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Politica
Miccichè, ce la possono ”sucare altamente”
 Gianfranco Miccichè

Miccichè e gli sdoganamenti linguistici

La frase “na puonnu sucare altamente” denota l’appropriatezza di linguaggio dell’onorevole Gianfranco Miccichè, ex presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana ed ex senatore della Repubblica Italiana. Egli, con la squisita circonlocuzione, sembra voler eufemizzare (sdoganandone il termine) una possibile “profonda fellatio” ad opera degli inquirenti a suo “carico”. Più banalmente, la frase significa “non mi possono fare assolutamente niente”. Ma lo sdoganamento delle parole ad opera di un così elevato rappresentante del Popolo, ci consente di approfittarne goliardicamente.

Attualmente il Miccichè è indagato dalla procura di Palermo per peculato e truffa aggravata. Quegli “alti sucanti” lo accusano per aver usato l’auto blu come se fosse un taxi anche per portare il gatto affascinato, forse, dal lampeggiante e, probabilmente, per farsi recapitare la cocaina dello chef Di Ferro.

Sì, proprio cocaina, come ammesso dall’interessato nel luglio 2023 «Sì uso cocaina, ma Di Ferro non è uno spacciatore… Ognuno di noi qualche errore nella vita lo ha fatto. L'importante è essere a posto con la propria coscienza». Ergo: se si è a posto con la propria coscienza, si può pippare cocaina, usare la macchina blu come se fosse la propria e farsela “sucare altamente”.

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Qualcosa di analogo deve aver pensato il novello Marchese del Grillo Tancredi Antoniozzi, figlio del parlamentare Alfredo. I “sucanti” avrebbero dovuto essere i due Carabinieri che lo hanno fermato perché guidava «a velocità sostenuta e con manovre pericolose per la pubblica incolumità, in particolare delle persone presenti»; i potenziali “sucanti” si son sentiti dire «Domani vi troverete senza lavoro, vi faccio licenziare, non sapete chi sono io e a chi sono figlio, sono il figlio di Antoniozzi, il parlamentare, vi faccio fare una brutta fine, conosco il Questore di Roma» mentre il suo fido Patroclo aizzava l’Eroe «Bravo, chiama tuo padre e fagli vedere a questi come perdono il lavoro, fallo subito e non perdere tempo».

Salvo, poi, patteggiare (entrambi) una condanna a 8 mesi di reclusione per minaccia e resistenza a pubblico ufficiale. Stavolta l’hanno “sucata” loro, anche se si sentivano “a posto con la propria coscienza”. Pazienza. Ma pazienza non hanno gli avvocati milanesi che, attraverso il Presidente dell’Ordine, hanno manifestato «forte apprensione per l’iniziativa della Procura di Milano, che si è determinata - anche in questa occasione - ad agire penalmente nei confronti di un Avvocato».

Anche gli avvocati hanno notoriamente la coscienza a posto. Forse non tutti. Forse potrebbe non averla a posto l’Avvocato 60enne bresciano indagato per sfruttamento della prostituzione. Non si doveva indagare?

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Forse potrebbe non averla a posto l’Avvocato 37enne barese, finito in carcere e ritenuto dalle indagini congiunte condotte dai Guardia di Finanza, carabinieri e agenti della Polizia stradale di Bari, presunto responsabile di associazione per delinquere, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, peculato, simulazione di reato, riciclaggio e autoriciclaggio. Anche in questo caso l’indagine ha suscitato “forte apprensione”?

E per l'Avvocato 49enne di Ischia condannato -in primo grado- a un anno di reclusione per truffa aggravata (unitamente alla sua procacciatrice d'affari) definito dalla stampa milanese come il «"Re" delle truffe immobiliari», nessuna apprensione? Magari era anche lui convinto essere “a posto con la propria coscienza” e perciò gli inquirenti gliela potevano “sucare altamente”.

Insomma, quante e quali sono le categorie di soggetti chea posto con la propria coscienza” e perciò meritevoli di farsela “sucare altamente? Sarebbe bene saperlo prima.

Così si eviterebbero assurdi fraintendimenti e si frustrerebbe l’istinto di molti cittadini che, davanti a queste situazioni, si ritrovano a pensare che tutti gli intoccabili novelli Marchesi del Grillo “na puonnu sucare altamente”.

 






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