Draghi manda un segnale chiarissimo ai partiti
Netto. Categorico. Risoluto. Il presidente del Consiglio Mario Draghi, in conferenza stampa dopo il Cdm sulla riforma della Giustizia, ha silurato il nascente centrino che vorrebbe SuperMario federatore. “Rispondo in modo totalmente chiaro: lo escludo”. Renziani e totiani speravano proprio nel premier in vista delle elezioni 2023, ma dal capo del governo è arrivato un no secco. Non solo, Draghi ha anche chiarito che “tanti politici mi candidano in tanti posti, mostrando una sollecitudine straordinaria. Vorrei rassicurare che se decidessi di trovare un lavoro dopo questa esperienza, un lavoro lo troverei da solo…”. Altra legnata a quanti, come il Dem Andrea Marcucci e il ministro forzista Renato Brunetta, vorrebbero Draghi ancora premier dopo le prossime elezioni, magari a seguito dell’ennesimo pareggio.
Non solo il premier non si metterà alla guida del centrino, ma non farà nemmeno il premier con il nuovo Parlamento. Una doccia gelida per chi sperava che l’attuale situazione, Mattarella al Quirinale e Draghi a Palazzo Chigi, potesse durare almeno fino al 2028. SuperMario si è prestato in una fase difficile per il Paese a guidare un governo di unità nazionale, su richiesta del presidente della Repubblica, ma ora ha altri obiettivi – primi fra tutti la guida della Commissione europea o della Banca Mondiale, e non certo la politica italiana. Ambiva a trasferirsi al Quirinale, i partiti non l’hanno voluto e ora si arrangino.
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