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Politica
Dacia Maraini, femminista d’antan che vive ancora nel '68
Dacia Maraini

Non c’entrano nulla le “conquiste sociali” della donna perché già ora molte femministe consapevoli ammettono che con la “rivoluzione femminista ci abbiamo perso” nel senso che poi si lamentano del “mondo alla rovescia” e che “non ci sono più gli uomini di una volta” e compagnia bella.

Per la Maraini manichea esistono solo due tipi di maschi: i guerrieri violenti e gli omosessuali.

Tertium non datur.

Scrive infatti dopo: “Altri uomini sensibili e aperti al nuovo oggi rifiutano questo concetto di virilità, e sempre più spesso, approdano all’omosessualità. Una forma profonda di messa in discussione della tradizione maschile guerresca e dominatrice. Io sono uomo ma sono anche donna, sembrano sostenere. Rifiuto col mio corpo la separazione dei ruoli. Non si tratta però dell’omosessualità di un tempo quando forse più frequentemente c’era uno che faceva la donna e uno l’uomo. Ora sono pari: due uomini che si scambiano i ruoli e si amano da uguali. Un modo coraggioso di affrontare la misteriosa, profonda, emblematica questione dell’identità sessuale”.

Dunque da un lato la Maraini non vuole l’uomo “virile” perché a suo dire “mena” ma dall’altro poi si lamenta che quelli “gentili” sono gay.

Insomma una situazione schizofrenica che vista dal punto di vista maschile crea disorientamento ed ambiguità.

E ora tutto il movimento Lbgtq ha indotto una sorta di guerra civile tra femministe e gay e transessuali, basta vedere l’annosa questione dell’utero in affitto.

Tuttavia ci sono anche donne che non la pensano come la scrittrice toscana.

Ad esempio l’attrice Catherine Deneuve è una delle cento firmatarie di una lettera pubblicata su Le Monde dal titolo «Nous défendons une liberté d’importuner, indispensable à la liberté sexuelle» e cioè  "Difendiamo la libertà di importunarci, indispensabile alla libertà sessuale".

E poi chiarisce: "Lo stupro è un crimine. Ma tentare di sedurre qualcuno, anche in maniera insistente o maldestra, non è un reato, né la galanteria è un'aggressione del maschio". Magari, anche dal punto di vista maschile, si tratta di una frase un po’ estremista, ma il senso è evidente.

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