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SUV e grandi percorrenze spingono l’elettrico

SUV e grandi percorrenze spingono l’elettrico

Il report Yoyomove mostra che il limite non è solo tecnologico: costi, ricarica e svalutazione frenano una domanda già presente.

Il vero ostacolo alla diffusione dell’auto elettrica in Italia potrebbe non essere la tecnologia, ma il rischio economico associato all’acquisto. È la principale indicazione che emerge dal secondo Osservatorio Mobilità Yoyomove, secondo cui il 77% degli intervistati considera il noleggio a lungo termine uno strumento capace di facilitare il passaggio verso vetture elettriche e ibride.

Per Yoyomove il risultato rafforza il posizionamento del noleggio come leva della transizione energetica. Per il settore automotive, invece, sposta il confronto dalla sola autonomia del veicolo alla capacità di costruttori, società finanziarie, reti commerciali e operatori della mobilità di rendere più prevedibili costi, svalutazione e gestione dell’auto.

Il report descrive una domanda potenziale più ampia di quanto suggeriscano le immatricolazioni. Il 29% degli intervistati valuta attivamente l’elettrico e un ulteriore 42% si dichiara aperto o curioso, ma soltanto il 30,4% afferma di sentirsi realmente pronto. Quando la scelta riguarda la prossima automobile, il 35% indica l’ibrido e appena il 9% il full electric.

Non emerge quindi un rifiuto della transizione, ma una distanza tra interesse e decisione d’acquisto. Un divario che può diventare uno spazio competitivo per gli operatori capaci di ridurre l’incertezza e proporre formule più flessibili rispetto alla proprietà tradizionale.

La competizione si sposta sul business model

In questa prospettiva, il vantaggio non dipenderà soltanto dal prodotto. La competizione si sposta verso il business model, la qualità dei servizi inclusi e la capacità di distribuire il rischio lungo la catena del valore. L’80,2% degli intervistati dichiara che si fiderebbe maggiormente dell’elettrico attraverso una formula “tutto compreso”.

Le leve considerate più efficaci sono la certezza del canone, indicata dal 53,8%, la manutenzione inclusa dal 46,9%, l’assicurazione dal 38% e la possibilità di provare il veicolo senza acquistarlo dal 23,1%.

Per le case automobilistiche, le società di leasing e le captive finanziarie il messaggio è rilevante. Se l’acquirente teme la svalutazione, l’evoluzione rapida delle batterie o l’incertezza sul valore residuo, il noleggio consente di trasformare una spesa percepita come irreversibile in un servizio a durata definita.

Questo modello può sostenere la domanda, ma richiede una gestione più sofisticata dei veicoli usati, dei valori residui, dei costi di manutenzione e della seconda vita delle batterie. Il rischio, infatti, non scompare: viene trasferito dall’automobilista agli operatori professionali, che devono valutarlo, prezzarlo e redistribuirlo.

Il paradosso dell’autonomia

L’Osservatorio ridimensiona anche il tema dell’autonomia, spesso indicato come una delle principali barriere alla diffusione delle auto a batteria. Il 67% chiede almeno 450 chilometri per sentirsi tranquillo, mentre metà del campione percorre meno di 40 chilometri al giorno, equivalenti a circa 15.000 chilometri l’anno.

Quando la scelta si avvicina alla fase concreta, tuttavia, il tema perde peso nelle conversazioni analizzate da Yoyomove. L’autonomia resta quindi un fattore commerciale, ma appare almeno in parte come una barriera psicologica e informativa, alimentata dalla scarsa familiarità con ricarica, consumi reali e gestione quotidiana del veicolo.

Più strutturale è invece l’accesso alla ricarica domestica. Nelle grandi città soltanto il 32% dichiara di poter ricaricare a casa, contro il 59% nei piccoli comuni. Di conseguenza, la propensione a scegliere l’elettrico raggiunge il 62% nei centri minori e si ferma al 42% nelle metropoli.

