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Politica
"Conte tra i candidati per il Colle. Non è facilissimo, ma è possibile"
Giuseppe Conte (foto Lapresse)

Anche se la partita è di là da venire ed è tutta da giocare, Giuseppe Conte al Quirinale nel 2022 “non è facilissimo ma è possibile”. E’ l’analisi che fa con Affaritaliani.it il politologo Gianfranco Pasquino. Il professore sostiene, infatti, che il premier sia tra coloro che “possono legittimamente aspirare. Anche se - aggiunge - non credo lo faccia”.

Pasquino, siamo alla quarta giornata degli Stati generali. Che bilancio traccia fino ad ora, li considera un appuntamento utile?
Ritengo giusto far esprimere le voci della società e dell’economia, ma credo anche che la sintesi spetti ai politici. E’ stato bello, poi, vedere le autorità europee occuparsi dell’Italia.

Oggi tocca alla Confindustria. Quanto hanno pesato gli attacchi di Carlo Bonomi sulla decisione di Conte di organizzare gli Stati generali?
Conte mi sembra tetragono a questi attacchi. Credo che il premier li avrebbe organizzati anche senza il j’ accuse di Bonomi. Casomai è proprio Bonomi ad essere fuori misura in tutto.

In che senso?
Fa la parte del leghista, è un lombardo che deve giustamente affermare la sua leadership all’interno della Confindustria, però volere dei soldi mirati per le imprese è sconfessare l’arena del mercato. Dire di volere aiuti dallo Stato, infatti, è abbastanza curioso per un imprenditore.

Proviamo a fare un bilancio di questo governo. Le sembra più a trazione M5S o più a trazione PD?
E’ un governo a trazione Conte. E’ il presidente del Consiglio che detta i tempi e stabilisce i luoghi. I Cinque Stelle sono i più restii a cambiare quello che avevano in mente. Per cui, chi guida è il Partito Democratico, ma alla fine l’unico veramente indispensabile è questo premier.

I sondaggi lo premiano, ma Conte, intanto, si è sfilato da ogni ipotesi di leadership del M5S. Ha fatto bene?
I sondaggi sono importanti, segnalano qualcosa di significativo. Ciò che rivelano è che mentre Salvini perde 5 o 6 punti e la Meloni ne guadagna un paio, Conte è molto più popolare di chiunque altro. Conte, per rispondere alla domanda, ha detto che non intende fare alcun passo avanti nel guidare i Cinque Stelle e fa bene così perché la sua forza è proprio essere il punto di equilibrio e sintesi tra M5S e PD. E poi si vedrà.

Non darà vita, come fece Mario Monti invece, neppure a un suo partito?
Conte è meglio di Monti, ha saputo dimostrare di aver imparato il ruolo, mentre Monti credeva di sapere tutto. Potrebbe anche fare un partito, ma al momento non credo. L’uomo mi pare intelligente. Quindi, per esempio, guarderà pure al tipo di legge elettorale che ci sarà. Comunque, se dovessi scommettere oggi direi che Conte non farà un partito.

Cosa vuole fare da grande, allora. Potrebbe ambire al Quirinale?
Quella di presidente della Repubblica è una carica che qualsiasi uomo o donna nel Partito Democratico vorrebbe conquistare. E, quindi, per Conte non sarebbe facilissimo, ma è possibile. Se uno pensa alle sette o otto persone candidabili, certamente, tra queste c’è anche Conte. Penso però che un Casini, per esempio, voglia fermamente diventare presidente della Repubblica, che Franceschini ci abbia pensato. Poi qualcuno vorrebbe cavarsela tirando fuori il nome di Mario Draghi.

La conclusione, dunque, qual è?
E’ semplice: Conte è uno di quelli che può legittimamente aspirare, anche se non credo aspiri.

I buoni rapporti intessuti da Conte con l’Ue, il confronto più morbido con le opposizioni: sono degli indizi?
La verità è che Salvini e Meloni non voterebbero mai Conte. E’ vero pure che il premier potrebbe addolcire ancora il suo atteggiamento. D’altronde, Conte ha fatto fuori il leader della Lega proprio col suo stile pacato.

La tenuta del governo quanto è legata al processo di “normalizzazione” del M5S e, quindi, alla sua capacità di tenere a bada il movimentismo di Di Battista?
Il Movimento tiene. Anche perché se si spacca vanno tutti a casa. I Cinque Stelle sapranno essere saggi. E poi c’è un altro aspetto.

Quale?
Di Battista non ha poi tutta questa presa. Se la inventa lui e se la inventano i media. Casomai, il M5S deve temere di più insidie esterne, un fattore esogeno.

Tipo la vicenda dei presunti fondi venezuelani?
Per esempio. Ma anche una brutta sconfitta alle Regionali per Cinque Stelle e PD. Anche se pare difficile immaginarla.  

A proposito, che idea si è fatto del caso M5S-Venezuela?
Non è sufficientemente suffragato. Anche se i Cinque Stelle hanno detto grandi stupidaggini sul Venezuela, hanno appoggiato Chavez e Maduro. In un certo senso, questa storia se la sono un po’ meritata.

Guardando alle opposizioni: l’emergenza coronavirus e la nuova Ue che si sta delineando hanno spuntato le armi ai nazionalisti di casa nostra?
Il Covid-19 ha dimostrato che non si può fare i sovranisti. C’è bisogno di una risposta collettiva e solo l’Europa può darla.

Il centrodestra, tra l’altro, non riesce neppure a trovare un’intesa sulle Regionali. Che succede?
Succede che Forza Italia si aggrappa alle basse percentuali che ha, ma le fa valere. Giorgia Meloni è in crescita e ha bisogno di un candidato che vinca. E Salvini crede di essere il più forte di tutti. Gli appetiti da soddisfare sono molteplici, ma alla fine troveranno la quadra su candidati comuni. Nel frattempo devono posizionarsi e combattersi.

Tornando al governo. Vede qualche nube, tipo la partita del Mes, addensarsi all’orizzonte?
E’ un punto delicato. Il M5S sbaglia secondo me perché il Mes è utile. Conte spinge il voto in là, ma alla fine si arriverà all’unica soluzione possibile.

Vale a dire?
Chiedere i soldi del Mes, ne abbiamo veramente bisogno.

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