Dopo la tormentata e sospiratissima conferenza stampa di ieri due cose sembrano piuttosto palesi. La prima e che si è definitivamente interrotto qualsiasi progetto di dialogo e tentativo di unita nazionale fra maggioranza ed opposizione, verso il quale tanto si era speso nei giorni scorsi il Colle. Il secondo è che che si siano riaperte quelle crepe profonde all’interno della stessa maggioranza, che l’emergenza sanitaria aveva sopito. Non si spiega altrimenti la durezza con cui Conte, visibilmente irritato, ha commentato le voci sulla ipotesi di una sorta di patrimoniale, proposta dall’ex ministro Delrio e la bozza di accordo siglata dai minsitri delle finanze della Ue sugli aiuti europei e sul famigerato Mes. Quello accaduto ieri sera perciò, di fronte a milioni di telespettatori ansiosi di ascoltare le importanti comunicazioni sulla emergenza, si è trasformato in una sorta di regolamento di conti, più che con l’opposizione forse proprio con parte della sua stessa maggioranza. L’attacco alla opposizione, infatti, è sembrato un diversivo verso quello che appare ormai come il più sicuro appiglio per il premier, i sovranisti, per celare il vero bersaglio grosso. Una presa di posizione così diretta ed irrituale da parte di un presidente del consiglio, in una conferenza stampa ufficiale, non ha precedenti nella comunque tormentata vita politica di questo paese.
La paura e la tensione di questi giorni evidentemente hanno avuto un peso. Ma anche quello accaduto all eurogruppo sicuramente non ha soddisfatto il premier e tantomeno i toni con cui è stato commentato dal suo ministro dell economia. Essendo il premier un’uomo del sud, misurato fin che si vuole, ma certamente sanguigno, sentitosi colpito nell’orgoglio. non ha resistito alla tentazione di prendere in qualche misura le distanze dall’operato del suo stesso ministro. “Eurobond e no Mes” è ormai diventato il suo mantra e lo ha ribadito davanti a tutti. Ma nello stesso tempo questa sua rabbia ha mostrato anche tutta la sua debolezza e impotenza di fronte ad un destino che pare ormai ben disegnato. Il duro è per certi versi sconclusionato attacco a Salvini e la Meloni sulle loro responsabilità passate, voleva essere forse un messaggio anche al PD, che quel trattato lo ha votato compatto nel 2012 .
I soli 53 voti contrari a quello strumento, furono proprio quelli della Lega, e la Meloni fu tra i circa 180 parlamentari assenti il giorno della votazione, proprio perché in disaccordo col Popolo della libertà e ormai pronta a fondare il suo nuovo partito..Ecco perché ad essere preoccupato per il duro attacco di Conte, più che Lega e Fdi, forse dovrebbe essere proprio il PD, il cui ministro dell’economia era presente all’eurogruppo e di fatto ha dato il via libera all’accordo. Il duro attacco di Conte è figlio di giorni di duri contrasti fra PD e cinque stelle.
Molti nei cinque stelle hanno fatto sentire la loro voce critica al presidente del consiglio per quello accaduto all’eurogruppo e proprio a questo, secondo indiscrezioni, si deve il grande ritardo della conferenza stampa di ieri. Sembra siano volate parole grosse per tutto il giorno nel chiuso delle stanze dei palazzi del potere. La tensione fra i due soci della maggioranza, che si era raffreddata giocoforza a causa dello scoppio della emergenza coronavirus, è tornata improvvisamente e pericolasamente a salire. Lo stesso Conte,che per giorni aveva spergiurato che mai e poi mai avrebbe sottoscritto il Mes e che vedeva gli eurobomd come unica soluzione percorribile, ha dovuto adeguarsi a quello che invece sembra un accordo al ribasso.
Il meccanismo del Mes con le sue condizionalità, almeno per quello che riguarda gli aiuti per il rilancio dell’economia sono rimasti. Certo qualcosa si è ottenuto,ma grazie sopratutto alla Francia di Macron, che ha ben altro peso rispetto al nostro paese, il quale ha preteso di inserire nel pacchetto un recovey fund, i cui dettagli sono ancora tutti da scrivere. Larga parte dei 5 stelle sembra siano furiosi con Gualtieri e con il PD e ricucire lo strappo appare operazione assai complicata. Il rabbioso attacco frontale contro le opposizioni di Conte ha plasticamente dimostrato come la sua enorme capacità di sopportazione abbia chiaramente dei limiti umani, come già visto in occasione della crisi di governo dell’Agosto scorso. Il suo appiglio, a cui si attaca disperatamente, pardossalmente sono rappresentati adesso dai suoi nemici palesi. Ma quelli nascosti nelle file della maggioranza sono forse piu pericolosi ed infidi.
La sua scarsa abitudine ai difficili equilibri della politica ha evidentemente dei limiti umani e quando si trova con le spalle al muro, la sua reazione pare spropositata e fuori luogo. Un discorso come quello di Conte di ieri si può comprendere dal capo di una fazione politica un pò meno da un presidente del consiglio, che dovrebbe comunque essere il più possibile lontano dalle polemiche di parte, anche ed anzi proprio nei momenti difficili, come quello attuale. Ma forse sta anche qui il cambio di rotta del presidente. Stufo di essere tirato per la giacchetta dai partiti delle sue maggioranza e confortato dalla crescita personale nei sondaggi, forse ha pensato bene di rompere gli indugi e iniziare un percorso differente da quello fino a qui progettato. Forse la sua innegabile vanità e un certo egocentrismo, sono stati amplificati da questi mesi di politica, dove l’uomo pare aver trovato forse un suo ubi consistam..
Si vedrà se sarà questo il futuro prossimo di Conte, certo è che anche la proposta di Covid tax una sorta di mini patrimoniale fatta trapelare dal PD, e che ha lasciato di sasso lo stesso segretario Zingaretti ( anche lui mai debole come ora all’interno del suo stesso partito) è sembrata come l’ennesima provocazione per mettere in difficoltà proprio lo stesso premier. La sensazione che la resa dei conti fra Pd, renziani e 5 stelle, sia solo rimandata, deve aver suggerito a Conte di uscire in qualche modo dall’impasse e far sentire forte la sua voce. Perchè l’avvocato che è in lui deve avere pensato che in molti dibattimenti, spesso la migliore difesa è proprio rappresentata dall’attacco.

