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BONTU debutta a Torino e valuta una fabbrica in Europa

BONTU debutta a Torino e valuta una fabbrica in Europa

BONTU debutta in Italia con tre quadricicli elettrici e valuta una futura produzione europea, oggi concentrata nello Shandong.

BONTU entra nel mercato italiano con una gamma di quadricicli elettrici già omologati per l’Unione europea e valuta, per i prossimi anni, una possibile produzione direttamente nel continente. Il costruttore cinese Shandong Bontu New Energy Vehicle Industry, con sede a Xintai nella provincia dello Shandong, debutta al Salone Auto Torino 2026 con due minicar e un mini-veicolo commerciale destinato soprattutto alla logistica urbana. La distribuzione in Italia è affidata a Little City Car.

Il passaggio industrialmente più rilevante riguarda però la strategia europea. BONTU ha già ottenuto la certificazione comunitaria dei modelli e, dopo la presentazione continentale avvenuta a Milano lo scorso maggio, indica l’Italia come uno dei mercati di ingresso. L’azienda dichiara inoltre di aver pianificato la possibilità di produrre in Europa nei prossimi anni. Non sono stati però comunicati né il Paese interessato, né l’ammontare dell’investimento, né la capacità produttiva prevista: si tratta quindi di un obiettivo industriale, non di un progetto già deliberato.

Produzione oggi concentrata nello Shandong

La base manifatturiera resta per il momento in Cina. Shandong Bontu New Energy Vehicle Industry opera nel Parco Industriale Guodu di Xintai ed è stata fondata nel marzo 2020 con un capitale registrato di 80,18 milioni di yuan. La società dispone delle qualifiche produttive rilasciate dal Ministero cinese dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione per motocicli e veicoli speciali.

BONTU ha attivato più linee dedicate ai mini-veicoli commerciali, con versioni refrigerate, sanitarie, con cassone e per le consegne espresse. La strategia punta quindi a presidiare due segmenti distinti: quello delle minicar elettriche urbane e quello dei veicoli professionali per l’ultimo miglio.

Il comunicato non indica però la capacità annuale degli impianti, i volumi attualmente prodotti o le quantità destinate all’export europeo. Va quindi distinta la presenza di linee produttive dedicate dalla produzione effettiva, per la quale non sono disponibili numeri ufficiali.

Tre modelli per testare il mercato italiano

La gamma italiana comprende BTE05, BTE09 e BTE03. La BTE05, lunga tre metri, ha completato la fase di sviluppo dopo il prototipo mostrato a maggio e può essere configurata a due o quattro posti. Le batterie da 13,9 e 18,1 kWh consentono, secondo i dati dichiarati dal costruttore, rispettivamente 170 e 222 km di autonomia, con velocità massima di 90 km/h.

La BTE09 è proposta nelle categorie L6e-BP e L7e-CP. La prima è limitata a 45 km/h e può essere guidata da 14 anni, mentre la seconda arriva a 75 km/h. Le autonomie dichiarate sono di 130 e 150 km. BONTU attribuisce inoltre al motore sincrono a magneti permanenti una riduzione dei consumi del 15%, dato che resta una dichiarazione aziendale.

Dal punto di vista industriale, il modello più interessante è il BTE03, mini-veicolo commerciale disponibile in versione Cargo o con cassone. È lungo 3.564 mm, ha una portata di 340 kg, motore da 7,5 kW e batteria da 8,35 kWh. L’autonomia dichiarata è compresa tra 80 e 100 km, mentre la ricarica fino all’80% richiede 90 minuti.

L’Europa come prossimo banco di prova

L’omologazione secondo il Regolamento UE 168/2013 consente ai mezzi BONTU di essere immatricolati nei Paesi membri nelle categorie L6e-BP, L7e-CP e L7e-CU. Questo permette al costruttore di affrontare il mercato europeo senza dover sviluppare una gamma specifica per ciascun Paese.

L’ingresso in Italia servirà quindi anche a verificare se esiste una domanda sufficiente a sostenere, in futuro, una localizzazione produttiva europea. Una scelta di questo tipo potrebbe ridurre tempi logistici, costi di trasporto e dipendenza dalle esportazioni dalla Cina, oltre ad avvicinare produzione e mercato finale. Ma, allo stato attuale, non ci sono investimenti formalmente annunciati.

Per la componente commerciale, BONTU punta soprattutto sui costi operativi. L’azienda sostiene che il consumo energetico di un proprio veicolo commerciale elettrico possa costare circa un terzo rispetto a un diesel e che la manutenzione possa ridursi del 40%. Il comunicato non fornisce però metodologia o condizioni di utilizzo alla base del confronto, quindi questi valori vanno considerati come stime dichiarate dal costruttore.

Il passaggio decisivo sarà capire se il debutto commerciale europeo riuscirà a generare volumi tali da giustificare una produzione locale. Per ora BONTU mantiene la manifattura concentrata nello Shandong e usa l’Italia come porta d’ingresso. L’eventuale passaggio dall’export alla produzione europea rappresenterebbe un salto di scala importante per supply chain, costi e presenza industriale, ma resta ancora una prospettiva da verificare.

BONTU debutta a Torino e valuta una fabbrica in Europa
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