L’intervento di Bonaccini agli Stati Generali di Progetto Civico
Stefano Bonaccini indica la strada per battere il centrodestra alle prossime elezioni politiche: unire il centrosinistra, costruire un programma condiviso e valorizzare le competenze amministrative maturate sui territori. Intervenendo agli Stati Generali a Roma, il presidente del Pd ha invitato la coalizione a concentrarsi sui contenuti, mettendo temporaneamente da parte il dibattito sulle primarie, e ha rilanciato la necessità di un’alleanza larga, plurale e civica.
Le condizioni economiche e sociali del Paese
Bonaccini parte dalle condizioni economiche e sociali del Paese, che a suo giudizio rappresentano un’opportunità per l’opposizione. “Io credo che la maggioranza degli italiani e delle italiane, alla domanda ‘Stai meglio o peggio di cinque anni fa?’, dirà peggio”, afferma, richiamando gli indicatori economici e sociali. Il quadro, secondo l’esponente dem, è particolarmente preoccupante sul fronte della sanità pubblica. “I numeri della sanità pubblica sono impietosi. Addirittura siamo scesi al 6,2 per cento nel rapporto tra spesa pubblica in sanità e prodotto interno lordo, quando le grandi democrazie in Europa hanno tutte una media che va al 7 per cento e addirittura alcune verso il 10 per cento”.
Anche la crescita economica desta preoccupazione. Bonaccini sostiene che l’Italia rischi di collocarsi tra i Paesi europei con le performance peggiori e attribuisce al Pnrr un ruolo decisivo nel contenere le difficoltà degli ultimi anni. “Fosse stato per voi che siete al governo, quei fondi non li avremmo mai ricevuti e l’Italia sarebbe in recessione esattamente da quattro anni, come la Germania”. La fine delle risorse del Piano, prevista a suo avviso per il 31 dicembre, rende necessario individuare nuovi strumenti per sostenere crescita e competitività.
Europa, Bonaccini attacca Meloni e Salvini sul diritto di veto
Tra le priorità indicate da Bonaccini c’è una riforma del funzionamento dell’Unione europea, a partire dal superamento del diritto di veto dei singoli Stati membri. L’obiettivo è consentire all’Europa di assumere decisioni più rapide, soprattutto in materia di politica estera. “Io penso che noi avremmo il dovere, in Europa, chi è convintamente europeista come il sottoscritto, di provare da un lato davvero a mettere in campo un nuovo Next Generation EU, anche magari ricorrendo al debito comune, per far ripartire la crescita e la competitività”, afferma.
L’esponente dem critica la posizione del governo italiano sul superamento del veto: “Meloni e Salvini sono i primi, al pari dei sovranisti, a volere un’Europa debole e divisa”. E aggiunge: “Un’Europa debole e divisa, che non decide, è un’Europa che a loro va bene, perché le possono scaricare addosso tutte le colpe del mondo”. Per Bonaccini, rafforzare l’Unione europea significa anche riconoscere che nessun Paese può affrontare da solo le sfide internazionali. “Noi sappiamo che, senza l’Unione europea, pur con tutti i limiti e i difetti che ha, ogni singola nazione avrebbe un destino già segnato: decidere di chi essere sudditi nei prossimi anni o decenni”.
Il centrosinistra non deve dividersi come quattro anni fa
Il primo passaggio per contendere il governo alla destra è, secondo Bonaccini, l’unità della coalizione. L’ex presidente dell’Emilia-Romagna torna sulle divisioni che precedettero le elezioni politiche di quattro anni fa, attribuendo proprio alla frammentazione del centrosinistra una responsabilità nella vittoria di Giorgia Meloni. “Non sono stati gli italiani a mandare Meloni a Palazzo Chigi: è stato un centrosinistra irresponsabile, sciagurato che, siccome dividersi in due era troppo poco, addirittura si è diviso per tre“, dichiara. Il rischio, avverte, è che la storia si ripeta: “Se faremo la stessa cosa il prossimo anno, Meloni stavolta andrà in vacanza al mare o in montagna, tornerà riposata e ritornerà a Palazzo Chigi”.
Bonaccini riconosce alla segretaria del Pd, Elly Schlein, il merito di aver lavorato per ricostruire la coalizione e rilancia la necessità di un centrosinistra “largo, plurale e anche civico”. L’appello è rivolto anche a chi condivide i valori democratici dell’opposizione ma continua a mantenersi equidistante. Nel suo intervento, Bonaccini richiama inoltre le forze della destra radicale e i rischi per la democrazia, citando Donald Trump, Vladimir Putin, Benjamin Netanyahu, Marine Le Pen e Roberto Vannacci. “Ma chi ha valori sinceramente democratici, che cosa deve succedere nel mondo, in Europa, in Italia per mettere da parte qualche differenza e metterci insieme finalmente per batterli?”, domanda. L’obiettivo, precisa, non è soltanto vincere le elezioni, ma farlo con una maggioranza solida, capace di governare. Una prospettiva che, secondo Bonaccini, assume un rilievo ulteriore anche in vista della futura elezione del presidente della Repubblica.
Redditi, lavoro e giovani al centro del programma
L’unità della coalizione, tuttavia, non è sufficiente senza un progetto condiviso per il Paese. “L’unità di una coalizione non è condizione sufficiente per vincere. È certamente necessaria, ma sufficiente no, perché diventi sufficiente serve quella che io chiamo l’alternativa”, sostiene Bonaccini. L’alternativa, nella sua impostazione, deve tradursi in una proposta concreta, capace di rispondere ai problemi dei cittadini. “Noi non vinceremo le elezioni se pensassimo che basterà parlare da qui al prossimo anno male di Meloni dalla mattina alla sera. Ce n’è motivo ogni mezz’ora, ma non basta. Ai cittadini fuori di qui non basta: vogliono sapere cosa faremo noi”.
