
Il Pd attende l’esito dell’incontro di Grillo con i suoi parlamentari per capire se il ‘caso Curro” possa creare delle crepe nel movimento. Grillo e Casaleggio, riferiscono fonti parlamentari di M5S, stanno passando al vaglio le storie politiche di tutti gli eletti, per verificare se ci siano sul serio degli ‘infiltrati’, se c’e’ qualcuno che sia stato legato a Sel o addirittura al Pd. “Una sorta di database”, spiega un grillino che non nasconde come il M5S sia spaccato al proprio interno. Che la fronda stia prendendo consistenza è noto anche ai vertici del Movimento. Tanto che è già partita la conta interna: sarebbero nove i parlamentari a rischio, pronti a votare la fiducia e a traslocare al gruppo misto. Più ampia la fascia dei generici insoddisfatti dall’intransigenza, quota che oscilla tra i 30 e i 40 parlamentari, su 163.
I bersaniani non hanno gradito la sortita di Matteo Renzi, la giudicano come un tentativo di sbarrare la strada per palazzo Chigi al segretario del Pd. “Bersani teme che io imiti Berlusconi? Vede fantasmi”, risponde il sindaco di Firenze dai microfoni del tg1. Ma tra i fedelissimi del ‘rottomatore’ c’e’ la convinzione che Bersani punti ad eleggere un Capo dello Stato per poi ottenere l’incarico per la presidenza del Consiglio. “Noi vogliamo che Bersani chiarisca la linea, tocca a lui indicare la strada, non a noi. L’importante e’ che ci sia chiarezza, che non ci siano inciuci”, sottolinea un renziano.
Bersani ha visto Mario Monti e, dicono i suoi, e’ sempre piu’ vicina un’intesa tra i due per un accordo di governo. Il passaggio cruciale resta la nomina del prossimo Capo dello Stato. C’e’ chi nel centrodestra (oggi ci ha riprovato Ignazio La Russa), continua a volere la permanenza di Giorgio Napolitano al Colle, il Pdl ha intenzione – spiegano fonti parlamentari – di indicare nelle prime votazioni proprio il nome dell’attuale presidente nella scheda, ma il presidente della Repubblica ha piu’ volte manifestato la sua indisponibilita’, anche considerando il fatto che il prossimo Capo dello Stato potrebbe essere costretto a sciogliere le Camere. E allora i fari sono puntati sul 18 aprile.
Silvio Berlusconi vuole fortemente un nome condiviso per la presidenza della Repubblica. Non per forza Gianni Letta, andrebbero bene anche Franco Marini o Giuliano Amato. Ma il Cavaliere (ai suoi ha spiegato di non aver gradito la proposta di Mara Carfagna di lanciare Emma Bonino, “non e’ la linea del partito”) seppure esprima, ancor piu’ di prima, sincera ammirazione per Matteo Renzi plaudendo alla sua iniziativa di apertura al Pdl, chiede un confronto serio a Pier Luigi Bersani. E’ un passaggio ineludibile, ha spiegato, Bersani deve pensare agli interessi del Paese altrimenti – questo il ragionamento – meglio il voto, converrebbe anche a lui.
Dunque nessun ‘abbraccio’ al sindaco di Firenze, individuato come un potenziale ‘competitor’ qualora si andasse alle urne a ottobre. Al momento gli ambasciatori di Pd e Pdl sono al lavoro per un incontro tra l’ex premier e Bersani. Ma il colloquio resta in forse. Ci sara’ soltanto se l’accordo verra concluso prima dagli ‘sherpa’, dicono dal Pdl, “non ha senso farlo se non c’e’ prima un’intesa”. Proprio per questo motivo il faccia a faccia e’ previsto non prima della fine della prossima settimana. Le trattative sono in corso e ci potrebbero essere delle convergenze sul nome del Quirinale (sarebbero decadute le pregiudiziali su alcuni nomi da parte sia di Pd che di Pdl). Resta pero’ l’ostacolo, non da poco, di un’intesa sul governo. Via dell’Umilta’ dice no ad ‘accordicchi’ o ad uscire dall’Aula. Bersani, dal canto suo, e’ convinto di portare dalla sua parte un numero sufficiente di grillini per riuscire nell’impresa di formare un esecutivo. Il Cavaliere intanto in privato ‘bacchetta’ Onida per le sue esternazioni e gioisce, invece, per le dichiarazioni di Ruby. Ora e’ chiaro che c’e’ atto un attacco dei giudici.





