Chi si intende davvero di comunicazione, in questi tempi è costretto a inghiottire dei bocconi troppo amari. Perché si trova a subire continui affronti al buon senso e al valore dei significati. Per di più in un momento assai grave che spinge economisti, sociologi, ricercatori sociali, statisti, a dire che dopo la pandemia del coronavirus nulla sarà più come prima. A fronte di quei pochi avveduti che vedo in giro già occuparsi di come affrontare il futuro, e di quelli che sono impelagati nell’emergenza, i comunicatori tigellini del potere sono impegnatissimi a metter in campo meccanismi vecchi come il cucco: conferenze stampa e dichiarazioni roboanti, dirette facebook e twitter tonitruanti. C’è di che rimanere allibiti, perché a leggere i sondaggi di gradimento pare che questa roba funzioni. Ma io ho più di un dubbio, e penso sia solo questione di tempo perché la situazione si capovolga.
Sono state distribuite mancette affacciandosi al balcone per annunciare “Abbiamo eliminato la povertà”. I politici poi hanno incrementato la loro presenza televisiva distribuendo formulette strutturate per triadi: “Siamo impegnati a far crescere i posti di lavoro, migliorare la sanità ed eliminare la burocrazia”. Oppure recitando una consunta litania come se fosse sempre la prima volta: “Stiamo sistemando l’economia senza mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Incredibile. Il basso livello cui siamo scesi è poi rappresentato dal fatto che a leggi e decreti viene dato un nome che di per sé dovrebbe esorcizzare e risolvere i problemi: “Spazzacorrotti”, “SalvaItalia” eccetera. Nella ingenua convinzione di passare alla storia (o più semplicemente di accrescere il proprio consenso elettorale) grazie a slogan di facile presa. E molti ci cascano ancora, i sondaggi tengono, mentre nel palazzo (riferiscono le cronache) si svolgono furiose battaglie per intestarsi la funzione di distributore delle garanzie promesse dal Governo. Già, i famosi 400 miliardi, annunciati col megafono dal presidente Conte, che è risultato negativo al virus, ma è certamente malato di conferenzite acuta. Perché un capo di governo dovrebbe limitare questo tipo di interventi, anche perché se ne fa uno dietro l’altro, alla fine li svuota di importanza. E anche perché la cornucopia di miliardi promessi si scopre poco alla volta essere virtuale, al massimo una piccola calza della befana, e con dentro una beffa: se vuoi riprendere a lavorare devi chiedere i soldi (e il permesso) alle banche, e a breve li dovrai restituire. Scoperto il gioco, una brava ristoratrice ben avviata ha dichiarato: “Quindi mi devo far prestare i soldi per ricominciare a lavorare per poi passare i prossimi sei anni a restituirli? No grazie. Chiudo e mi prendo il reddito di cittadinanza”. Segregato in casa, intimidito da questa minaccia epocale, illuso dagli slogan “Andrà tutto bene”, un popolo al momento inebetito ha seguito con un sussulto di orgoglio l’apparente energica battaglia dell’Italia contro Olanda e Germania sul fronte degli aiuti europei. Un attimo dopo il comunicato dell’accordo raggiunto, il Commissario Gentiloni, Il Presidente Sassoli, il Ministro Gualtieri hanno esultato parlando di grande risultato e di Europa solidale. Ed è subito partita la macchina della propaganda governativa per trasformare una sconfitta (se l’Olanda ha esultato significa che tale è) in una vittoria. Eppure basterebbe leggere i primi comunicati per capire come i nostri baldi cavalieri sono stati fregati, e noi con loro, nonostante il trionfalismo di Gualtieri. “Messi sul tavolo i bond europei, tolte dal tavolo le condizionalità del Mes. Consegniamo al Consiglio europeo una proposta ambiziosa. Ci batteremo per realizzarla», commenta il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, alla conclusione della riunione. “Il solo requisito per accedere alla linea di credito del Mes sarà che gli Stati si impegnino a usarla per sostenere il finanziamento di spese sanitarie dirette o indirette, cura e costi della prevenzione collegata al Covid-19”, si legge nelle conclusioni dell’Eurogruppo. “La linea di credito sarà disponibile fino alla fine dell’emergenza. Dopo, gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, coerentemente con il quadro di sorveglianza fiscale europeo, inclusa la flessibilità».
Bene: “Messi sul tavolo” vuol dire che i bond saranno presi in considerazione, non che si fa faranno. Se ne potrà discutere, come di tante altre cose. Ed è nota la fine che fanno i tavoli. Il vero siluro poi è in quel “dopo che sarà finita l’emergenza”. Mentre i bond sono di là da venire, una volta accettato il MES, più tardi ci dovremo cuccare la troika. Forse è questo che la signora von der Leyen intendeva quando ha affermato con voce commossa “Siamo tutti italiani”.

