E’ pronto il nuovo governo Pd-M5S. Ma c’è chi, come il deputato dei 5 Stelle Roberto Cataldi, che anche pronto a votarne favorevolmente la fiducia, vorrebbe scelte di spessore basate sul merito e non sull’appartenenza.
Cataldi è un giurista marchigiano, originario di Ascoli Piceno e con all’attivo diversi saggi in campo civilistico. In un anno di attività politica si è particolarmente speso sulla tematica della ricostruzione dal terremoto che ha colpito nel 2016 il centro Italia.
Cataldi, voterà a favore del nuovo governo Pd-M5S?
Vediamo cosa viene fuori. Il governo che vorrei è però diverso.
Non darà la fiducia quindi?
Darò la fiducia ma nei ruoli dei ministri mi piacerebbero figure di grande spessore e capacità. All’appartenenza a questo o a quel gruppo preferirei il merito e la preparazione. Dovrebbero prevalere le competenze alla politica tout court.
Quindi?
Vanno risolti i problemi reali.
E può risolvere i problemi reali del terremoto un politico come Vasco Errani? Col nuovo governo si è fatto il suo nome come nuovo commissario alla ricostruzione nel centro Italia. Sarebbe un ritorno dopo una prova che con un eufemismo si può definire poco convincente. Le sembra la persona giusta?
Secondo me va nominato un urbanista e non un politico. E poi l’Emilia Romagna, dove ha lavorato Errani, è una cosa diversa dal centro Italia, dove c’è il più grande cratere di sempre e che interessa 138-140 Comuni. Molti paesi sono in una situazione desolante. Fino ad ora si è fatto ben poco. Si sta partendo adesso con la ricostruzione di quei luoghi dove ci sono stati danni lievi. Dove invece i danni sono più gravi non si è fatto molto. Per 3 anni si sono solo portate vie le macerie. Non possiamo dimenticare la popolazione del cratere.
Si è fatto bene poco in questi anni…
Bisogna pensare ad andare in deroga ai regolamenti. Sono cittadine medievali. Non possiamo imporre dei criteri come se stessimo ricostruendo una grande città da mettere in sicurezza. Con un principio simile dovremmo rifare Trastevere o Alberobello perché non sono a norma. Ma distruggeremmo il nostro patrimonio, il motivo per il quale i turisti vengono in Italia. Di fondo non c’è elasticità e buon senso. Non le ho viste utilizzate neanche per un dramma come il terremoto.
In generale sul sisma c’è stato un gap decisionale…
Appunto, non si decide in molti casi cosa fare. Il politico tende a barcamenarsi. Ma ci vuole un tecnico che abbia una visione e decida cosa fare e lo faccia.
Un’altra persona legata alla ricostruzione (è stata commissario), Paola De Micheli del Pd, è in lizza per diventare ministro alle Attività produttive…
In generale utilizzare il modello Emilia Romagna vuol dire lasciare i terremotati lì per i prossimi 20 anni. Ripeto, il centro Italia con i suoi paesini medioevali non c’entra nulla con la pianura padana. L’unica soluzione è scrivere una normativa in deroga che superi quelle esistenti e la burocrazia connessa e poi prendere quelle decisioni che nessuno vuole prendere.
Lei è un giurista. Dopo un anno e mezzo di esperienza in parlamento può dirci cosa non le piace della politica?
Che molte volte si prediliga il parlare alla pancia. Preferirei nei ruoli di vertice, come nell’esempio del presidente Giuseppe Conte che nella passata esperienza non ha mai usato parole aggressive, persone che sappiano parlare al cervello. Conte nel momento chiave della storia recente ha detto cose che hanno avuto un peso. Io sono un centrista, essendo un giurista.
Cioè?
Mi spiego meglio. Sono consapevole che nella società ci sono interessi molteplici ed io come ogni giurista prediligo più la risoluzione tecnica del problema che il conflitto. Non mi interessano destra o sinistra. Ho la mentalità di chi deve risolvere problemi reali.
Voci attendibili sostengono sia stata la proposta di abolire la prescrizione nei processi la goccia che ha fatto traboccare il vaso tra Salvini e il M5S. Lei che pensa? La prescrizione serve?
Si, in Italia serve. Un imputato innocente patisce per anni una sofferenza indicibile. Con l’abolizione della prescrizione terremmo chiunque, vita natural durante, sotto processo. E’ una crudeltà immane. Il processo non può avere un tempo infinito. Non si possono risolvere così i problemi della giustizia italiana. Se non si riducono i tempi del processo non si può pensare di risolvere il problema abolendo la prescrizione. Eppure basterebbe ricopiare i sistemi di Paesi dove i processi sono più veloci.
E intanto?
Eliminiamo, come ho proposto, tutte le attività inutili e ripetitive che ci sono in un procedimento. C’è ne sono una quantità immane. Ingabbiano in una selva burocratica tutti i processi.
Quale è la chiave per far funzionare la giustizia italiana che i passati governi non hanno adottato?
La semplicità. Bisogna semplificare il processo come nei Paesi anglosassoni che deve basarsi sugli elementi sostanziali e non su quelli formali. Altrimenti resteremo ancora una volta imbrigliati e non ci saranno né giustizia né ricostruzione né facilitazioni alle imprese che creano economia.

