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Politica
Manovra e poi italiani al voto. Il piano di Renzi: pro e contro


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


L'intervento pesante e inatteso del Capo dello Stato sullo stallo per l'elezione dei membri non togati della Corte Costituzionale certifica una crisi del sistema e del quadro politico-istituzionale che era nell'aria da tempo. Matteo Renzi è andato a Palazzo Chigi con la voglia di spaccare il mondo o, più semplicemente, di cambiare l'Italia. Ma si è trovato di fronte difficoltà inimmaginabili. Non a caso un parlamentare del Pd ricorda ironico che "D'Alema entro nelle sede del governo con i capelli neri e ne uscì con i capelli bianchi".

Il potere logora chi ce l'ha. Il problema è che Renzi è anche segretario del Pd e in questa sua veste deve fare i conti con un partito nominato alle ultime elezioni dalla vecchia segreteria e quindi difficilmente controllabile. La finta segreteria unitaria non risolverà i problemi, i vari D'Alema, Bersani, Cuperlo e Civati (quest'ultimo rimasto perfino fuori) continueranno a essere una spina nel fianco. Che fare dunque? Andare subito alle urne è impossibile. Non tanto per il semestre italiano di presidenza dell'Ue, quanto per l'imminente Legge di Stabilità. Una manovra pesante che nel libro dei sogni del premier dovrebbe risolversi con la spending review e senza l'aumento di nuove tasse.

Difficile, però, e infatti si parla di tagli alla sanità (e non solo) che fanno infuriare le Regioni (non solo quelle a guida leghista). Renzi deve comunque trovare i soldi per confermare e magari estendere il bonus di 80 euro e per rifinanziare gli ammortizzatori sociali. Una strada obbligata. Ecco perché il premier ha alzato la voce con l'Europa, anticipando l'inevitabile innalzamento verso il 3% del rapporto deficit-Pil, soprattutto considerando la crescita negativa. Sul piano politico il leader democratico si è legato a doppio filo con Silvio Berlusconi attraverso l'intercessione e la mediazione di Denis Verdini (tanto che il suo governo viene ironicamente chiamato 'Renzini').

Il premier ha chiuso la porta a Grillo e al M5S per spalancarla all'ex Cavaliere. Il patto del Nazareno, rivisto più volte con numerosi faccia a faccia, sembra tenere, anche perché Berlusconi non ne vuol sapere di andare alle elezioni anticipate e si sente garantito con Renzi a Palazzo Chigi. Tutti i sondaggisti concordano nel dire che la forza del leader del Pd sta soprattutto nella mancanza di un'alternativa credibile. Che cosa farà il premier? In Parlamento è stato chiaro: o si fanno le riforme o si va al voto. Sì, ma con quale legge elettorale? Visto il lodo Alfano alle riforme istituzionali, l'Italicum, anche se venisse approvato, varrebbe solo per la Camera e non per il Senato. E quindi il Pd dovrebbe sfiorare il 50% per poter ottenere la maggioranza assoluta di deputati e senatori. Renzi ama le sfide e potrebbe anche giocare la carta del referendum su stesso e dire agli italiani 'votatemi perché non mi hanno fatto lavorare'.

Così facendo cercherebbe di liquidare gli alleati centristi e dell'Ncd e soprattutto la minoranza interna, mandando in Parlamento soltanto fedelissimi. Una strada difficile ma non impossibile. Napolitano, accusato da più parti di agire più da presidente del Consiglio che da presidente della Repubblica, potrebbe mettersi da traverso, magari dimettendosi e obbligando questo Parlamento a votare il successore. Anche se fonti renziane affermano che il premier avrebbe già avuto rassicurazioni dal Quirinale circa lo scioglimento delle Camere all'inizio del 2015 (per votare in primavera) in caso di stop al cammino delle riforme. Il tempo stringe e con la crisi economica che morde Renzi - in mancanza di un miglioramento soprattutto sul fronte dell'occupazione - potrebbe accelerare verso le urne per evitare che la luna di miele con gli italiani finisca definitivamente.
 

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