di Pietro Mancini
Il Milan, dopo l’ultima, deludente stagione, è in piena corsa per ottenere un posto nella prossima edizione della Champion’s League. Osservatori e tifosi attribuiscono grandi meriti dell’ascesa del club rossonero a Silvio Berlusconi, che ha dato fiducia al giovane ex “bomber”, Pippo Inzaghi, molto ambizioso ma alla sua prima esperienza su una prestigiosa panchina di serie A.
Alla squadra il nuovo allenatore è riuscito a far ritrovare orgoglio, senso di appartenenza ( “per batterci-dice il tecnico ai giocatori-devono dimostrarsi molto più forti di noi!”) e ha creato il giusto equilibrio tra la qualità in attacco e l’assetto difensivo.
Alla luce della felice scelta del nuovo allenatore del Milan- che non si dimostra servile e obbediente, su tutto, con il Presidente, pur accettandone, quando li ritiene utili, i consigli e dialogando con lui-ci si chiede : perché Berlusconi non si impegna a trovare un Inzaghi anche per la nuova leadership del centrodestra, da contrapporre al campione del team avversario, Matteo Renzi?
L’ex premier, anche in politica, dovrebbe non imporre ma scegliere, insieme agli altri esponenti del suo schieramento, un personaggio valido, e non un “yes-man”, che dimostri intuito e capacità politiche. E, soprattutto, che sia animato dalla volontà di rinnovare i programmi e il gruppo dirigente del centrodestra e di dire, quando occorre, dei no anche al fondatore di Forza Italia.Come ha fatto Inzaghi con il Presidente, con i giocatori e con la impostazione del gioco del suo Milan.

