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Dalla nomina di Simona Agnes alla protesta di Giachetti, da cosa nasce la crisi della Commissione di Vigilanza Rai

Dopo quasi due anni di stallo, tutti i componenti – opposizione e maggioranza – si sono dimessi in blocco. Ecco come si è arrivati fin qui

Dalla nomina di Simona Agnes alla protesta di Giachetti, da cosa nasce la crisi della Commissione di Vigilanza Rai

Stallo in Commissione Vigilanza Rai, come siamo arrivati fin qui: le tappe della crisi

La Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, l’organismo che dovrebbe garantire pluralismo e indipendenza del servizio pubblico, è di fatto azzerata: prima si sono dimessi in blocco i sedici commissari dell’opposizione, poi – a stretto giro – anche quelli di maggioranza. Per capire come ci si è arrivati, bisogna tornare indietro di quasi due anni.

Settembre 2024, la nomina di Simona Agnes

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti indica Simona Agnes come presidente della Rai. Ma la nomina, per diventare definitiva, deve passare dalla Vigilanza con una maggioranza qualificata dei due terzi. Una norma pensata apposta per obbligare governo e opposizioni a trovare un nome di comune accordo. Le opposizioni si oppongono, contestando sia il metodo con cui il nome è stato scelto sia l’idea stessa che una figura di garanzia come il presidente Rai possa essere imposta senza un accordo bipartisan.

La strategia del “numero legale mancante”

Di fronte al rischio di una bocciatura in aula, il centrodestra cambia approccio: invece di portare la nomina al voto, comincia a disertare sistematicamente le sedute della commissione. Senza numero legale, la Vigilanza non può deliberare – su nulla, non solo sulla nomina del presidente. Risultato: la commissione resta bloccata per mesi, mentre la Rai continua a operare con un presidente non pienamente insediato.

Le proteste

Lo stallo genera una serie di reazioni istituzionali, tutte senza esito pratico. Ad aprile il presidente della Repubblica Sergio Mattarella definisce “non accettabile” che, a oltre un anno di distanza, la Rai sia ancora priva di un assetto definitivo. Le opposizioni lanciano appelli ai presidenti di Camera e Senato perché intervengano. Il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti avvia uno sciopero della fame per attirare attenzione sul caso, incatenandosi alla Camera. Ma nessuna di queste iniziative riesce a sbloccare la situazione.

Le dimissioni di massa

A distanza di quasi due anni dall’inizio dello stallo, arriva l’epilogo. La presidente della commissione Barbara Floridia (M5s) si dimette insieme a tutti i sedici commissari dell’opposizione, spiegando che restare a denunciare senza risultati non aveva più senso e parlando di un segnale necessario contro l’uso politico delle istituzioni. Poco dopo, anche i commissari di maggioranza rassegnano le dimissioni, respingendo le accuse e sostenendo – in una nota – che fosse stata l’opposizione a paralizzare la commissione, sfruttando la regola dei due terzi in modo strumentale.

Sulla causa della paralisi, maggioranza e opposizione raccontano due storie opposte. Per le opposizioni, è stato il centrodestra a bloccare deliberatamente i lavori, disertando le sedute pur di evitare il voto sulla nomina Agnes. Per la maggioranza, è stata l’opposizione a “sequestrare” la commissione, usando la maggioranza qualificata come arma di ostruzionismo permanente. Entrambe le letture convergono su un punto: la commissione, di fatto, non ha potuto funzionare per quasi due anni.

E adesso? Toccherà ai presidenti di Camera e Senato avviare la procedura per nominare i nuovi componenti. Ma la ricostituzione formale non risolve automaticamente il conflitto politico di fondo: se gli equilibri parlamentari restano quelli attuali, nulla garantisce che la nuova Vigilanza non finisca per incagliarsi esattamente sullo stesso nodo – la nomina del presidente Rai – che ha paralizzato quella appena azzerata.

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