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Politica
Zaia o Fedriga? Salvini si guardi da Bossi (che vuole riprendersi la Lega)
Umberto Bossi

Bossi rifonda la Lega e strizza l’occhio a Zaia e ai “fratelli veneti perseguitati”, sfida a Salvini

Il Senatùr a 81 anni torna a farsi sentire e lo fa in maniera abbastanza clamorosa. Si tratta di una sorta di rifondazione della Lega che non nasconde solo ambizioni personali ma anche una visione strategica del partito completamente diversa da quella di Salvini e così dalle lande pavesi di Castello di Giovenzano, sotto una pioggia scrosciante, rilancia la “sua” Lega e cioè quella Nord alla presenza di 600 militanti e le note del Nabucco.

Si rivede l’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli e quello delle Riforme Francesco Speroni e c’è anche un occhio alle prossime elezioni con la presenza del consigliere Max Bastoni. Il Capo sale sul palco e chiarisce subito: «Manca un sogno, dobbiamo ricostruirlo. La Lega non può esistere senza un’identità chiara e forte. Abbiamo dato vita al Comitato Nord per rinnovare la Lega, non per distruggerla». Quindi non scissione almeno per adesso, ma opposizione interna.

Il pretesto è la débâcle alle ultime elezioni politiche e la perdita di voti nello storico Veneto, ma in realtà già da agosto Bossi aveva cominciato a lavorare al progetto, incontrando molta gente, intessendo rapporti e ricontattando i vecchi amici di un tempo proprio in previsione del risultato delle elezioni. E così è nata la fronda del fondatore, il “Comitato Nord”. Il “Capo” ha così sorpreso tutti e alla sua età, malconcio ma determinato, è ripartito dall’inizio.

Matteo Salvini è in difficoltà perché alle elezioni del 25 settembre non ha perso solo la Lega -che è passata dal 34% all’8,8% con una perdita netta di 3 milioni di voti in quattro anni ma si è ridimensionato il “modello Salvini” che aveva sostituito la battaglia contro “Roma ladrona” con quella contro “Bruxelles ladrona”. Intendiamoci, l’intuizione di Salvini era dal suo punto di vista  buona. Una sfida difficile che però aveva portato alla vittoria nel 2018 con quel 34%, cioè la maggioranza relativa, che aveva dato luogo al primo governo Conte, quello giallo – verde.

Poi da lì una serie di errori, l’hybris del Papete, la caduta, il parziale risollevamento con Draghi e infine il 25 settembre. Una specie di percorso sulle montagne russe che non poteva non provocare una reazione interna. C’hanno provato i governatori Zaia (Veneto) e Fedriga (Friuli Venezia Giulia) pensando che il vecchio leone padano avesse ormai le unghie spuntate dalla vecchiaia e la criniera spelacchiata dalle tante battaglie, ma così non è stato. Bossi, che è animale politico, anzi ha parlato nel “discorso del Castello” dei “fratelli veneti perseguitati”, aprendo proprio a Zaia. Come reagirà Salvini?

Intanto con le carte bollate e così il Comitato Nord, tramite il tesoriere Giulio Centemero, è stato ufficialmente diffidato dal partito “Lega per Salvini Premier” dall’utilizzare i simboli e di cessare il reclutamento interno. Si legge nella diffida a Fabrizio Cecchetti commissario lombardo del Partito: «Caro Fabrizio Cecchetti ti scrivo in qualità di amministratore federale per segnalarti che ho provveduto a inviare diffida a cessare la promozione dell’associazione politica “Comitato Nord” nei confronti degli iscritti a Lega per Salvini premier e l’utilizzazione dei simboli e della denominazione del partito».

Al che il Senatùr, come nel suo stile, ha reagito con la manifestazione di Giovenzano. Ormai quindi il conflitto è per così dire formalizzato. Se si tratterà di una riunione di nostalgici o invece della ripresa della vecchia Lega lo dirà il tempo. Nel frattempo però Salvini deve gestire una situazione difficile. Infatti, a livello nazionale, Bossi sta indebolendo comunque la Lega salviniana nei confronti degli alleati, Meloni e Berlusconi, con le elezioni lombarde alle porte e la contrapposizione Fontana - Moratti.

Salvini ha ovviamente scontato di essere andato due volte al governo dopo la vittoria del 2018, mentre Fratelli d’Italia è stata sempre all’opposizione. Ma ora Salvini che farà? Le sue battaglie sono passate in mano alla Meloni e se vuole contrastare questo indubbio fatto e nel contempo l’opposizione interna di Bossi deve cambiare nettamente marcia, a meno che non si rassegni alla sua nicchia ecopolitica.

Il fatto è che ormai la Lega è una fotocopia di Fratelli d’Italia e forse, dal punto divista del mero calcolo elettorale, gli converrà convergere di nuovo nella “ridotta del Nord”, dove ha il suo zoccolo duro. Questo comporterà la fine del progetto della “Lega nazionale” perché ormai c’è ne è già una e si chiama Fratelli d’Italia.

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