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Parità di genere: Nissan Italia supera l’audit RINA

Parità di genere: Nissan Italia supera l’audit RINA

RINA conferma la Certificazione della Parità di Genere a Nissan Italia: nessuna non conformità rilevata nell’audit di sorveglianza.

Nissan Italia ha superato senza rilievi l’Audit di Sorveglianza condotto dall’ente certificatore RINA, confermando la propria Certificazione della Parità di Genere. Un esito che, in un settore come quello automotive ancora segnato da uno squilibrio di genere marcato lungo tutta la filiera  dalla produzione alla rete commerciale  assume un valore che va oltre il singolo adempimento formale: certifica che i processi interni dell’azienda, dalla governance alle politiche retributive, sono stati verificati da un soggetto terzo e risultano coerenti con uno standard nazionale riconosciuto.

La certificazione fa riferimento alla norma UNI/PdR 125:2022, lo standard italiano che definisce i criteri per valutare la parità di genere nelle organizzazioni, introdotto per dare alle imprese uno strumento misurabile con cui documentare l’impegno su temi come l’equità retributiva, le opportunità di carriera per le donne e la conciliazione tra vita professionale e privata. Ottenerla, e soprattutto mantenerla nel tempo attraverso audit periodici, significa sottoporsi a una verifica non episodica ma continuativa: è proprio questo il punto che distingue l’esito comunicato oggi da un semplice annuncio di immagine.

Secondo quanto riportato, l’ente certificatore ha definito il Sistema di Gestione di Nissan Italia adeguatamente formalizzato, evidenziando in particolare l’esistenza di un Piano Strategico per la Parità di Genere con obiettivi definiti e strumenti concreti di monitoraggio degli indicatori chiave. È un dettaglio che conta: la certificazione non valuta le intenzioni dichiarate da un’azienda, ma la capacità di tradurle in processi misurabili e verificabili nel tempo, con indicatori che permettono di controllare se gli obiettivi vengono effettivamente raggiunti.

L’audit ha toccato diversi ambiti considerati strategici per la parità di genere: la cultura aziendale, la governance, le opportunità di crescita professionale per le donne, l’equità salariale, la tutela della genitorialità e l’equilibrio tra lavoro e vita privata. Sono le stesse aree su cui, a livello di settore, si concentra l’attenzione di investitori e stakeholder quando valutano la solidità delle politiche ESG di un’azienda, un fattore che nel comparto automotive sta assumendo un peso crescente nelle scelte di fornitori, partner commerciali e, sempre più spesso, anche dei clienti finali.

Il percorso che ha portato al risultato odierno era partito nel 2024, con la costituzione di un Comitato Guida Diversity, Equity & Inclusion interno all’azienda e la definizione di una politica dedicata alla parità di genere, poi tradotta in un sistema di gestione strutturato. La conferma della certificazione, arrivata a distanza di due anni da quell’avvio, segnala che l’iniziativa non si è esaurita nella fase di lancio ma ha retto alla prova della verifica esterna, un passaggio che in molte organizzazioni rappresenta il vero banco di prova delle politiche di inclusione.

Per il settore automotive italiano, dove il tema della presenza femminile  soprattutto nei ruoli tecnici e dirigenziali  resta un nodo aperto, casi come questo offrono un termine di paragone concreto su come le aziende del comparto stiano cercando di strutturare, e non solo dichiarare, il proprio impegno sulla parità di genere.