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Il taglio dell’Irpef vale il 2,5%. Un milione di voti dal M5S al Pd

Qualcuno ha parlato di manovra elettorale commentando la decisione del premier di concentrare tutti i 10 miliardi di taglio delle tasse sull’Irpef. E forse non ha tutti i torti. Alessandro Amadori (Coesis Research) analizza con Affaritaliani.it le ripercussioni elettorali della riduzione fiscale

Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

Qualcuno ha parlato di manovra elettorale commentando la decisione del premier e del governo di concentrare tutti i 10 miliardi di euro di taglio delle tasse sull’Irpef. E forse non ha tutti i torti. Alessandro Amadori, numero uno di Coesis Research, spiega ad Affaritaliani.it: “E’ possibile paragonare questo provvedimento del governo Renzi all’abolizione dell’Ici sulla casa che fece Silvio Berlusconi nel 2006. E sappiamo che quell’operazione del Cavaliere portò alle elezioni circa un milione di voti in più al Centrodestra, intorno al 2,5 per cento. La stessa cosa potrebbe accadere ora con il Partito Democratico”.

Spiega ancora Amadori: “In sostanza, potrebbe verificarsi un flusso di voti sul Pd non tanto per le elezioni europee, che sono una consultazione di opinione dove conta molto la critica alla moneta unica, quanto sulle Amministrative, che assomigliano molto al voto politico. Prevedo quindi un milione di voti in più alle Comunali della prossima primavera per il Pd e per il Centrosinistra. Un consenso che tornerebbe dal Movimento 5 Stelle alla sinistra, anche perché agli elettori di Centrodestra Renzi piace e quindi non hanno bisogno di votarlo. Non a caso Grillo e i suoi stanno concentrando la loro campagna contro il premier, proprio perché sanno che elettoralmente può essere molto competitivo. E quindi lo temono”.