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Politica

Secondo un detto cinico "le leggi con i nemici si applicano, con gli amici si interpretano". E si può aggiungere che contro i nemici si possono interpretare a piacimento, purché a loro danno.
In tutte o quasi le assemblee rappresentative del mondo - il mondo retto da leggi e democrazie - il voto che riguarda le persone è segreto, perché si deve scegliere qualcuno (Presidente della Repubblica, presidenti di camera e Senato, giudici costituzionali, solo per citare i casi più noti di casa nostra), oppure lo si deve escludere. Il motivo è evidente: non deve valere nessuna disciplina di partito, nessun ordine esterno. Chi vota su una persona deve essere libero da condizionamenti. Libero persino di dire in pubblico una cosa e fare l'opposto nel segreto dell'urna (come il singolo cittadino-elettore quando va ai seggi elettorali).
Oltretutto il regolamento del Senato della Repubblica italiana è chiarissimo, e dice che tutti i  voti sulle persone sono segreti.
Perché allora ha prevalso in giunta la scelta contro le regole? Per il timore che il governo Letta andasse in crisi, che i parlamentari del M5S facessero i furbi, che il PD si spaccasse ( e magari anche il Pdl).
La morale della vicenda è amara: chi è in ascesa ottiene una "interpretazione" delle regole a proprio favore, magari con leggi ad personam come la Cirielli, e le altre inventate negli anni scorsi per favorire Berlusconi. Chi è in declino deve aspettarsi l'esatto rovescio, cioè trattamenti contra personam. Il Cavaliere lo ha constatato con la Cassazione, che si è allineata a tutti i tribunali nel correre a condannarlo. Lo vede oggi con il voto palese, che è palesemente anomalo (cioè esattamente contrario alla norma).
Guai ai potenti quando perdono o vedono diminuire il loro potere. E' accaduto anche a Craxi: Tangentopoli è scoppiata non quando Grillo fece la battuta fulminante sui socialisti che rubano (era l'anno del viaggio in Cina, il 1986), ma nel 1992 quando Bettino era ormai lontano da palazzo Chigi e le sue fortune elettorali stavano declinando.
E' la politica, fatta di scale: guai a chi comincia a scenderle

Di Marco Volpati

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