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La Boschi spacca la destra. Salvini e Meloni contro Forza Italia

Forza Italia esce dall’aula e non vota sulla sfiducia al ministro Boschi. Ora il centrodestra rischia di esplodere. Salvini: “Rivedremo la coalizione”. Critica anche la Meloni. VIDEO

“Se Forza Italia non votera’ la sfiducia al governo, ci incazziamo e ci sara’ da rivedere tutto, anche la coalizione Lega-Fi-Fdi per le amministrative”. L’avvertimento arriva dal segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, oggi a Mosca per “incontri politici”. “Al vertice di Arcore, questa settimana, abbiamo fatto un documento comune in cui ci impegnavamo tutti a votare mozioni di sfiducia nei confronti del governo. Noi abbiamo detto che avremo votato sia quelle individuali (contro il ministro Marialena Boschi, per il caso Banca Etruria e in discussione oggi alla Camera), che collegiali” (per la cui votazione si dovra’ invece aspettare la fine della pausa natalizia), ha ricordato Salvini, incontrando le agenzie italiane a Mosca.

Alla Camera Forza Italia si asterra’ sulla mozione contro il ministro per le Riforme, “ma se anche sulla mozione contro il governo hanno cambiato idea e prevarra’ la linea inciucista, a quel punto bisogna ripensare tutto, anche la coalizione per le amministrative”. Salvini ha voluto ribadire che “la Lega fa accordi solo con chi e’ all’opposizione di Renzi”, dicendosi comunque “convinto che, alla fine, in Forza Italia prevarra’ la linea della coerenza e opposizione”.

Caos in Forza Italia – Renato Brunetta non e’ l’unica vittima del fuoco amico azzurro. Nel mirino finisce anche il suo omologo al Senato, Paolo Romani, ma per la ragione opposta. Se infatti al capogruppo azzurro della Camera viene addebitata la ‘colpa’ di guidare il gruppo in totale autonomia e senza un confronto preventivo e, soprattutto, di fare continue fughe in avanti, “e’ piu’ realista del re”, ovvero – spiegano alcuni deputati forzisti, che parlano solo se viene garantito l’anonimato – assume posizioni ancor piu’ oltranziste della linea dettata dal ‘capo’, Silvio Berlusconi. A Romani, al contrario, viene rimproverata una certa tendenza al dialogo col nemico, cioe’ Matteo Renzi. Per di piu’, tra i due capigruppo da tempo ormai non corre buon sangue. La sommatoria delle ‘due linee’ contrastanti portate avanti alla Camera e al Senato ha “come unico risultato – osservano alcuni deputati e senatori azzurri – quello di un disorientamento totale”. Ma l’effetto giudicato ancor piu’ grave, e’ che Forza Italia ormai su tutti i tavoli “risulta ininfluente”: si passa dall’andare a rimorchio della linea lepenista di Salvini, e’ ancora la riflessione nel day after dell’esclusione dall’elezione dei giudici costituzionali, all’accodarsi alle barricate grilline per poi fare retromarcia. All’indomani dello ‘schiaffo’ di Renzi, tra le file forziste si ragiona sulle possibili mosse per uscire dal pantano. Pochi gli esponenti azzurri pronti ad uscire allo scoperto: lo fa Laura Ravetto, convinta che “la vera abilita’ di Renzi e’ quella di infilarsi come un cuneo nelle difficolta’ degli altri partiti; io faccio autocritica”, ma “c’e’ una soluzione, al Senato come alla Camera, non si puo’ mettere in discussione il solo Brunetta, ora iniziamo a parlare di elezione democratica dei due capigruppo”. Lo stesso Romani, oggi in alcune interviste, parla senza mezzi termini di “disfatta su tutta la linea”. Per Romani “la linea non puo’ essere dettata solo da chi urla o da chi la spara piu’ grossa”, “per questo dico che abbiamo urgentemente bisogno di un ufficio politico, una specie di direzione politica, perche’ Berlusconi non puo’ essere continuamente esposto alle intemperanze dei singoli individui”. Condivide l’analisi Altero Matteoli: “ritengo necessario ed urgente mettere mano all’organizzazione del partito che non puo’ procedere ancora in modo estemporaneo, sulla base di prese di posizione e decisioni di singoli”. Lo stesso Renzi – e la cosa irrita non poco i vertici di FI, a partire da Berlusconi – gira il coltello nella piaga: “Bisogna capire se ci sono ancora i moderati nel centrodestra”.