Alpine chiude la produzione della A110 di seconda generazione e prepara a Dieppe la futura sportiva elettrica.
L’uscita dall’impianto di Dieppe dell’ultimo esemplare di Alpine A110 di seconda generazione segna molto più della fine di un ciclo produttivo: chiude la fase del rilancio moderno del marchio e apre quella, più complessa, della trasformazione elettrica. Per Alpine, brand sportivo del gruppo Renault, la A110 non è stata soltanto una coupé di nicchia, ma il modello che dal 2017 ha ricostruito credibilità industriale, immagine internazionale e presenza commerciale. Ora la stessa fabbrica normanna deve prepararsi alla sfida successiva: produrre la futura A110 elettrica, sviluppata sulla nuova Alpine Performance Platform.
Il dato industriale racconta bene il peso del modello. Dall’apertura dello stabilimento di Dieppe nel 1969 sono state assemblate 35.450 Alpine A110, di cui 28.701 unità appartenenti alla seconda generazione lanciata nel 2017. È un volume limitato rispetto ai grandi numeri dell’industria automobilistica, ma rilevante per un costruttore sportivo che lavora su margini, identità di marca e competenze specialistiche. La A110 ha consentito ad Alpine di tornare sul mercato con un prodotto coerente con la propria tradizione: leggerezza, agilità e piacere di guida, più che potenza assoluta.
La fine della produzione arriva in un momento simbolico. L’ultima vettura uscita dalla linea è una A110R 70 in Bleu Alpine, versione celebrativa legata al 70° anniversario del marchio. Il modello adotta il motore da 300 CV, un telaio orientato alle prestazioni e un ampio impiego di fibra di carbonio, con tetto nero e carrozzeria nel colore più riconoscibile della casa francese. La scelta ha un valore narrativo ma anche industriale: chiude l’epoca della sportiva compatta a motore termico nel momento in cui Dieppe si prepara a produrre la sua erede a zero emissioni.
Il passaggio non è semplice. Alpine deve trasferire nell’elettrico ciò che ha reso credibile la A110: massa contenuta, precisione dinamica e rapporto diretto tra pilota e vettura. In un mercato dove le auto elettriche sportive rischiano spesso di compensare il peso delle batterie con potenze elevate, la futura A110 dovrà difendere un posizionamento diverso. L’obiettivo dichiarato è coniugare prestazioni, leggerezza, agilità ed emozione di guida in una nuova architettura tecnologica. È una sfida strategica perché tocca il cuore dell’identità Alpine e, più in generale, il futuro delle sportive europee nell’era della decarbonizzazione.
La trasformazione coinvolge direttamente lo stabilimento Alpine Dieppe Jean Rédélé, che ha già avviato l’adeguamento per accogliere la terza generazione della A110. Il sito sarà interessato da nuovi investimenti, nuovi strumenti industriali e dall’evoluzione delle competenze produttive. Per Dieppe, Alpine rappresenta da decenni un presidio economico e culturale: alcune famiglie lavorano per il marchio da più generazioni e il legame con la città è diventato parte dell’identità industriale locale. In questo senso, la continuità produttiva della futura A110 elettrica è anche un segnale per occupazione, filiera e territorio.
La strategia di Alpine si inserisce inoltre in un ecosistema francese più ampio. I futuri modelli elettrici del marchio potranno contare sulle competenze degli stabilimenti di Le Mans per i telai, di Cléon per i motori e di Douai per l’assemblaggio delle batterie. A questi elementi si aggiungono partnership tecniche, come quella con Michelin per lo sviluppo di pneumatici ad alte prestazioni. Il progetto A110 diventa così una piattaforma industriale nazionale, dove la specializzazione sportiva si combina con la filiera dell’elettrificazione.
Anche il colore racconta una parte importante del valore del marchio. Oltre il 58% delle A110 prodotte a Dieppe è stato consegnato in una tonalità di blu, e il 33% nel classico Bleu Alpine. Non si tratta solo di una scelta estetica: in un mercato premium e sportivo, la riconoscibilità visiva è un asset commerciale. La storia di questa tinta, nata nei primi anni Sessanta da una richiesta specifica di un cliente per un blu metallizzato, si è trasformata nel tempo in un codice identitario. Il relativo codice colore 331 è diventato parte della memoria tecnica e simbolica del marchio.
La seconda generazione della A110 ha avuto il merito di riportare Alpine nel confronto con le coupé sportive contemporanee, ottenendo premi internazionali e costruendo una comunità di appassionati oltre i confini francesi. Il suo successo non va letto solo in termini di immatricolazioni, ma come capacità di posizionamento: Alpine ha dimostrato che esiste ancora spazio per una sportiva compatta, leggera e relativamente essenziale in un mercato dominato da SUV, elettrificazione pesante e piattaforme condivise.
Ora il rischio e l’opportunità coincidono. La futura Alpine A110 elettrica dovrà dimostrare che la transizione energetica può generare una nuova idea di sportività senza cancellare il carattere tecnico del marchio. Se Dieppe riuscirà a trasformare il proprio savoir-faire in competenza elettrica, Alpine potrà rafforzare il proprio ruolo all’interno del gruppo Renault e nel segmento delle sportive di nuova generazione. La fine della A110 di seconda generazione, quindi, non è una chiusura nostalgica: è il punto di passaggio tra un rilancio riuscito e una nuova scommessa industriale.
Scheda
Modello: Alpine A110 di seconda generazione
Fine produzione: ultimo esemplare uscito dallo stabilimento di Dieppe
Stabilimento: Alpine Dieppe Jean Rédélé, aperto nel 1969
A110 prodotte a Dieppe: 35.450 unità
A110 seconda generazione: 28.701 unità dal 2017
Ultimo esemplare: Alpine A110R 70 in Bleu Alpine
Motore A110R 70: 300 CV
Elemento tecnico: ampio uso di fibra di carbonio
Colore più rappresentativo: Bleu Alpine, codice 331
Prossima fase: terza generazione A110 elettrica su Alpine Performance Platform
Filiera francese: Le Mans per telai, Cléon per motori, Douai per batterie







