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Politica
"Congresso? Chi pensa a un’alternativa a Salvini non ha a cuore la Lega"
Mario Borghezio Lapresse

Matteo Salvini da un lato e Giancarlo Giorgetti insieme ai governatori dall’altra. Mai come sul Green pass è emersa plasticamente una Lega di lotta e una di governo. Ma a contrastare ogni ipotesi di un Carroccio spaccato in due come una mela è Mario Borghezio, volto storico del partito. L’ex europarlamentare, intervistato da Affaritaliani.it, infatti, afferma serafico: “Non ci sono due Leghe. Casomai ci sono due Italie come ci ha insegnato il professor Tullio De Mauro”. Non solo, ma Borghezio aggiunge anche: “Una cosa è certa, chi oggi pensasse ad un’alternativa a Salvini non lo farebbe nell’interesse della Lega”. Lo spauracchio di un congresso, quindi, per Borghezio non esiste: “Chi coltiva questi pensieri deve sapere che non c’è trippa per gatti. A meno che - continua -, in perfetta autonomia, non fosse Salvini a decidere che dobbiamo formulare una nuova ossatura della Lega in un partito confederale”.

Borghezio, eppure la percezione è che ci siano due Leghe che faticano a convivere.
Non vedo nessuna spaccatura. A meno che qualcuno non la vuole creare. Ci sono due Italie e Salvini – in questo io in prima persona ho dato una mano – è riuscito a estendersi e portare il partito nel resto della Penisola. Dopodiché il segretario, che è il più grande propagandista vivente, non è Padre Pio. Forse a lui sarebbe riuscito di far diventare l’Italia una. E’ un dato di fatto che ci sia una linea gotica e Salvini non può svincolarsi da questa esigenza di accontentare due palati. Anche perché, come è giusto che sia, reclutando gente nuova non si può pensare di omologarla ad un pensiero unico. Detto questo, però, vuole sapere come la penso?

Prego.
Credo che Salvini stia zigzagando abbastanza bene. Anche perché si è preso una gatta da pelare non indifferente.

Non crede dunque che un congresso, soprattutto se i risultati delle amministrative saranno deludenti, non sarà più rinviabile?
Innanzitutto non sono così convinto che le amministrative andranno male. Qui a Torino, ad esempio, andiamo bene. Certo, la situazione del Covid ed essere in un Governo con i nostri storici competitor disorientano. Ma non è un problema solo della Lega. Siccome noi siamo in fortissima espansione è chiaro che siamo i più danneggiati. Tutto qui. Ecco perché, ribadisco, chi oggi fosse sfiorato dall’idea di un’alternativa a Salvini non lo farebbe nell’interesse della Lega. Vengono tirati in ballo Giorgetti e Zaia. Li conosco molto bene e so che non hanno di questi pensieri. Lo escludo. Sono più leghisti di me.

E se alla fine congresso sarà?
Io dico a eventuali aspiranti successori alla segreteria che non c’è trippa per gatti. A meno che non sia Salvini in totale autonomia a decidere che dobbiamo lavorare a una nuova configurazione della Lega in un partito confederale e che vada individuato un nuovo responsabile.

Del partito unico di centrodestra, invece, cosa pensa?
Quelle sono elucubrazioni elettorali di Berlusconi. Secondo me non è questa la strada.

Salvini però non la pensa così.
Indubbiamente bisogna fare i conti con il sistema di voto. Ma un conto sono le esigenze elettorali e un altro la mission della Lega che è quella di modernizzare il Paese, sviluppare ed estendere la politica che oggi ci permette di avere i migliori amministratori del Paese, che sono il frutto di quella visione federalista e autonomista che nel Nord è diventata cultura politica. E non mi riferisco solo agli amministratori leghisti.

Ammetterà che questa campagna elettorale è più sbilanciata al Sud.
Ma è logico, se bisogna andare a conquistare un elettorato non è che si possa mettere il cappellino da tirolese.

Anche solo guardando la linea tenuta sul Green pass, Salvini pare non stia considerando le esigenze del Nord produttivo, i problemi degli imprenditori. Non le pare?
Sulle questioni legate al Covid abbiamo degli ottimi amministratori al Nord. E poi io ritengo che la vera preoccupazione delle categorie che noi rappresentiamo nel Settentrione sia legata all’impiego delle risorse del Pnrr e, quindi, al rilancio dell’economia. E su questo la dottrina Salvini ha tutte le carte in regola.  

Ma le battaglie storiche della Lega, a cominciare dall’autonomia, ormai sono acqua passata. E’ così?
Parli con i governatori del Nord. E non solo con quelli della Lega. Si accorgerà che sono più convinti del passato. Lo stesso Salvini è consapevole che questa sia una questione ormai introiettata. Per declinarla, certo, occorre tempo. Ecco, il consiglio che darei a Salvini è proprio quello di partire dalle idee e dallo spirito di don Sturzo e di Giuseppe Alessi, tra i promotori dello Statuto autonomista siciliano. Dai veri autonomisti, insomma. Perché la Lega deve essere portabandiera di tale processo.

A proposito, ma lei e Salvini vi sentite?
Lo sento raramente, ma quando accade gli dico le cose come stanno con amicizia. Ho la vaga sensazione che gli entrino da un orecchio e gli escano dall’altro, ma spero che non sia così.

Che fine ha fatto il Borghezio battagliero di una volta?
Guardi che io il mio pensiero continuo a esprimerlo con schiettezza. Avrò anche mille difetti, ma a differenza di molti di cui Salvini si circonda non sono un ruffiano. Dunque, se non fossi convinto che il segretario possa portare avanti il progetto della Lega lo direi senza problemi.

Sul corso salviniano, comunque, non ha critiche da fare. Neppure sulla scelta del segretario di non candidarsi a Milano?
Salvini è talmente convinto in partibus infidelium che ha sacrificato il suo interesse personale per dedicarsi al resto del Paese. D’altronde, l’Italia da nord a sud è lunga.

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