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Politica

di Antonino D'Anna
 

tarcisio bertone 2

Basteranno 40 voti per influenzare il Conclave o paralizzarlo, spingendo i progressisti a cedere affondando il filippino Luis Tagle. In palio  ci sarebbe la permanenza ancora per un anno alla guida della Segreteria di Stato, il mantenimento dello status quo allo IOR, la Banca vaticana (e quindi la conferma alla guida della Commissione Cardinalizia di vigilanza per i prossimi 5 anni) e infine la bocciatura dei due Angeli, ossia Bagnasco e Scola. Questi - secondo i rumors che arrivano ad Affaritaliani da Oltretevere - sarebbero gli obiettivi del piano che Tarcisio Bertone e i bertoniani sarebbero pronti ad attuare in Conclave, favorendo l'elezione al Soglio pontificio di un candidato di fiducia: Odilo Scherer, arcivescovo di San Paolo del Brasile (prima scelta), oppure Timothy Dolan, arcivescovo di New York, come candidato di compromesso. Il termine ultimo per la riuscita della manovra è il terzo giorno di votazioni, ossia il nono scrutinio se si voterà almeno tre volte al giorno; dopo il blocco potrebbe sfaldarsi e portare a risultati imprevedibili o a un Conclave lungo.  Affaritaliani lo apprende dai Sacri Palazzi e può rivelarlo ai suoi elettori in esclusiva.

LA RIUNIONE IN VATICANO- Tutto comincia il 18 febbraio scorso, quattro giorni fa: all'indomani del penultimo Angelus di Benedetto XVI, in Vaticano si sarebbe tenuta una riunione dei cardinali di Curia vicini a Bertone. In quell'occasione si sarebbe discusso della strategia da adottare in occasione delle votazioni per la scelta del nuovo Papa. È qui che sarebbe nato il nuovo approccio da parte dei bertoniani: mentre di solito i primi giorni (salvo ovviamente casi clamorosi di conclave lampo come fu ad esempio per Pio XII, Eugenio Pacelli, nel 1939) vengono utilizzati perché i cardinali eseguano delle votazioni "di prova" bocciando i candidati deboli e chiarendosi le idee, qui l'obiettivo sarebbe quello di avere un conclave ultrarapido. In effetti il rischio è alto: con la nuova regola voluta da Benedetto XVI, ossia i 2/3 per la validità dell'elezione - e anche per il ballottaggio dei primi eletti dopo un numero congruo di votazioni infruttuose - gli scrutini potrebbero protrarsi anche dopo la Pasqua, lasciando la Chiesa senza un Papa per un periodo di tempo potenzialmente lungo.

78 VOTI PER ESSERE PAPA- Per tradurre tutto questo in numeri: gli elettori sono al momento 117 (sempreché il cardinale di Los Angeles Roger Mahony non decida - piegato dallo scandalo pedofilia nel clero e dalla mobilitazione online - di ritirarsi, nel qual caso sarebbero 116, ed escludendo altre defezioni). Questo implica che la soglia dei 2/3 è a quota 78 voti (77 senza Mahony). Si tratta di una soglia molto alta, voluta nel 2007 da Joseph Ratzinger per evitare un'elezione papale risicata, fonte di malumori e potenzialmente in grado di peggiorare le cose nella Chiesa. Riesce agevole ai lettori capire che un blocco monolitico da 40 voti, quale quello espresso dai bertoniani, può avere letteralmente in mano le votazioni almeno nei primi tre giorni (e anche dopo se non si sfaldasse): con i 40 voti bertoniani quota 78 sarebbe vicina, ma irraggiungibile. E inevitabilmente questo finirebbe per spingere gli altri elettori a venire a patti col gruppo del Segretario di Stato uscente. Per i bertoniani sarebbe importante - dicono ad Affari - partire in tromba, mettendo sul piatto i 40 voti sin dalla prima votazione per mandare un segnale molto forte agli altri elettori: ci siamo, contiamo e ci siamo contati, dovrete venire a patti con noi o il Conclave sarà lungo e inconcludente. Un messaggio molto chiaro espresso in numeri.
 

CHI E' SCHERER

Odilo Pedro Scherer, classe 1949, arcivescovo di San Paolo del Brasile. Molto quotato. Nel suo paese è considerato un conservatore, da noi sarebbe un moderato. Se l'è presa con padre Marcelo Rossi, il Pippo Baudo locale delle sante Messe cattoliche che ama cantare nelle celebrazioni, dicendogli che non si tratta di show. Ha sottolineato il deficit di evangelizzazione nel Cono Sud, richiamando nel 2010 il fatto che Benedetto XVI avrebbe modellato la Curia in modo tale da risolvere questo problema. Contrario alla rimozione dei crocifissi dai luoghi pubblici.

