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Politica
Quella tentazione minoritaria che abita nel Pd


Di Adriana Santacroce


        Quando Bersani, il giorno prima delle ultime elezioni politiche, disse che la prima cosa da fare in caso di vittoria era legiferare sullo Ius soli, compresi, senza ombra di dubbio, che quel PD era ancora legato alle istanze minoritarie della sinistra. Con un Paese in piena crisi, non capire che l'emergenza erano lavoro e riforme era il sintomo della sinistra vecchia e perdente. Poi é arrivato Renzi. Ed è cambiato tutto. Per vincere bisogna guardare anche dall'altra parte, diceva. E così ha fatto.

          Solo che nel suo partito quella voglia di pensare sempre ad altro, di restare nella nicchia, di far politica soprattutto per testimonianza c'è ancora. Eccome se c'è. Quando sento parlare di scissione, del ritorno della "sinistra sinistra" con personaggi come Cuperlo o Civati sento un forte profumo di antico. Il Pd, o quel che è diventato con Renzi, é diventato maggioranza nel Paese. Si é allargato al centro, verso il popolo moderato che da sempre guida chi governa in Italia. E come reagiscono i "sinistri"? Pensano a uscire dal partito che governa e di farne un altro, destinato a stare all'opposizione e fare, ancora, solo testimonianza. Spero che siano solo voci, destituite da ogni fondamento. Perché se fossero reali, sarebbero la dimostrazione del fallimento di un'intera classe dirigente. Renzi sta trasformando il Pd nel partito della Nazione. Un grosso contenitore di centro che peschi a destra come a sinistra. Con un enorme capacità di trascinamento il Premier sta portando il Pd fuori dai confini tradizionali. Ma la risposta non può essere andarsene da quel partito. E consegnare al segretario  la maggioranza del Paese per chissà quanto tempo. Non vanno bene le politiche di Renzi? Bene, allora combattetelo da dentro il partito, sfidatelo sui contenuti. Ma sul serio. Senza scalpitare sui giornali e poi votare quel che vuole lui in direzione.

       Con la logica minoritaria non si va da nessuna parte in questo paese. Comodo non sporcarsi le mani per potere sempre rivendicare: io lo avevo detto. Troppo facile così. Si deve combattere, invece, per le idee, se ne vale la pena. Ma restando  dentro al partito, dove cercare la maggioranza. Il grande consenso che ha il partito é merito di Renzi, é vero. Ma quello é il partito che è stato di Berlinguer, che ha una storia di valori e di principi. Se non vi sta bene il segretario combattetelo, come ha fatto lui con Bersani. Ma basta con queste voci di scissione e di partitini. Non fanno che rafforzarlo nella sua sconfinata ambizione.

        L'ha capito bene Landini, unico a tener testa al premier ormai. Non servirebbe a nulla fare un partitino alla sinistra di Renzi. Meglio combatterlo dal fronte sindacale dove può convergere tutta la rabbia dei lavoratori. Meglio la piazza e le fabbriche dove Renzi vale poco e lo si può affrontare alla pari. Questo é la vera rivoluzione dello scenario politico. Se cade lo scontro destra-sinistra può nascerne uno nuovo del tipo governo-sindacato, o palazzo-piazza e via discorrendo. Landini lo ha compreso. Dentro l'agone politico oggi Renzi é imbattibile. Un altro partito a sinistra sarebbe solo testimonianza. Se lo mettano in testa i vari Civati. O trovate una forma efficace per contrastarlo dall'interno o lasciate perdere. Tanto vincerebbe lo stesso lui.

@AdriSantacroce
 

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