sbocchi nel mondo del lavoro che, di fronte a un percorso di studi e formazione professionale specifico sul tema, sarebbero pronti ad accettare con entusiasmo anche grandi sacrifici.
Vanno poi coinvolti gli istituti di credito favore dei quali le ipoteche sono iscritte, per convincerli a modificare le condizioni dei gravami reali; del resto, anche loro hanno interesse a non trovarsi immobili fatiscenti e inutili tra i propri beni.
Ci vuole tanta fatica e pure audacia, non equivoci lamenti. Ma la lotta alla mafia non è mai stata una passeggiata.

Di Guido Camera (Avvocato del Foro di Milano) e Franco De Angelis (Assessore Provincia di Milano allo sviluppo del territorio)

Tags:
mafiapisapiaimmobili







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