Tra le priorità del programma individua “redditi e lavoro”, con particolare attenzione alle nuove generazioni. Bonaccini avverte che l’Italia rischia di diventare “un Paese solo per vecchi”, in cui i giovani hanno prospettive peggiori rispetto a quelle delle generazioni precedenti. “La mia generazione è cresciuta sapendo che avrebbe avuto la certezza di stare meglio dei propri genitori, dei propri nonni. Oggi le mie figlie e la mia nipotina di tre anni hanno la quasi certezza che staranno peggio dei propri genitori”, afferma.
Da qui la richiesta di misure straordinarie, tra cui la riduzione della tassazione per i giovani. Bonaccini affronta anche il tema dell’emigrazione giovanile, sostenendo che la priorità dovrebbe essere creare le condizioni per consentire a chi è partito di tornare in Italia. Accanto al lavoro, indica come centrali la difesa e il rilancio della scuola e della sanità pubblica. “Per noi il diritto all’istruzione e il diritto alla salute devono essere garantiti in via prioritaria dallo Stato e dal pubblico, affinché un povero, esattamente come un ricco, possa studiare e curarsi allo stesso modo”. Nel suo intervento richiama inoltre il tema ambientale e le perdite subite dall’agricoltura, prima di soffermarsi sulla sicurezza.
Sicurezza e il tema della repressione
Bonaccini invita il centrosinistra a non lasciare alla destra il tema della sicurezza e critica l’efficacia delle misure adottate dal governo. “Se fai il nono decreto sicurezza in quattro anni, vuol dire che gli otto di prima non sono contati niente”, afferma. La sua posizione è che lo Stato debba garantire il rispetto delle regole, senza rinunciare alla prevenzione e all’integrazione. “Dico al mio partito, prima ancora che a tutto il centrosinistra: non aver paura della parola repressione. Senza una certa dose repressiva uno Stato democratico non funziona e non fa rispettare le regole”.
Il principio, sintetizza, è che “chi sbaglia è giusto che paghi”, indipendentemente dal colore della pelle, dalla lingua o dalla religione. Bonaccini aggiunge che chi arriva in Italia per commettere reati deve essere perseguito. La repressione, tuttavia, non può rappresentare l’unica risposta. “Il punto è che la repressione da sola non basta“, sostiene, richiamando l’esempio degli Stati federali americani in cui è prevista la pena di morte. “Servono prevenzione e integrazione, la cui parola contraria, ricordo, è disintegrazione. E noi di comunità disintegrate non abbiamo alcun bisogno”, conclude sul tema.
La questione primarie
La terza priorità indicata da Bonaccini riguarda il metodo di lavoro della coalizione. L’esponente dem invita a mettere temporaneamente da parte il confronto sui nomi per concentrarsi sulla costruzione di una proposta politica condivisa. “Se posso permettermi, per qualche settimana aboliamo la parola primarie e concentriamoci sui contenuti”, afferma. “Se parliamo dalla mattina alla sera solo di primarie, parliamo di nomi e cognomi. E se parliamo solo di nomi e cognomi, manca il tempo per i contenuti”. Una volta definita l’idea di società da proporre agli elettori, sostiene, sarà possibile affrontare anche la scelta del candidato alla guida della coalizione.
Bonaccini insiste inoltre sulla necessità di valorizzare maggiormente chi ha dimostrato capacità amministrative nei territori. Si augura che le prossime liste del Pd e del centrosinistra siano composte in misura maggiore da persone che abbiano già dato prova di saper governare. A sostegno della sua tesi, ricorda che il centrosinistra continua a governare numerose regioni e la maggioranza dei comuni italiani, pur registrando risultati meno favorevoli nelle elezioni nazionali. Un divario che, a suo giudizio, dimostra la presenza di una classe dirigente locale “più affidabile, più competente, più perbene”. Siccome la sfida sarà probabilmente per pochi voti, osserva, la credibilità personale dei candidati potrebbe fare la differenza. Per questo invita a coinvolgere anche amministratori e figure capaci che non necessariamente appartengono già ai partiti.
Il richiamo alla Resistenza e il messaggio finale
Nella parte conclusiva dell’intervento, Bonaccini esprime preoccupazione per il quadro internazionale e per i segnali che, a suo giudizio, richiamano gli anni Venti e Trenta del Novecento. Critica la politica di Donald Trump nei confronti dell’Europa e ricorda un episodio avvenuto al Parlamento europeo a Strasburgo, quando Roberto Vannacci si rivolse ai banchi del centrosinistra invitando i suoi esponenti a sparire e ad allenarsi a correre. Bonaccini definisce quelle parole una minaccia e ricorda la risposta data in aula al generale: “Generale, se ti puoi permettere di dire una cretinata del genere in un’aula parlamentare, è perché 81 anni fa c’è gente che ha dato la vita per permettere a me e a te di poter parlare qui”. E aggiunge: “Tu saresti intervenuto qui in camicia nera, io e tanti altri non so dove saremmo”. Il messaggio conclusivo è un invito a non sottovalutare i rischi per la democrazia, ma anche a reagire con determinazione. “Stiamo attenti. È un mondo che per certi aspetti persino spaventa. Però gli aquiloni, se ci pensate, prendono il volo quando il vento è contrario. Faremo così anche noi”.
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