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Politica
Di Maio-Tabacci convolano a nozze, la mossa per fuggire dal passato da steward
Luigi Di Maio e Bruno Tabacci

Di Maio-Tabacci, la bionda e intellettuale Virginia Saba, la fidanzata ufficiale di “Giggino ‘a cartelletta” è caduta in depressione 

E alla fine è successo: Luigi Di Maio e Bruno Tabacci si sposano.

Innamoratisi qualche tempo fa nei corridoi stretti i e fumosi di Montecitorio, prima si sono visti insieme, timidamente mano nella mano, aggirarsi per i Palazzi del Potere romano poi l’outing del fidanzamento e l’annuncio delle nozze per domani.

Tutto di corsa, ma l’amore è amore e non può attendere ulteriormente che poi nel mondo della politica appena ti volti il partner non solo non c’è più, ma s’è fregato pure l’anello di fidanzamento.

La bionda e intellettuale Virginia Saba, la fidanzata ufficiale di “Giggino ‘a cartelletta” come l’ha chiamato Beppe Grillo, è caduta in depressione e si è messa a leggere l’ Hypnerotomachia Poliphili , un testo in vero un po’ pesantuccio di alchimia simbolica di cui però sappiamo essere ghiotta, soprattutto in momenti come questo in cui la filosofia -come diceva Seneca- è un viatico imprescindibile.

Insomma, Insieme per il futuro (di chi?) non è ancora nato che Di Maio lo fonde con Centro Democratico. Questo gruppo politico nacque dieci anni fa -sempre ad opera di Tabacci- ed era una evoluzione di Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli che si fece fregare dallo scaltro politico lombardo che gli portò via tutto.

In seguito CD è diventato una sorta di stampino genetico per fondere gli opposti, una meraviglia hegeliana della bioingegneria istituzionale italiana: funziona con tutti. Prendi Centro Democratico e ci butti dentro la Bonino e ne esce fuori un radicale ibridato con la DC. Prendi Centro Democratico e ci metti dentro un fascista ed esce fuori un ircocervo democratico di destra. Insomma, altro che i vaccini per il Covid. Centro Democratico è la vera novità scientifica dell’ultimo decennio.

Ora occorrerà però spiegare agli italiani sempre più scossi –diciamo così- da questi strani eventi come si possa mischiare un democristiano con un ex giustizialista, un barricadero, uno che andava a Parigi a supportare i gilet gialli, uno che diceva che “uno vale uno” (ah, ah, ah).

Di Maio a furia si strizzare l’occhietto medio orientale a tutti se l’è fatto grande come quello di Polifemo (l’occhio intendo).

Ma una spiegazione c’è.

Uno spettro si aggira per l’Europa? No, il vecchio Karl Marx e il Comunismo questa volta non c’entrano. Uno spettro si aggira più modestamente per lo stadio San Paolo di Napoli (oggi Maradona): è quello del bibitaro Di Maio che terrorizzato da un ritorno al passato sta facendo arrossire pure Agostino Depretis che fino ad ora era considerato l’ epigone insuperabile dell’arte italica di cambiare in continuazione casacca.

A Roma questo profondo e nobile movimento intimo dello spirito è sintetizzato con un detto popolare: “Franza o Spagna basta che se magna”.

È la saggezza dei secoli che si fa parola, che si fa Di Maio.

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