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Politica

Di Pietro Mancini

È condivisibile l'osservazione di quanti sostengono che la forzatura renziana sull'Italicum ha rivelato l'assenza del vero contrappeso di una democrazia sana: un'opposizione, in grado di rappresentare una credibile alternativa all'esecutivo. Infatti, le democrazie funzionano bene nei Paesi dove ci sono opposizioni forti, strutturate, credibili, capaci di muoversi con la logica dell'essere un "governo in attesa".
 Nel bel Paese, invece, la fiducia evidenzierà che la coalizione Brunetta-Bindi-Passerà-Travaglio-Prodi-Landini-Salvini non è, sufficientemente, organizzata per rappresentare un'alternativa al governo di Matteo Renzi.

Uno degli oppositori, il Presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, ieri, ha detto: "Noi non consentiremo che quest'Aula della Camera sia ridotta a un bivacco di manipoli. Faremo di tutto per impedire il fascismo renziano!". Brunetta ha voluto riecheggiare il discorso, pronunciato da Benito Mussolini, il 16 novembre 1922, poco dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922 e dopo aver giurato, come Capo del governo, davanti a re Vittorio Emanuele III il 31 ottobre, al Palazzo del Quirinale. Questo il passo del discorso di Mussolini divenuto più celebre: "Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti.
 Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto"

L'accostamento tra Benito e Matteo, fatto da Brunetta? Improponibile, sul piano storico ridicolo e su quello politico. E offensivo nei confronti della memoria, onorata il 25 aprile dal Capo dello Stato e dal premier, delle tante vittime della feroce dittatura fascista. Renzi e i suoi collaboratori non erano degli infami fascistoni, quando le riforme  vennero approvate, con il concorso, determinante, al Senato, del partito,  di Silvio Berlusconi, che è stato a lungo alleato, al governo, con i rappresentanti dell'ex fascistissimo MSI di Almirante, Fini e Romualdi?  Non convincente, neppure, l'accostamento, fatto da Travaglio, tra Matteo e il premier della "legge-truffa" del 1953, il DC di destra don Mario Scelba.

Da condannare le urla e gli insulti contro la Presidentessa della Camera, donna Laura Boldrini, che ha applicato i regolamenti, e contro la bella ministra renziana, donna Maria Elena Boschi. Quanto a don Pippo Civati, da Monza, e ai deputati della vecchia e ormai logora "Ditta" del PD, i loro voti, annunciati, contro la fiducia al governo, guidato dal leader dei democrat, verranno, seppur legittimamente, espressi in palese, evidente contrasto con l'orientamento della direzione del partito, che li ha nominati parlamentari e che, a larga maggioranza, approvò l'Italicum. Nel vecchio Pci, sarebbero già stati espulsi dal vertice del "partitone rosso" di berlingueriana memoria. Se non condividono l'opinione della maggioranza, lascino i seggi e gli stipendioni!

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