Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Politica » Campo largo, ma di che parlano? Ecco perché così si perde prima di arrivare alle urne

Campo largo, ma di che parlano? Ecco perché così si perde prima di arrivare alle urne

Basta che Conte apra bocca sull’Ucraina e il castello di cartapesta torna a essere quello che è sempre stato: un insieme di partiti che condividono il nemico politico, ma non una visione del mondo

Campo largo, ma di che parlano? Ecco perché così si perde prima di arrivare alle urne
Fonte immagine: Instagram

L’analisi

Ci dev’essere una riunione segreta alla quale noi non siamo invitati. Perché, francamente, non si spiega. Ogni settimana ci raccontano del campo largo. Si incontrano, si sorridono, si stringono la mano, si fanno i selfie. Pubblicano foto sui social con didascalie piene di entusiasmo: “insieme si vince“, “costruiamo l’alternativa“, “uniti per il Paese”. E allora viene spontanea una domanda. Ma di che parlano? Perché basta che Giuseppe Conte apra bocca sull’Ucraina e il castello di cartapesta torna a essere quello che è sempre stato: un insieme di partiti che condividono il nemico politico, ma non una visione del mondo. Le ultime dichiarazioni del leader del Movimento 5 Stelle non sono un incidente di percorso.

Sono la conferma di una linea politica che non è mai cambiata. Ancora una volta il racconto è quello di un’Europa animata da una deriva bellicista, ancora una volta il richiamo a un negoziato che, nella narrazione contiana, sembrerebbe dipendere soprattutto dalla volontà occidentale. Peccato che ci sia un dettaglio, piccolo ma decisivo: il negoziato richiede due interlocutori. E, dall’altra parte, Vladimir Putin non ha mai dato segnali concreti di voler porre fine all’aggressione con una trattativa seria.

LEGGI ANCHE: Sondaggi, il campo largo sorpassa il Cdx. E altro che Schlein, per gli elettori il vero leader è…

Continuare a evocare un tavolo che uno dei due partecipanti continua a rovesciare significa trasformare uno slogan in una politica estera. E qui il campo largo si restringe fino quasi a scomparire. Perché da una parte c’è chi sostiene il rafforzamento della difesa europea e l’aiuto a un Paese invaso; dall’altra c’è chi continua a leggere la guerra con categorie che finiscono, inevitabilmente, per alleggerire le responsabilità dell’aggressore. Non è una sfumatura, è una differenza di valori, di cultura politica e di collocazione internazionale. Allora, di nuovo: ma di che parlano? Perché se su un tema che definisce la politica estera, il rapporto con l’Europa, la Nato e perfino l’idea stessa di democrazia liberale ci si divide così profondamente, il resto diventa semplice scenografia. Le conferenze stampa e i vertici.

Le foto di gruppo e le dichiarazioni solenni. Tutto marketing politico. La verità è che, ogni volta che si affronta il tema dell’Ucraina, riaffiora la vecchia sintonia tra Conte e Salvini (e ora anche Vannacci). Magari con toni diversi, magari con argomentazioni differenti, ma la direzione di marcia resta sorprendentemente vicina. È come se la vecchia stagione giallo-verde non fosse mai davvero finita: dorme, ma basta parlare di Russia perché si risvegli. Forse è arrivato il momento di smettere di inseguire formule elettorali e cominciare a costruire alleanze fondate su principi condivisi. Una coalizione può perdere le elezioni.

Ma non può permettersi di perdere la propria identità prima ancora di presentarsi agli elettori. Il campo largo non diventa credibile perché lo si ripete cento volte. Diventa credibile quando chi ne fa parte condivide l’essenziale. Oggi l’essenziale, semplicemente, non c’è. Forse sarebbe più onesto prenderne atto. Seppellire definitivamente un progetto che esiste soltanto nelle fotografie di gruppo e costruire un’alleanza più piccola, magari meno competitiva sul piano elettorale, ma almeno fondata su una comune idea di Europa, di democrazia e di politica estera. Perché le coalizioni possono nascere per vincere. Ma se non sanno nemmeno rispondere alla domanda “da che parte stiamo?”, finiscono per perdere molto prima di arrivare alle urne.

LEGGI LE NOTIZIE DEL CANALE POLITICA