CHI E' DOLAN

Statunistense, classe 1951, arcivescovo di New York. Un tipo dallo stile molto "americano", con un certo umorismo e ampia capacità di movimento. È stato fortemente criticato dai Gesuiti progressisti di "America", famosa rivista cattolica yankee, per la benedizione che è andato a dare al perdente candidato repubblicano Mitt Romney nel 2012. Piace a conservatori e tradizionalisti in genere. Ha appena vinto la battaglia contro l'Obamacare, per cui le dipendenti di enti religiosi (come gli ospedali cattolici, per dirne una) non potranno ricevere a spese dei datori di lavoro contraccettivi e aborto.

CHI C'E' NEL BLOCCO BERTONIANO- Da chi è composto questo blocco? Si tratterebbe di porporati vicini a Bertone, ovviamente. Al di là dei cardinali di Curia amici del Segretario di Stato uscente, abbiamo gli africani (dati in predicato di raggiungere il Soglio, cosa che sulla carta al momento non sembrerebbe possibile); seguono gli asiatici e infine latinoamericani e paesi dell'Europa orientale. Secondo questo scenario, con l'elezione di un candidato targato Bertone, il segretario di Stato potrà allora restare fino alla fine dell'anno; si parla anche di un congelamento delle cariche di Curia fino ad allora, e soprattutto lo IOR. Qui la Commissione Cardinalizia di vigilanza, presieduta da Bertone e rinnovata nei giorni scorsi, potrà essere confermata. In altre parole: in questo modo il cardinale potrebbe restare alla guida della Segreteria fino a 79 anni e alla vigilanza IOR fino ad 83. Non male.

AFFONDARE TAGLE PER SCHERER O DOLAN- Non è quindi difficile, a questo punto, tratteggiare questo scenario: nei primi giorni, col blocco in atto, i progressisti sposteranno il voto su Tagle mentre i bertoniani voteranno compatti Scherer. Con l'approssimarsi del terzo giorno e il proseguire degli scrutini, i cardinali si troveranno davanti ad una scelta da fare: continuare il muro contro muro e spingere il Conclave allo stallo, fino alla possibile e clamorosa scelta di eleggere Papa un non cardinale (cosa che non succede da secoli); oppure venire a patti con Bertone. Sia chiaro: dopo tre giorni i cardinali potrebbero mostrare malumore e magari farsi sfuggire qualche accenno di troppo che potrebbe filtrare fuori dalla Cappella Sistina; così troppo da cominciare a sfaldare i blocchi e rischiare un pericolosissimo "tutti contro tutti" dalle conseguenze imprevedibili. È per questo motivo che da parte bertoniana si potrebbe continuare a far blocco su Scherer, convincendo quindi i cardinali a votare l'arcivescovo di San Paolo pur di uscire dall'impasse; oppure proponendo un candidato più "tranquillo", l'americano Dolan. Che a questo punto verrebbe votato come Papa di compromesso, in grado di mettere d'accordo tutti.

LO SBARRAMENTO AGLI ANGELI- Quello che riaffiora dallo scenario appena descritto è lo scontro tra Segreteria di Stato e CEI, i vescovi italiani. Una contrapposizione che sembrava essersi assopita negli ultimi tempi e che in Conclave potrebbe esplodere drammaticamente. A quanto dicono ad Affaritaliani, l'obiettivo è sbarrare la strada agli Angeli: non esseri incorporei ma, più semplicemente, Bagnasco e Scola. Il presidente della CEI e l'Arcivescovo di Milano rischierebbero di veder andare in pezzi la loro candidatura nei primi tre giorni perché i bertoniani non vorrebbero trovarsi davanti ad un redde rationem con uno dei due Angeli (o tutti e due qualora uno dei due diventasse Papa e scegliesse l'altro come Segretario di Stato, cosa che per ora sembra improbabile).

MA SCOLA SEMBRA SICURO- Vedremo che cosa succederà. Intanto a Milano il cardinale Scola sembrerebbe sicuro dell'elezione. A quanto risulta ad Affari, in diocesi sarebbero state diffuse delle istruzioni nelle quali si invitano i religiosi alla massima cautela in tema di elezioni politiche e in particolare il no a qualsiasi strumentalizzazione elettorale. E nel frattempo l'orologio ticchetta inesorabile verso l'avvio del cronometro della Sede Vacante: trilleranno insieme martedì 28 febbraio alle ore 20, quando Ratzinger sarà ormai, da emerito, a Castelgandolfo.

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