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Politica
Brunetta contro Napolitano: "Scissionatore, ha avallato la rottura dell'Ncd"

"Gentile Direttore, le scrivo per condividere la lettura che ha fatto Dagospia della missiva che, attraverso l'Huffington Post, Cicchitto e Quagliariello hanno spedito a Silvio Berlusconi. Cioè: la scissione dell'Ncd ha 'avuto l'autorevole avallo del Colle più alto'. Ritengo questa analisi convincente. E perfettamente in linea con la personalità e la storia di Giorgio Napolitano. É un perfetto 'scissionatore'. Non fa lui le scissioni: le provoca, le accompagna, le favorisce. Poi lascia per strada gli 'scissionati'". Lo scrive Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in una lettera all'Huffington Post, nella quale riporta alcuni passaggi, su Napolitano, del suo prossimo libro dedicato al "Complotto".

"Giorgio Napolitano resta un ossimoro vivente. È il garante dell’unità della nazione. Per garantire questa unità fa poltiglie di qualsiasi gruppo coeso che incontra sulla sua strada, per regalare ai suoi disegni di sovrano un pulviscolo ossequioso. Quando lo 'scisso' o 'scissionato' si accorge dell’uso che di lui ha fatto il capo dello Stato, si ritrova solo, e non conta niente, dunque viene scaricato".

"Dal 2006 in poi, eletto presidente della Repubblica, favorisce, incoraggia, pratica la moral scission, scusate il maccheronico. Lo fa blandendo e consigliando presidenti ed ex presidenti del Senato e della Camera. Il primo a fruire dei consigli e a lasciarsi sospingere dall’Udc al Partito democratico è stato Marco Follini. Quindi è cascato nella rete Pier Ferdinando Casini, in corsa da solo nel 2008. Poi è stata la volta di Gianfranco Fini. E qui la lusinga di Napolitano è stata ad effetto devastatorio per l’Italia, e un nodo centrale del complotto".

"Fallito il golpe di Palazzo del 14 dicembre, con la fiducia ottenuto da Berlusconi, il lavorio di Napolitano si concentrò su Tremonti, a sua volta convinto di poter essere chiamato a sostituire il Cavaliere a Palazzo Chigi. Poi eccoci a Mario Mauro, amico di vecchia data di Napolitano al parlamento europeo, unico di Forza Italia a perorarne l’ascesa al Colle nel maggio del 2006. Parla con il capo dello Stato e si allea con Monti in Scelta civica. Napolitano lo premia facendolo ministro della Difesa, e poi lo scarica solitario e triste quando non serve più all’arrivo di Renzi, non prima di aver condotto Mauro a separarsi anche da Scelta civica".

"Lo stesso con Alfano e con i suoi ministri, non a caso nominati da Napolitano, ben consapevole che erano destinati a separarsi dal fondatore di Arcore. Stessa storia nel Partito democratico. In fondo Letta è il braccio destro di Bersani, amputatogli da Napolitano per fare un governo in cui i lettiani sono scissionisti rispetto ai bersaniani. E i 101 che bocciarono Prodi per il Colle non è che avessero un nume diverso da quello residente in quel momento al Quirinale"

"E Renzi?Nella nostra storia Napolitano non è il capo del complotto, neanche ne è comprimario. Semplicemente è la condizione sine qua non dello scivolamento della valanga dello spread addosso a una maggioranza resa fragile. L’unico potere forte italiano, se la maggioranza è debole, il governo è fragile, e il popolo viene a bella posta impedito di esprimersi elettoralmente, è lui, il capo dello Stato che per essere garante dell’unità nazionale si fa Re, a costo di frantumare tutto il resto, secondo il motto divide et impera", conclude Brunetta.

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