Nuove consultazioni da parte del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Al di là delle valutazioni sulla lentezza di questa politica (come sanno gli uomini di economia, la velocità è una virtù), tra le prese di posizione, politicamente e teoricamente, condivisibile e interessante è il pragmatismo di Silvio Berlusconi, come del resto quello di Luigi Di Maio quando propone un’alleanza alla Lega o al Pd sulla base di un programma. Berlusconi ne propone uno “concreto, fattibile e credibile”. Questo è un ragionamento da vero uomo d’economia, oltre che politico. Altrettanto importante, anche se più ordinaria e vagamente pleonastica, l’idea che l’Italia debba tutelare maggiormente i propri interessi in Europa, “senza populismi e dilettantismi”. Dilettantismo?! Povera Italia se viene rappresentata all’estero da dilettanti. Più complesso e sfumato è il riferimento al Movimento Cinque Stelle, non citato direttamente, per cui Berlusconi parla di “invidia, odio sociale, pauperismo e giustizialismo”. Circa quest’ultimo, quanti dubbi. È giusto pensare che “dura lex, sed lex” e porre il veto a un politico a prescindere dal tipo di condanna. Si pensi a quello rivolto dal M5S a Paolo Romani alla candidatura alla presidenza del Senato, condannato per l’uso di un cellulare pubblico da parte della figlia. Esiste il senso delle proporzioni in questo genere di valutazioni? Certo il contesto e i ruoli sono dirimenti… ma pagare l’idraulico in nero è uguale a portare milioni di euro in Svizzera? Più condivisibile il fatto dell’odio sociale e dell’invidia, connessi da Berlusconi, vero capitalista, al pauperismo. L’invidia e l’odio sociale sono una realtà, ma vanno contestualizzati. L’Italia è un Paese con ampie aree di povertà, molta ignoranza, ridotto a sperare nella fortuna delle lotterie o della tv. La colpa è del passato, degli anziani che hanno occupato i posti di lavoro, della spesa pubblica della prima Repubblica, di cui gli italiani hanno approfittato, e che ha lasciato ai giovani un debito pubblico gigantesco, ma anche della mentalità catto-comunista e anti-meritocratica per cui pensano che tutto sia loro dovuto: come il lavoro, che deve sì essere favorito dalla politica, ma che è una conquista. Per questo il reddito di cittadinanza del Movimento Cinque Stelle non dovrebbe contribuire a sclerotizzare tale mentalità parassitaria. Del resto, parlando più in generale d’invidia, come diceva Enzo Biagi, gli italiani perdonano tutto meno il successo e, come noto, gli invidiosi non si guardano.

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