Ernesto Maria Ruffini (Più Uno): “Sigle e nomi vengono dopo: ora servono proposte concrete e credibili” - Affaritaliani.it

Politica

Ultimo aggiornamento: 18:57

Ernesto Maria Ruffini (Più Uno): “Sigle e nomi vengono dopo: ora servono proposte concrete e credibili”

L'intervista all'ex numero uno dell'Agenzia delle Entrate

di Martino Abbracciavento

Ernesto Maria Ruffini (Più Uno): “Sigle e nomi vengono dopo: ora servono proposte concrete e credibili”

L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate lancia una sfida che parte dai territori: “Mettere al centro le persone e la capacità di tornare a farle sentire rappresentate dalla politica e dalle istituzioni. La scuola è il fondamento della democrazia".

Ruffini, per anni lei è stato il volto dell’efficienza burocratica e fiscale dello Stato. Oggi è il leader di un movimento che parla di sogni e comunità. Qual è stata la scintilla definitiva che le ha fatto capire che i numeri non bastavano più e serviva la politica?

I numeri servono sempre, anche nella politica. Se di scintilla si può parlare è fondamentalmente un percorso inevitabile per una persona come me che ha cercato di servire lo Stato e tutti i suoi ultimi governi per contribuire al bene comune.

Il suo movimento si chiama Più Uno. In un’epoca di estrema frammentazione, questo nome suona come un invito all’unità o come un’addizione necessaria. Qual è l’identità profonda di questo progetto? Lo possiamo configurare come un partito, un contenitore per federare il centrosinistra o un laboratorio di partecipazione civica?

È sotto gli occhi di tutti la progressiva perdita di fiducia che un tempo i cittadini riconoscevano ai partiti e alla politica. La partecipazione civica è fondamentale. Più Uno nasce dal basso, dall’esperienza di tantissime persone che hanno deciso di aderire a un progetto che fa dell’uguaglianza la propria bussola, che riconosce nelle pari opportunità da garantire a tutti il tratto distintivo della propria azione politica.

In riferimento al radicamento territoriale, i suoi comitati sono nati in più di 200 città. Come crede di poter evitare che Più Uno diventi l’ennesimo partito d’opinione forte nei centri storici delle grandi città, ma assente nelle periferie e nelle province?

Quando siamo partiti non immaginavamo che in così in breve tempo saremmo riusciti ad essere presenti in tutte le regioni italiane. Spesso è dalle periferie si comprende meglio la realtà delle persone: ecco perché il nostro movimento ha raggiunto non solo le grandi città, ma anche piccoli comuni che sono lontani dalla mappa politica normalmente associata alla narrazione comune.

L'astensionismo come avversario: i suoi comitati nascono per parlare a chi non vota più. Qual è la scossa concreta che Più Uno offre per riaccendere la fiducia di quel 50% di italiani che ha disertato le urne? Ritiene che per riportarli al voto serva un nuovo patto fiscale che mostri benefici immediati nei servizi, o è convinto che basti cambiare il linguaggio della politica per farli sentire di nuovo protagonisti?

Le parole sono importanti, ma da sole non bastano. Un nuovo patto fiscale deve viaggiare di pari passo con nuove politiche di sviluppo economico. Su questo campo il centrosinistra deve ritrovare una visione capace di offrire proposte concrete anche a chi fatica ad arrivare a fine mese. In questa prospettiva, l’equità fiscale e lo sviluppo economico rappresentano riforme ormai improrogabili.

Proprio in questi giorni Matteo Renzi ha lanciato Casa Riformista, un progetto che punta a occupare lo spazio centrale del centrosinistra con l'obiettivo di arrivare al 10% nel 2027. Molti osservatori vedono tra voi punti di contatto, dalla vocazione riformista al pragmatismo.

Esiste la possibilità che Più Uno confluisca in questo contenitore o teme che la forte leadership di Renzi possa snaturare l’identità civica e la politica dell’uguaglianza che lei sta costruendo? In questo momento politico particolarmente importante, dove sono quantomai necessarie riforme strutturali condivise per il futuro del Paese, qualunque contributo nel centrosinistra è un valore aggiunto per costruire un’alternativa politica credibile.

Confido in un campo aperto, più vasto del campo largo, capace di riportare i cittadini alle urne e fuori da quelle logiche di palazzo che in questi anni li hanno invece allontanati. La vera domanda è: quali sono i punti politici in comune dell’attuale campo largo? Ripeto: dalla politica estera a quella di sviluppo economico. È su questo che ci si deve confrontare per essere credibili. Sigle e nomi vengono dopo, molto dopo.

