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Politica
Caso Geithner, Berlusconi attacca: "Grave silenzio alte cariche dello Stato"

 "Il complotto è una notizia gravissima che conferma quanto dico da diverso tempo" e "osservo che il Capo dello Stato, i presidenti del Senato e della Camera, il presidente del Consiglio ieri non hanno ritenuto di fare alcuna dichiarazione". Così Silvio Berlusconi commenta a Uno mattina quanto rivelato dal ministro Usa Timothy Geithner che, nel suo saggio Stress Test, ha dichiarato che nell'autunno del 2011, quando la crisi economica aveva portato l'euro a un passo dal baratro, alcuni funzionari europei lo avvicinarono, proponendo un piano per far cadere il premier italiano Berlusconi. Una vicenda che ha suscitato le reazioni di tutti gli esponenti di Forza Italia, ma della quale il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha detto ieri di non sapere nulla.

Contro i giornali. Il presidente di Forza Italia non ha risparmiato accuse alla stampa: "Alcuni giornali - ha aggiunto Berlusconi - hanno comportamenti scandalosi perché non portano nemmeno la notizia in prima. Si è chiaramente trattato di violazione delle regole democratiche e di un attacco alla sovranità del nostro Paese".

"Nessun complotto, ma azione contro di me". L'ex Cavaliere, poi, aggiusta il tiro: "Io non ho mai parlato di complotto, non mi piace, ma di azione di interesse contro un presidente del Consiglio che non permetteva a Francia e Germania di portare avanti i loro interessi", dice a proposito della caduta del suo governo. Berlusconi parla di "imbroglio degli spread", consistito nel fatto che "la Bundesbank aveva ordinato alle banche di mettere sul mercato secondario i titoli di Stato: ovviamente non potevano essere assorbiti tutti e il prezzo è sceso. Da lì è venuto fuori lo spread tra rendimento del nostro debito pubblico e titoli tedeschi, che diventarono beni rifugio. Noi dovemmo così alzare i nostri tassi di interesse per renderli appetibili".

L'ex Cavaliere poi ricorda che "com'è stato rivelato da Alan Friedman, Napolitano prese contatti già a luglio per formare un governo di tecnici" e che "Bruxelles ci chiese delle norme di rigore per cui non ero d'accordo, preparai un decreto legge ma il capo dello Stato non lo firmò, andai a Cannes a mani vuote e Merkel e Sarkozy risero quando gli chiesero se Berlusconi mantiene le promesse". "Si insistette - afferma il presidente di Forza Italia - che l'Italia accettase dal Fondo monetario internazionale un prestito da 80 miliardi, ma i conti erano in ordine, non avevo bisogno di quei soldi". E prosegue: "La politca di rigore imposta dagli eurocrati di Berlino e Bruxelles ci hanno portato a nessuna crescita, 5 giovani su 10 senza lavoro, 4 milioni di italiani in povertà assoluta e 10 milioni in povertà relativa". In merito, poi, ai rapporti con la Germania, Berlusconi ricorda: "Nel 2011 Merkel mi disse 'So che non mi saluterai più'. Dopo non ho più avuto occasione di incontrarla".

 

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