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Toyota sfida Bruxelles: «Made with Europe» per salvare l’auto europea

Toyota sfida Bruxelles: «Made with Europe» per salvare l’auto europea

Toyota invita UE e Regno Unito a regole più pragmatiche su produzione, auto elettriche e CO₂ per tutelare la competitività industriale.

Toyota chiede all’Unione Europea di rafforzare la competitività dell’industria automobilistica senza chiudersi ai partner commerciali. Mentre Bruxelles lavora all’Industrial Accelerator Act e all’Automotive Package e il Regno Unito rivede il mandato ZEV, il costruttore giapponese propone un approccio più pragmatico alle regole sulla produzione e alle emissioni di CO₂.

Un produttore radicato nel mercato europeo

Da oltre sessant’anni Toyota progetta e produce in Europa veicoli, motori e sistemi ibridi. «Toyota non è un ospite in Europa. Siamo un produttore europeo e vogliamo che l’industria automobilistica europea abbia successo», afferma Yoshihiro Nakata, Presidente e CEO di Toyota Motor Europe. Il gruppo sostiene gli obiettivi climatici, ma chiede norme compatibili con la domanda reale e aperte alle diverse tecnologie capaci di ridurre le emissioni.

Da Made in Europe a Made with Europe: la proposta Toyota

Al centro della posizione del costruttore c’è il principio «Made with Europe», alternativo a una lettura restrittiva del «Made in Europe». Toyota invita l’UE a riconoscere il valore di partner affidabili come Regno Unito, Turchia e Giappone, con adeguate condizioni di reciprocità. Il bacino allargato varrebbe circa 31 milioni di veicoli, una scala decisiva per competere. Limitare i benefici alle auto assemblate esclusivamente nell’Unione rischierebbe invece di penalizzare investimenti consolidati e catene produttive integrate.

Contenuto europeo al 70% e tempi più lunghi

Sul piano operativo Toyota propone di introdurre gradualmente un contenuto europeo del 70% nell’arco di tre anni, calcolato sul valore del veicolo all’uscita dalla fabbrica e considerando anche ingegneria, ricerca, sviluppo e assemblaggio finale. Chiede inoltre di non applicare requisiti sostanziali prima del 2030, così da rispettare i cicli industriali. Per la quota di vendite soggetta alle regole di localizzazione giudica più equilibrata una soglia del 70% rispetto all’85% prospettato. Chiede regole uniformi per incentivi e appalti e una deroga temporanea per i veicoli a idrogeno.

Emissioni CO₂ al 2035: flessibilità e domanda reale

Sulle norme CO₂ Toyota chiede di mantenere l’ambizione climatica del 2035, ma con strumenti che tengano conto dell’andamento del mercato. Secondo le previsioni indicate dal gruppo, nel 2030 le auto elettriche a batteria raggiungerebbero circa il 45% delle nuove immatricolazioni, contro un livello superiore al 55% implicitamente richiesto dalla normativa attuale. Da qui la proposta di una finestra di conformità quinquennale dal 2028 al 2032 e di un obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% al 2035, accompagnato da flessibilità per carburanti rinnovabili e acciaio a basse emissioni.

Veicoli commerciali e carburanti rinnovabili

Per i veicoli commerciali leggeri (LCV), le cui esigenze di autonomia, portata e continuità operativa sono diverse da quelle delle auto private, Toyota propone traguardi specifici: riduzione della CO₂ del 35% entro il 2030 e dell’80% entro il 2035, con valutazione su cinque anni. Chiede inoltre il riconoscimento dei veicoli alimentati esclusivamente con carburanti rinnovabili idonei e verifiche periodiche degli obiettivi qualora infrastrutture e domanda non crescano come previsto.

Regno Unito, Toyota chiede un percorso ZEV realistico

Il ragionamento si estende al Regno Unito, dove è in corso la revisione del mandato Zero Emission Vehicle (ZEV). Toyota propone per il 2030 quote massime del 50% di veicoli a zero emissioni per le auto e del 40% per i commerciali leggeri, insieme a margini di flessibilità fino al 2035 e a un maggiore allineamento con l’UE. Chiede un quadro certo per il 2035 e la conclusione della revisione nel 2027.

La sfida della competitività europea

«L’isolamento ci rende più deboli», osserva Matt Harrison, Chief Corporate Officer di Toyota Motor Europe. Per l’azienda, la transizione energetica resta necessaria, ma deve accompagnarsi a scelte industriali sostenibili. La richiesta ai legislatori è dunque di trasformare il Made with Europe in un modello di cooperazione che protegga la filiera, favorisca le tecnologie a minore impatto e consenta ai produttori di investire senza perdere competitività.

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