Più volte ha ribadito che Più Uno non sarà una “stampella” del Partito Democratico. Nel 2027, però, la frammentazione del centrosinistra potrebbe essere fatale. Qual è il prezzo programmatico non trattabile per un’alleanza nel cosiddetto “campo largo”?

Il centrosinistra – con l'Ulivo – riuscì a vincere le elezioni battendo il centrodestra per ben due volte. Quell’eredità e quella visione che fine hanno fatto? Il Pd, in questo momento, ha dimenticato la sua identità proponendosi come forza ideologica incapace di favorire la sintesi delle diverse anime del centrosinistra.

Va riconosciuto al PD di Elly Schlein un lavoro serio e l’impegno profuso in questi anni, ma allo stesso tempo oggi non è più il partito a vocazione maggioritaria che aveva l’ambizione di rappresentare l’intera società italiana.

La linea di confine non trattabile è una politica che non si limiti a rimanere chiusa nelle sue stanze Altrimenti come si pensa di riportare i cittadini ad avere fiducia in un progetto? Il percorso di Più Uno non si rifugia dietro leadership personalistiche e scorciatoie elettorali.

Lei cita l'Ulivo come modello vincente, ma la storia ci ricorda che quei governi furono estremamente fragili, tanto che nel 2006 l’esperienza durò appena due anni. Puntare tutto sulla sintesi delle diverse anime, senza una visione comune granitica, non rischia di essere un errore tattico? In altre parole: il campo largo non rischia di essere una coalizione costruita solo per provare a vincere, ma eventualmente poi incapace di governare?

Oggi l’attuale campo largo non ha ancora espresso una linea comune su politica estera, riforme fiscali e tutti quei punti necessari per migliorare il Paese. Più che l’incapacità a governare vedo, ancor prima, una difficoltà a mettersi d’accordo. L’esperienza dell’Ulivo può ancora indicare al centrosinistra una direzione chiara da seguire. E quella direzione è dettata dall’ascolto dei cittadini che hanno smesso di credere nella possibilità della politica di costruire una società migliore.

Spesso cita i 240 miliardi recuperati in dieci anni all'Agenzia delle Entrate. Se nel 2027 dovesse andare al governo, quale sarebbe la prima opera pubblica o sociale che finanzierebbe con quella somma recuperata dalla lotta all'evasione fiscale?

Il merito è di quelle persone che lavorano ogni giorno al servizio dello Stato, contribuendo a reperire risorse che potrebbero essere destinate all’istruzione, alla sanità, alla sicurezza e all’abbassamento delle tasse. Ma l’opera più importante che merita maggiori risorse rimane la scuola, perché – come diceva un padre costituente – è il fondamento della democrazia e il complemento indispensabile al diritto di voto.

È stato l’uomo dei record nel recupero crediti, ma ha sempre sostenuto che l’Agenzia delle Entrate non deve essere un nemico dei cittadini. Oggi, guardando al 2027, la sua ricetta per abbattere l’evasione sembra poggiare su due pilastri: tecnologia e trasparenza. In concreto, come intende superare il paradosso dei dati che già esistono ma non possono essere usati per via della privacy? È pronto a proporre un Fisco 3.0 dove l’incrocio dei conti correnti sia la base per una vera riduzione delle tasse a chi le ha sempre pagate?

In realtà l’incrocio dei dati è possibile da anni ed è grazie a questa possibilità che si sono raggiunti i risultati che ha ricordato. Così come esiste da anni la possibilità per l’amministrazione finanziaria di verificare i nostri conti correnti. Ma le domande sono altre: tutto questo serve davvero per contrastare le diseguaglianze o servono solo per finanziare leggi di bilancio a pioggia?

E, ancora, tutto questo è possibile senza diventare un peso per le famiglie che faticano a tenere il passo con il costante aumento del costo della vita, senza che le tasse accennino a diminuire realmente? È possibile senza che il lavoro delle imprese sia costantemente messo in difficoltà per la pressione fiscale e gli ostacoli che le leggi sembrano porre.

Ruffini, molti vedono in lei l’erede naturale di una certa tradizione cattolico-democratica, una figura prodiana insomma. Se nel 2027 le chiedessero di fare il federatore di un’area che va dai centristi alla sinistra radicale, si sentirebbe pronto o preferirebbe restare il punto di rottura del sistema attuale?

Il 2027 è lontano, ma Più Uno nasce proprio per mettere al centro le persone e la capacità di tornare a farle sentire rappresentate dalla politica e dalle istituzioni. Lavoro per dare il mio contributo in questa direzione. Come dice Fossati: “Dicono che c'è un tempo per seminare, E uno più lungo per aspettare”. Aggiungo, impegnandosi comunque ogni giorno.