La prima assoluzione nel vasto fronte giudiziario sull’urbanistica milanese è già diventata materia di confronto negli altri fascicoli aperti dalla Procura. Il verdetto pronunciato sul caso Torre Milano, con il proscioglimento di tutti gli imputati perché “il fatto non costituisce reato”, è stato richiamato durante l’udienza preliminare relativa al progetto Hidden Garden, nell’area di piazza Aspromonte. Come riferisce Ansa, al centro della discussione sono tornati i concetti di “buona fede” e di prassi amministrativa, considerati decisivi nella sentenza sulla torre di via Stresa e ora utilizzati dalle difese per sostenere l’assenza di responsabilità penali anche in questo procedimento.
Il progetto Hidden Garden e le accuse della Procura
L’indagine sul complesso di piazza Aspromonte rappresenta uno dei primi filoni aperti, quasi quattro anni fa, dalla pm Marina Petruzzella. Secondo l’impostazione accusatoria, un edificio di tre piani e una villetta sarebbero stati demoliti per lasciare spazio a un palazzo di sette piani, realizzato all’interno di quello che la Procura considera un cortile. Sono 26 le persone coinvolte nell’udienza preliminare davanti alla gup Maria Beatrice Parati. Le contestazioni formulate a vario titolo comprendono lottizzazione abusiva, abuso edilizio, falso e corruzione. La giudice dovrebbe decidere entro la fine di luglio se disporre il rinvio a giudizio o il proscioglimento degli imputati.
Le parti civili: “La buona fede non esclude le responsabilità”
Nel corso dell’udienza ha preso la parola l’avvocata Veronica Dini, che rappresenta le parti civili. Tra queste figurano 24 cittadini milanesi che, attraverso un’azione popolare, hanno ottenuto di costituirsi nel procedimento in sostituzione dell’amministrazione comunale. Il Comune di Milano è indicato come persona offesa nei diversi procedimenti sull’urbanistica, ma finora non si è costituito parte civile. Al gruppo dei cittadini si aggiungono alcuni residenti della zona, per un totale di circa quaranta persone. La legale ha contestato la ricostruzione fondata sulla buona fede degli imputati e ha chiesto che tutti vengano mandati a processo.
Le difese richiamano le assoluzioni della Torre Milano
Di segno opposto gli interventi delle difese del costruttore Andrea Bezziccheri e di Paolo Mazzoleni, attuale assessore all’Urbanistica del Comune di Torino e indicato dall’accusa, nella veste di architetto coinvolto nell’operazione, come il “dominus dell’intera operazione”. I legali hanno chiesto il proscioglimento dei loro assistiti, attribuendo particolare rilievo alla sentenza pronunciata due giorni prima sul progetto Torre Milano. Quel verdetto, secondo le difese, confermerebbe come le pratiche edilizie contestate siano state portate avanti seguendo interpretazioni e procedure consolidate negli uffici comunali, senza la consapevolezza di violare la legge.
Il confronto proseguirà il 23 giugno, quando sarà il turno degli altri avvocati difensori. La decisione sul rinvio a giudizio è attesa per la fine di luglio e sarà uno dei primi banchi di prova per verificare quanto le motivazioni delle assoluzioni sulla Torre Milano potranno incidere sugli altri procedimenti urbanistici ancora aperti.

