Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Video » Disabili in Romania, per don Polimeni la sfida è l’integrazione

Disabili in Romania, per don Polimeni la sfida è l’integrazione

 

Bucarest, (askanews) – I disabili in Romania sono tra le categorie lasciate ai margini della società, insieme ad anziani, orfani e rom. La sfida del Centro Don Orione di Bucarest è di poter sviluppare le potenzialità di minori e adulti per sperare nell’integrazione, nell’autonomia e nel recupero della persona. Lo ha spiegato don Roberto Polimeni, responsabile del centro che ospita alle porte di Bucarest 42 disabili, di cui 20 bambini, per la quasi totalità orfani.”8 anni fa quando sono arrivato perché la congregazione mi ha mandato, ho trovato il centro che aveva appena aperto il reparto per i bambini disabili. La prima sfida è stata provare a specializzare il lavoro, il bambino disabile deve essere recuiperato e non solo trattenuto, quindi curato nel modo cin cuio si veste, nel modo in cui è lavato, nel modo in cui mangia, anche curato con amore perché questo c’era e c’è sempre. Il problema è che il recupero consta nella sua autonomia, nella sua capacità di autostima nella sua capacità di recupero per tirare fuori dal bambino tutto quello che può esserci al massimo nella sua persona”.Dopo il centro per i bambini è stato aperto quello per i giovani adulti disabili e in questa fase si è sviluppata la strategia per l’avviamento al lavoro e per superare il retaggio dell’era comunista per cui il disabile resta soltanto un peso.Da 1:30 a 1:38″Abbiamo iniziato a strutturare la dimensione lavorativa dentro al centro. Insegnando ai ragazzi a lavorare”Da 2:10 a 2:52″La sfida più importante è quella di uscire. Noi siamo chisui dentro perché non troviamo un posto di lavoro per i nostri ragazzi all’esterno. A me piacerebbe che i nostri ragazzi uscissero la mattina per andare a lavorare e tornassero la sera dopo il lavoro ma questo diventa difficile perché gli industriali non sono dispostio a prendere i nostri ragazzi perché non sono preparati, un po’ per la mentalità, un po’ per l’idea e un po’ perché è anche vero che le strutture statali romene insieme a noi non siamo ancora in grado di preparare il ragazzi al mondo lavorativo”.Resta quindi una barriera sociale, nonostante gli incentivi ad assumere le categorie protette, uno ogni 25 dipendenti, e agli sgravi fiscali. Il rischio è che alla famiglia del disabile assunto venga corrisposta una parte dello stipendio ma con la richiesta che non si presenti sul posto di lavoro.Da 5:20 a 5:27 Da 5:29 a 5:54″Manca tutta la parte educativa, la parte di sviluppo già dalla tenere età, dai bambini. Questo produce adulti che sono un peso. Avevanmo 8 bambini quando sono arrivato, li abbiamo portati a 20 in poco tempo però tutti erano lavati, vestiti e imboccati, abbiamo sviluppato e trovato alcuni terapisti con mentalità nuova, in tre mesi sei bambini mangiavano da soli”Da 6:37 a 6:41″Quando vediamo i nostri bambini che migliorano li vediamo anche più contenti”