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Urbanistica Milano, nuova condanna del Tar al Comune sul “blocco dei cantieri”: 60 giorni per decidere

Accolto il ricorso di Setha Brenta per un intervento in viale Brenta. I giudici contestano il “silenzio-inadempimento” di Palazzo Marino: senza una risposta potrà essere nominato un commissario ad acta

Urbanistica Milano, nuova condanna del Tar al Comune sul “blocco dei cantieri”: 60 giorni per decidere
Palazzo Marino Comune Milano

Nuova pronuncia del Tar della Lombardia contro il Comune di Milano sul cosiddetto “blocco dei cantieri”. Come riferisce LaPresse, i giudici amministrativi hanno accolto il ricorso della società Setha Brenta srl, intenzionata a realizzare un nuovo intervento immobiliare in viale Brenta 34, nella zona di corso Lodi, attraverso un permesso di costruire convenzionato. Palazzo Marino avrà ora 60 giorni di tempo per pronunciarsi sulla pratica. In caso contrario, il Tribunale amministrativo potrà nominare un “commissario ad acta” incaricato di intervenire al posto dell’amministrazione ritenuta inadempiente.

Si tratta della seconda decisione di questo tipo nel giro di poche settimane. Il Tar ha infatti dichiarato illegittimi il “silenzio-inadempimento” e l’”inerzia” dell’amministrazione comunale rispetto alla richiesta presentata dall’operatore.

Viale Brenta, la pratica edilizia ferma negli uffici di Palazzo Marino

La vicenda risale al dicembre 2025, quando il Comune aveva comunicato alla società l’interruzione dei termini per il rilascio del titolo edilizio, contestando l’assenza della convenzione urbanistica. Si tratta dell’atto che disciplina, tra gli altri aspetti, la cessione gratuita di aree, la realizzazione delle opere di urbanizzazione a carico del privato, le caratteristiche degli edifici e l’eventuale presenza di edilizia residenziale sociale. La convenzione deve essere approvata dal Consiglio comunale o dalla Giunta.

A febbraio Setha Brenta, assistita dagli avvocati Fabio Todarello e Francesco Schiano di Cola, aveva diffidato Palazzo Marino e gli uffici tecnici competenti a proseguire l’istruttoria e a trasmettere alla Giunta lo schema di convenzione. Non avendo ricevuto risposta, la società si era quindi rivolta al Tar.

Il Tar rompe lo stallo: “Il Comune deve decidere entro 60 giorni”

Secondo i giudici della seconda sezione del Tar della Lombardia, quella determinatasi sulla pratica rappresenta una “stasi procedimentale” illegittima. L’amministrazione ha infatti l’obbligo di pronunciarsi sul progetto, positivamente o negativamente, motivando la propria decisione, e non può rinviare la conclusione dell’iter a “tempo indeterminato”.

La decisione, contenuta in un provvedimento di 13 pagine definito ad agosto e notificato nei giorni scorsi, segue una sentenza analoga emessa poche settimane fa su un intervento immobiliare nell’area Lambrate-Città Studi. Anche in quel caso i giudici avevano imposto al Comune di fornire una risposta, positiva o negativa, mettendo fine allo “stato di inerzia”.

Pronunce che intervengono in una fase particolarmente delicata per l’urbanistica milanese, segnata dalle inchieste giudiziarie e dal rallentamento di numerosi procedimenti edilizi. Soddisfazione arriva dal mondo delle imprese. “Il Comune non è obbligato ad approvare un progetto, ma è obbligato a decidere entro tempi certi e con motivazioni chiare”, ha commentato Assimpredil Ance, sottolineando come la sentenza confermi un principio considerato fondamentale dagli operatori del settore.