Studio Economist Enterprise-Brembo: il 90% degli utenti si sente sicuro sulla strada, ma solo il 45% degli esperti di mobilità è d’accordo.
Un divario di 45 punti percentuali tra la percezione del pubblico e quella degli addetti ai lavori. È questo il dato che emerge dallo studio “Safety in motion: Driving trust in modern mobility”, realizzato da Economist Enterprise con il supporto di Brembo, e che assume un peso strategico per l’intero settore automotive: nove utenti della strada su dieci si dichiarano sicuri nei propri spostamenti quotidiani, ma solo il 45% dei professionisti che progettano, realizzano e gestiscono i sistemi di mobilità condivide questa percezione. Per un’industria che sta investendo miliardi in tecnologie di assistenza alla guida e sistemi sempre più automatizzati, il dato pone una domanda scomoda: se la fiducia del pubblico è più alta di quanto i risultati reali giustifichino, chi si assume la responsabilità di colmare questo scarto prima che diventi un ostacolo strutturale al miglioramento della sicurezza?
Lo studio, condotto tra aprile e maggio 2026 su 6.157 rispondenti in dieci mercati che insieme rappresentano circa il 75% della produzione mondiale di veicoli Brasile, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Italia, Regno Unito e Stati Uniti arriva in un momento in cui il tema della sicurezza stradale resta drammaticamente attuale: ogni anno 1,2 milioni di persone perdono la vita sulle strade del mondo. Il campione ha coinvolto 5.135 utenti abituali e 1.022 professionisti del settore, tra ingegneri, decisori pubblici, produttori e aziende tecnologiche, permettendo un confronto diretto tra percezione diffusa e valutazione tecnica.
Il dato più rilevante dal punto di vista industriale riguarda la geografia del “divario di fiducia”. In Brasile, Cina e Indiai mercati che lo studio definisce “gli ottimisti” il 94% degli utenti si dichiara sicuro, il valore più alto tra i dieci Paesi analizzati, a fronte di appena il 18% dei professionisti. Ma proprio questi tre mercati registrano insieme un tasso medio di mortalità stradale di 16,2 decessi ogni 100.000 abitanti, circa il doppio della media dello studio. È un paradosso che Pratima Singh, responsabile della ricerca per Economist Enterprise, spiega con la rapidità della modernizzazione recente: nuove infrastrutture e veicoli più intelligenti generano una percezione di sicurezza che supera i risultati effettivi, riducendo paradossalmente la pressione su industria e regolatori affinché continuino a migliorare gli standard.
All’estremo opposto si collocano Giappone e Corea del Sud, definiti “i custodi”, dove il divario di fiducia è il più contenuto dello studio (84% degli utenti contro 70% dei professionisti), sostenuto da istituzioni solide e risultati costanti nel tempo. Un terzo archetipo, “i pragmatici” Francia, Germania e Italia mostra invece i tassi di mortalità più bassi in assoluto, ma convive con un divario di 39 punti tra fiducia degli esperti e dei consumatori, alimentato da uno scetticismo diffuso verso tecnologie percepite come poco trasparenti. Infine Regno Unito e Stati Uniti, i cosiddetti “negoziatori”, presentano una fiducia elevata (92%) ancorata più alla credibilità delle istituzioni che all’esperienza diretta delle prestazioni dei sistemi, una condizione che li espone a un rischio specifico: un singolo scandalo regolatorio o un passo falso aziendale può erodere rapidamente la fiducia costruita.
Sul fronte tecnologico, la ricerca individua nell’interazione tra persone e sistemi automatizzati la nuova frontiera del rischio per il settore. Solo il 3% dei professionisti indica oggi i guasti meccanici come principale causa dei problemi di sicurezza, mentre il 30% cita l’uso improprio o la scarsa comprensione dei sistemi di assistenza alla guida, e il 24% le funzionalità che distraggono gli utenti dalla strada. Un dato che chiama in causa direttamente le strategie di comunicazione dei costruttori: il 65% dei professionisti ritiene che la pubblicità attuale sovrastimi le capacità dei sistemi, il 62% che lasci intendere agli utenti di poter prestare meno attenzione, il 60% che enfatizzi i benefici minimizzando i limiti reali della tecnologia.
Nonostante l’elevata fiducia complessiva, l’88% degli utenti si dichiara favorevole a misure di sicurezza più incisive inclusi limiti di velocità più bassi e maggiori controlli e disposto a pagare di più per sistemi di trasporto più sicuri, un segnale di domanda che secondo lo studio industria e regolatori non hanno ancora pienamente intercettato. Sul fronte opposto, il 68% dei professionisti individua nello scarso coordinamento tra regolatori e industria il principale ostacolo strutturale al miglioramento della sicurezza, più che in una carenza tecnologica.
Per Jean Todt, inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la sicurezza stradale, l’eccesso di fiducia rappresenta di per sé un rischio, perché induce le persone ad assumersi rischi inutili proprio nei contesti dove i sistemi richiederebbero maggiore attenzione. Sulla stessa linea Matteo Tiraboschi, Presidente Esecutivo di Brembo, che ha inquadrato la necessità di colmare il divario come un’azione collettiva che coinvolge tanto l’innovazione responsabile dell’industria quanto l’efficacia dei quadri regolatori, un tema che per un fornitore globale di sistemi frenanti e tecnologie di sicurezza come Brembo tocca direttamente il proprio posizionamento strategico nel comparto della sicurezza attiva del veicolo.
Scheda
- Studio: “Safety in motion: Driving trust in modern mobility” (Economist Enterprise, con il supporto di Brembo)
- Periodo indagine: aprile-maggio 2026
- Campione: 6.157 rispondenti (5.135 utenti, 1.022 professionisti della mobilità)
- Mercati coinvolti: Brasile, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Italia, Regno Unito, USA (75% produzione mondiale veicoli)
- Divario di fiducia globale: 90% utenti si sente sicuro vs 45% dei professionisti
- Mortalità stradale globale: 1,2 milioni di decessi l’anno
- Divario più ampio: Brasile, Cina, India (94% vs 18%, mortalità 16,2/100.000 abitanti)
- Divario più contenuto: Giappone, Corea del Sud (84% vs 70%)
- Utenti favorevoli a misure di sicurezza più incisive: 88%
- Professionisti che indicano scarso coordinamento regolatori-industria come ostacolo principale: 68%

