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Politica
ESCLUSIVO/ Ecco il programma economico di Renzi

Di Tommaso Cinquemani

"Gli italiani sono divisi tra chi ha un contratto a tempo indeterminato e chi non ce l'ha. Come Pd vogliamo introdurre un assegno di disoccupazione universale che tuteli tutti i lavoratori quando perdono il posto". Filippo Taddei è il giovane economista entrato nella segreteria di Renzi. Laureato a Bologna in macroeconomia e docente alla Johns Hopkins University, con una intervista a tutto campo ad Affaritaliani.it spiega il programma economico del segretario Renzi. "Serve una riforma radicale del mercato del lavoro che comprenda anche l'Articolo 18". E sull'Imu sgancia una bomba: "Secondo me andrebbe reintrodotta sulla prima casa e i proventi usati per ridurre le imposte sul reddito da lavoro". Sulle privatizzazioni è scettico: "Il rischio è di avere come unico risultato quello di trasferire i profitti dal pubblico al privato, che è il contrario del fine della politica".


Professor Taddei, Renzi ha detto che il sindacato deve cambiare. Secondo lei in quale modo?
"Faccio presente che la stessa affermazione l'ha fatta Landini non più tardi di un paio di settimane fa. C'è quindi un grande consenso a sinistra su questo punto. Il cambiamento deve riguardare le politiche sul lavoro".

In quale direzione?
"Quello che emerge in questo Paese è che il lavoro ha smesso di essere centrale perché c'è un dualismo che noi non riusciamo ad affrontare. Il mercato è diviso tra chi ha un contratto a tempo indeterminato e tutti gli altri. Altrove in Europa questa differenza non è così marcata. Vorrei un Pd che difenda la cassa integrazione, ma che con lo stesso impegno tuteli chi perde il lavoro e non ha nessun tipo di protezione sociale".

Liberi professionisti e precari quindi?
"Certo, in Italia abbiamo quasi il doppio di Partite Iva rispetto alla Francia o alla Germania. E' un campanello di allarme. E poi c'è il problema dei lavoratori temporanei, i precari, gli atipici che in Italia, a differenza degli altri Paesi, vengono trattati diversamente quando lavorano e anche quando il lavoro lo perdono".

Quindi la sua proposta è di introdurre un assegno di disoccupazione per tutti?
"Deve esserci un assegno di disoccupazione universale, per tutti i lavoratori".

I fondi per finanziare questa 'rete di protezione sociale' dove li troverebbe?
"Adesso sarebbe estremamente costoso introdurla perché il numero di disoccupati è elevato. Avrebbero dovuto farlo in passato, quando le cose andavano meglio e ce lo potevamo permettere. Quando arriverà il miglioramento cerchiama di farci trovare preparati. Non possiamo perdere un'altra occasione".

A sinistra scoppia periodicamente la polemica intorno alla modifica dell'Articolo18. Lei che cosa pensa a riguardo?
"Innanzi tutto sarebbe giusto fare questa domanda all'onorevole Madia che è competente su questo tema. Quello che posso dire è che se si inizia a discutere di Articolo18 il risultato è che non facciamo nessuna riforma radicale del mercato del lavoro e al massimo tocchiamo solo quell'articolo. Quindi vorrei invitare tutti ad essere più ambiziosi e di parlare di due priorità: primo, non esiste un percorso che porti alla stabilizzazione lavorativa. Secondo, non abbiamo sostegni universali alla disoccupazione".

Che cosa pensa delle privatizzazioni delle aziende pubbliche e della riduzione dell'enorme debito pubblico italiano?
"Questi sono due temi che io non metterei assieme. L'obiettivo di una privatizzazione è quello di aprire il mercato per portare un miglioramento della qualità dei servizi e una diminuzione del loro costo. Se però oggi si vendessero aziende di Stato che beneficiano di profitti perché lavorano in mercati regolamentati o perché hanno posizioni dominanti, avremmo come risultato solo quello di trasferire i profitti dal pubblico al privato, che è il contrario del fine della politica. L'altro tema è cosa fare con i proventi della privatizzazione".

Li investirebbe per ridurre il debito pubblico?
"E' certamente una delle ipotesi. Il concetto è che bisogna usare entrate straordinarie per fare fronte ad uscite straordinarie. Quindi è sbagliato coprire la spesa corrente e legittimo ridurre il debito. C'è però un paradosso".

Quale?
"Se usassimo i proventi delle privatizzazioni delle aziende di Stato per ripagare una parte del debito rinunceremmo alle entrate derivanti dal possesso delle aziende stesse. Questi asset fruttano il 6% in termini di ritorno sul capitale, mentre gli interessi che l'Italia paga sul suo debito pubblico costano il 4%. Con le vendite calerebbe quindi l'ammontare del debito, che è una cosa buona, ma il governo rinuncerebbe a delle entrate maggiori derivanti dal possesso delle aziende pubbliche".

Fino a pochi giorni fa non si faceva che parlare di Imu. Lei lo reintrodurrebbe?
"Non c'è persona in questo Paese che non sia stanca di sentire parlare di Imu. Ma secondo me andrebbe reintrodotto sulla prima casa e i proventi usati per ridurre le imposte sul reddito da lavoro".

Parliamo di Europa, che cosa pensa dell'unione bancaria?
"Quello che abbiamo imparato da questa crisi è che ci sono delle banche troppo grandi per fallire e che rischiano di mettere in pericolo un intero Paese. Quindi è giusto che le banche siano dei sorvegliati speciali ed è giusto che questa sorveglianza avvenga a livello europeo. Sono fiducioso che il governo Letta e il ministro Saccomanni si impegneranno perché questo principio venga affermato".

Sarebbe favorevole al fatto che la Bce possa emettere titoli di Stato e garantire il debito pubblico dei singoli Paesi?
"Penso che nessuno consideri il fatto che la Bce possa emettere dei tioli di debito. Altra cosa è il fatto che la Banca Centrale Europea possa garantire il debito pubblico degli Stati membri, ma questo lo fa già in diversi modi".

 twitter@Tommaso5mani

Tags:
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