Il dato ribalta l’idea dell’elettrica come prodotto essenzialmente urbano e mostra quanto infrastrutture condominiali, disponibilità di parcheggi privati e diffusione della rete pubblica possano incidere sulla domanda più della densità abitativa. Per la filiera significa che lo sviluppo del mercato non dipende soltanto dai nuovi modelli, ma anche dagli investimenti nella rete di ricarica e dalla semplificazione delle installazioni negli edifici.

SUV e grandi percorrenze guidano la domanda potenziale

Anche i segmenti di mercato smentiscono alcuni schemi consolidati. I conducenti di SUV, che rappresentano il 43% del campione, mostrano la maggiore apertura: l’81% punta a una motorizzazione elettrificata, contro il 67% di chi guida una city car.

Un secondo elemento riguarda le percorrenze. Tra chi supera i 30.000 chilometri l’anno, la scelta del full electric sale al 35%, rispetto al 19% di chi resta sotto i 10.000 chilometri.

Per costruttori, flotte aziendali e società di noleggio significa che una parte consistente della domanda potrebbe arrivare proprio dai clienti con maggiori percorrenze e maggiore disponibilità di spesa. In questi casi, il confronto non riguarda soltanto il prezzo di listino, ma il costo totale di utilizzo, che comprende energia, manutenzione, fiscalità, assicurazione e valore residuo.

L’ibrido conserva comunque un ruolo centrale. Il 77,2% lo considera più rassicurante del full electric e il 44% lo vede come la prima tappa della transizione. Nel breve periodo continuerà quindi a essere il principale strumento di conversione della clientela.

Per i costruttori rappresenta però anche una scelta industriale complessa, perché impone di sostenere contemporaneamente piattaforme, motorizzazioni e filiere differenti. La funzione di ponte dell’ibrido può accompagnare il mercato, ma rischia anche di prolungare la frammentazione tecnologica e aumentare i costi di sviluppo.

Conoscenza e servizi diventano fattori competitivi

Il quadro finale è quello di una transizione non bloccata dall’ostilità, ma da tre fattori: rischio economico, accesso alla ricarica e livello di conoscenza. Chi ritiene elevata la propria competenza sull’elettrico presenta una probabilità di adozione del 64%, contro il 43% di chi si considera poco informato.

La partita competitiva si giocherà quindi non solo su batterie, piattaforme e autonomia, ma sulla capacità di integrare prodotto, finanza, servizi, infrastrutture e informazione. In questo scenario Yoyomove punta a posizionarsi come intermediario della transizione, utilizzando il noleggio per convertire una domanda ancora prudente in contratti prevedibili e misurabili.

La crescita dell’elettrico dipenderà pertanto anche dalla capacità dell’industria di superare il modello fondato esclusivamente sulla vendita del veicolo. Rendere l’utilizzo reversibile, limitare l’esposizione alla svalutazione e garantire costi certi potrebbe incidere sulle decisioni dei consumatori più di un ulteriore aumento dell’autonomia dichiarata.

In Breve

  • 29%: considera attivamente l’auto elettrica
  • 42%: si dichiara aperto o curioso
  • 30,4%: si sente realmente pronto alla transizione
  • 35%: sceglierebbe un’auto ibrida come prossima vettura
  • 9%: sceglierebbe un modello full electric
  • 77%: ritiene che il noleggio faciliti il passaggio
  • 80,2%: avrebbe più fiducia con una formula tutto compreso
  • 62%: propensione all’elettrico nei piccoli comuni
  • 42%: propensione all’elettrico nelle grandi città
  • 81%: quota dei conducenti di SUV orientata all’elettrificazione
  • 35%: scelta full electric tra chi supera 30.000 km l’anno
  • 67%: richiede almeno 450 km di autonomia
  • 77,2%: considera l’ibrido più rassicurante dell’elettrico puro