
“Il mio viaggio non porta a una candidatura. Penso però possa essere d’aiuto che una persona che ha fatto istituzioni e che fa amministrazione, porti all’interno del Pd il mio pragmatismo e il mio essere di sinistra. Ognuno nel Pd ha ruoli diversi e ricordo che un’organizzazione funziona non se ha un solo capo, ma se ha una squadra. In ogni organizzazione almeno il 25 percento deve crescere”. Lo ha detto Fabrizio Barca, economista ed ex ministro della Coesione territoriale, intervenendo ad Agorà, su Rai Tre. “La cosa che mi ha sorpreso di più nel mio viaggio – ha aggiunto Barca – sono gli occhi di sorpresa alla mia risposta negativa ogni volta che mi viene chiesto se farò il segretario del Pd. Anche dalla reazione a questa risposta capisco se le persone con cui sto parlando vogliono davvero impegnarsi o se cercano solo un altro trenino su cui salire”.
“Credo che candidarsi alla segreteria di un partito sia una cosa importante perché si confrontano idee. Come si può non essere d’accordo che una figura come Renzi lo faccia? L’importante è che quando ci si candida a una segreteria lo si faccia dicendo cosa si vuole fare della propria organizzazione, perché una segreteria è proprio questo. Ben venga un confronto, purché non sia sulle persone ma sui contenuti – ha detto Fabrizio Barca – Ritengo il Pd la cosa meno lontana dal partito che uno vorrebbe in un Paese. Un partito così potrebbe costruire in un’interazione continua, anche conflittuale e accesa con le organizzazioni dello Stato, l’itinerario di revisione della spesa. Il Pd lo fa poco, e parla sempre e solo di persone”.
“Nel mio viaggio in Italia – ha aggiunto Barca – ho visto un grande patrimonio di risorse umane che avrebbe la possibilità di attuare processi di confronto e dibattito, ma che è in parte inutilizzato. Vedo un’intelligenza e dei suggerimenti che vengono da persone all’interno dei circoli e che, se venissero ascoltate, ci farebbero ottenere risultati”.
