Il voto sul Ddl Enti Locali in Senato cela una strategia politica ben precisa di Angelino Alfano e dei vertici dell’Ncd-Area Popolare. A Palazzo Madama sono rientrati i mal di pancia e Renzi ha ottenuto 167 voti senza Verdini e Tosi, quindi ben sei in più della maggioranza richiesta. Un successo per il premier che però ha un prezzo. Ovvero il cambiamento della legge elettorale. Il presidente del Consiglio e la ministra Boschi hanno dichiarato per mesi che l’Italicum non sarebbe stato toccato, salvo poi affermare che “deciderà il Parlamento“. E proprio in Aula già da settembre, e quindi prima del referendum istituzionale, inizeranno le discussioni su come modificare la legge elettorale. Dietro le quinte il ministro dell’Interno ha chiesto (e ottenuto) da Renzi l’inserimento del premio di maggioranza anche alla coalizione di partiti e non solo alla prima lista. Un cambiamento fondamentale per i centristi perché in questo permetterà all’Ncd-Udc-Area Popolare di correre da soli alle elezioni ma alleati con il Partito Democratico. Il progetto di Alfano è quello di dar vita ad un rassemblement liberale-cattolico-moderato che metta insieme anche Fare! di Flavio Tosi e i verdiniani a un passo dall’intesa in Parlamento con l’ormai ex leader di Scelta Civica Zanetti. Al premier questa modifica all’Italicum conviene per due motivi: primo perché in questo modo accontenta la minoranza dem di Bersani e Cuperlo, assicurandosi il loro sì al referendum sulle riforme, e secondo perché i ballottaggi delle Amministrative hanno dimostrato chiaramente che al secondo turno il Movimento 5 Stelle è nettamente favorito sul Pd. Il rassemblement centrista che nascerà tra Ap-Ncd e Ala guarderà anche a quella parte di Forza Italia che non intende allearsi con la Lega di Salvini e con Fratelli d’Italia. E quindi ad Antonio Tajani, Renata Polverini e, in ultima analisi, a Gianni Letta e al cosiddetto Partito di Mediaset. Il cambiamento dell’Italicum, quindi, non è una mera questione tecnica ma nasconde una svolta politica importante.
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