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Austria, la sconfitta di Hofer riporta Salvini da Berlusconi

La sconfitta di Norbert Hofer alle elezioni presidenziali in Austria fanno riflettere Salvini sulla strategia della Lega per le prossime elezioni politiche

La parola chiave nella Lega dopo il secondo turno delle elezioni presidenziali in Austria è una sola: realpolitik. La sconfitta per un soffio di Norbert Hofer, candidato della destra, dimostra in modo plastico che il modello da seguire per il Carroccio non è quello di Roma ma quello di Milano

La parola chiave nella Lega dopo il secondo turno delle elezioni presidenziali in Austria è una sola: realpolitik. La sconfitta per un soffio di Norbert Hofer, candidato della destra, dimostra in modo plastico che il modello da seguire per il Carroccio non è quello di Roma ma quello di Milano. Ovvero di una coalizione che si allarghi anche a partiti e movimenti di centro-destra, come Forza Italia e la parte di Ncd-Area Popolare rappresentata da Maurizio Lupi. Ma non è solo il capoluogo lombardo l’esempio, a Ravenna, per esempio, il Centrodestra il 5 giugno si presenta unito anche ad una lista neo-democristiana e centrista. In Via Bellerio, dopo il ballottaggio austriaco, si parla chiaramente di una lezione da trarre in vista delle elezioni politiche.

La Lega da sola, magari insieme a Fratelli d’Italia e ad altri movimenti di destra-destra (modello Roma), non sfonda e rischia di doversi accontentare di un buon risultato (magari anche ottimo) ma di restare perennemente all’opposizione. “Il 50% delle leggi arrivano da Bruxelles e noi l’Europa non la vogliamo distruggere, la vogliamo cambiare“, spiega a microfono spento uno dei massimi esponenti del Carroccio. Il senso sta tutto in questa frase.

Per ambire a governare un paese che vale il 28% del Pil dell’Ue (e non il 4,3% come l’Austria) serve necessariamente un’alleanza con quelle forze politiche che possono conquistare anche l’elettorato più moderato e che comunque, anche se in modo critico, fanno parte di certi ambienti in seno all’Unione europea. Tradotto: serve un patto elettorale e di governo anche con Forza Italia, e magari con una parte di Ncd (come a Milano su Stefano Parisi), proprio per non essere soltanto chi contesta e basta l’Ue stando fuori del tutto dai consessi e da quegli ambienti che comandano a Strasburgo. Berlusconi, stando nel PPE della Merkel, può comunque contribuire a cercare di modificare dall’interno le regole e le norme europee e non solo dall’esterno come fa la Lega alleata della Le Pen e degli altri partiti euro-scettici.

Insomma, la realpolitik portata avanti da Roberto Maroni e da Giancarlo Giorgetti (vera mente in Via Bellerio) acquista ora molta forza e nuovo vigore nel Carroccio e, al di là dei proclami e degli slogan da campagna elettorale, spingerà per un’alleanza alle Politiche organica con tutte quelle forze moderate e di Centrodestra che non si sentono rappresentate da Matteo Renzi e dal Pd (o ovviamente che nemmeno si riconoscono nei 5 Stelle). L’Austria dimostra che il vento di destra è fortissimo ma che da solo non può governare. Esattamente come è accaduto in Francia alle scorse elezioni regionali. E la Lega, che vuole essere più realista del re, vuole evitare la stessa sorte. Meglio quindi qualche voto in meno, perso magari a destra verso Casapound (come è accaduto a Bolzano), ma giocarsi fino in fondo la partita per la guida del Paese.