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Urbanistica Milano, due sentenze di segno opposto: via libera a Brera, stop alla terza torre vicino alle Park Towers

La Cassazione respinge il ricorso della Procura sul sequestro di Unico-Brera, mentre il Tar conferma lo stop a un nuovo grattacielo a Crescenzago. Due decisioni differenti che fotografano l’incertezza dell’urbanistica milanese

Urbanistica Milano, due sentenze di segno opposto: via libera a Brera, stop alla terza torre vicino alle Park Towers
Park Towers Milano

Due decisioni giudiziarie di segno opposto riaccendono il dibattito sull’urbanistica milanese. Da una parte, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Milano contro il dissequestro della torre residenziale Unico-Brera, riconoscendo così la validità della decisione del Tribunale del Riesame. Dall’altra, il Tar della Lombardia ha respinto il ricorso dei proprietari di un’area dismessa a Crescenzago, confermando lo stop del Comune alla realizzazione di un nuovo grattacielo di 22 piani, a poca distanza dalle Park Towers.

Due vicende distinte, è bene chiarirlo. E con pronunciamenti da organi giudiziari diversi. Ma che ripropongo il tema delle incertezze normative e interpretative che da tempo attraversano il settore edilizio milanese. Nel primo caso, prevale la tutela di chi ha costruito affidandosi alle prassi amministrative consolidate; nel secondo, viene riconosciuta la legittimità della stretta urbanistica introdotta da Palazzo Marino nel 2024, proprio in risposta alle indagini della magistratura. Il risultato è un quadro nel quale le decisioni giudiziarie, pur riferendosi a situazioni differenti, sembrano indicare direzioni opposte.

Unico-Brera, la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della Procura

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura di Milano contro la decisione con cui, lo scorso gennaio, il Tribunale del Riesame aveva annullato il sequestro preventivo della torre residenziale Unico-Brera, in costruzione in via Anfiteatro, nel cuore del centro storico milanese. Il cantiere, dove il gruppo Rusconi sta realizzando l’edificio, era stato sequestrato nel dicembre 2025 su ordinanza del gip, nell’ambito di uno dei filoni d’inchiesta sulla gestione urbanistica della città. L’indagine coinvolge 27 persone, accusate a vario titolo di abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso. Il Tribunale del Riesame aveva successivamente accolto il ricorso delle difese, tra cui gli avvocati Federico Papa e Michele Bencini, disponendo il dissequestro del cantiere.

Il collegio giudicante, composto da Galli, Amicone e Nosenzo, aveva riconosciuto la “buona fede” dei costruttori, che per ottenere il titolo edilizio si erano affidati alla prassi comunale e alla giurisprudenza consolidata almeno fino al 2023. Un’impostazione analoga a quella emersa nella prima sentenza sulle inchieste urbanistiche milanesi, pronunciata a giugno nel processo sulla Torre Milano, conclusosi con l’assoluzione di tutti gli imputati, compresi funzionari, dirigenti comunali e progettista.

Le difese: “Il settore urbanistico ha un disperato bisogno di certezze”

Soddisfazione è stata espressa dai legali della società. “Siamo ovviamente felici e soddisfatti”, ha dichiarato l’avvocato Federico Papa, sottolineando come l’inammissibilità del ricorso della Procura, sostenuta anche nelle memorie difensive, contribuisca a riportare “un po’ di equilibrio e serenità nel mondo dell’urbanistica, che ha un disperato bisogno di certezze”.

Secondo il legale, continuare a disporre sequestri nonostante la presenza di titoli edilizi ritenuti legittimi e di pronunce favorevoli della giustizia amministrativa rischia di produrre “il caos assoluto”, con conseguenze non soltanto per le imprese costruttrici, ma anche per gli acquirenti che si impegnano economicamente attraverso finanziamenti pluriennali. Sulla stessa linea l’avvocato Michele Bencini: “Siamo felici che la Corte di Cassazione abbia condiviso la nostra impostazione sull’inammissibilità del ricorso della Procura, così mettendo fine a un’ingiustizia”. Il legale ha inoltre richiamato la sentenza pronunciata dal Tribunale di Milano a giugno, sostenendo che “nessun rimprovero può essere mosso a chi ha seguito le regole, in questo caso addirittura con l’approvazione del Tar e del Consiglio di Stato”.

Crescenzago, il Tar conferma lo stop alla terza torre vicino alle Park Towers

Di segno diverso la decisione del Tribunale amministrativo regionale sul progetto di un nuovo grattacielo di 22 piani a Crescenzago, previsto nell’area dell’ex stabilimento Matic Plast, tra via Sangro e via Ruggeri, nei pressi del parco Lambro. L’edificio avrebbe dovuto sorgere a poca distanza dalle Park Towers, le due torri residenziali alte rispettivamente 59 e 81 metri finite al centro di una delle prime inchieste della Procura di Milano sull’urbanistica. Il Tar ha respinto il ricorso dei proprietari dell’area dismessa, ritenendo legittimo il provvedimento con cui la Direzione Rigenerazione urbana del Comune aveva bloccato il progetto. La vicenda risale al 2021, quando la Matic Plast Milano srl, dopo aver trasferito altrove la propria attività produttiva, aveva avviato la cessione del complesso immobiliare di via Crescenzago 99 alla società Ruggeri R.E. srl. L’operazione era subordinata all’autorizzazione comunale per la riqualificazione dell’area. Il progetto prevedeva la demolizione degli edifici produttivi esistenti e la costruzione di un complesso residenziale di 7.618,80 metri quadrati di superficie lorda, oltre alla destinazione a uso pubblico di un’area verde attrezzata di 1.515,40 metri quadrati, secondo le prescrizioni della Commissione Paesaggio. Dopo gli esiti favorevoli dell’istruttoria preliminare e il deposito dello schema di convenzione integrativo del permesso di costruire, era stato perfezionato il passaggio di proprietà.

La stretta del Comune e la bocciatura del progetto

A modificare il quadro è stata la svolta urbanistica introdotta da Palazzo Marino nel 2024, con la delibera di Giunta numero 199, seguita dalle disposizioni di servizio 3 e 4 e dalla successiva delibera numero 552 del 2025. Le nuove indicazioni stabiliscono che, per gli edifici di altezza superiore a 25 metri e/o con una densità fondiaria di 3 metri cubi per metro quadrato, eventuali scostamenti dalle norme morfologiche del Piano di governo del territorio debbano essere valutati attraverso procedimenti di pianificazione attuativa.

Nel luglio 2025, riesaminando la pratica di via Crescenzago, gli uffici comunali hanno quindi qualificato l’intervento come “nuova costruzione” non conforme alle norme morfologiche del Pgt, bloccando la richiesta di permesso di costruire convenzionato. Una decisione contestata dalla società Ruggeri, ma confermata dal Tar. Il collegio presieduto da Gabriele Nunziata ha ritenuto che la stretta del Comune rientri “in un’ottica di cautela e autotutela, al fine di garantire la legittimità e la correttezza dell’azione amministrativa in un contesto di oggettiva incertezza interpretativa”. I giudici hanno inoltre precisato che “non si tratta di una supina adesione a tesi accusatorie, ma di una presa d’atto responsabile di un potenziale contrasto tra le prassi seguite e l’interpretazione delle norme propugnata dall’autorità giudiziaria”. Per il momento, dunque, il progetto della terza torre resta fermo.

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