L’intervista di Affaritaliani al Capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, a margine dell’evento “La forza dei territori” a Roma
Incontriamo Carlo Fidanza, Capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, a margine dell’evento “La forza dei territori”, da lui organizzato a Roma con la partecipazione del Vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto, del Ministro per le Politiche europee Tommaso Foti, dei governatori regionali Acquaroli, Marsilio e Rocca, nonché dei vertici nazionali di FdI, dai capigruppo Bignami e Malan fino a Giovanni Donzelli e Arianna Meloni.
Fidanza, come mai questa “chiamata alle armi”?
Siamo a due anni dall’inizio di questa legislatura europea e in un momento cruciale del negoziato sul prossimo bilancio Ue 2028-34 e su molti provvedimenti fondamentali. Abbiamo voluto confrontarci con i nostri 180 tra Assessori e Consiglieri regionali, con i sindaci delle principali città e i nostri presidenti di provincia. Perché le ricadute di queste scelte impatteranno sui territori dove oggi FdI è una forza radicata.
Quale messaggio ne è uscito?
Noi vogliamo difendere le politiche di coesione, certamente modernizzandole e responsabilizzando gli amministratori come abbiamo fatto con il PNRR, ma riteniamo che la coesione non sia assistenzialismo. Di più, riteniamo che coesione e competitività non siano alternative ma che siano una la premessa dell’altra. Oggi coesione significa infrastrutture, energia, reti, trasporti, formazione: senza questi elementi la competitività dei territori non potrà svilupparsi appieno.
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Si sta facendo abbastanza a Bruxelles?
Ci sarà da combattere con i cosiddetti “frugali”, i Paesi del nord Europa nemici di questa impostazione. Ma soprattutto continueremo a difendere la nostra industria e i nostri settori produttivi dall’eccesso di burocrazia e di ideologia green che li ha colpiti in questi anni. La decarbonizzazione si fa con l’innovazione tecnologica, non con la deindustrializzazione.
Lei è appena rientrato da una missione istituzionale negli Stati Uniti. Poi c’è stato il vertice NATO di Ankara. Che aria tira verso l’Italia e verso Giorgia Meloni?
Un’istintiva e naturale simpatia e solidarietà. Gli americani tendono a dare un’importanza relativa alle comunicazioni a getto continuo del Presidente Trump, badano alla sostanza. E la sostanza è che i nostri Paesi sono amici e alleati e lo rimarranno. L’export italiano in USA aumenta nonostante i dazi e questo ha portato l’Italia a diventare il quarto Paese esportatore nel mondo.
La comunità italoamericana ha un ruolo e un’influenza straordinaria nella società americana. Certo poi l’Italia difende il suo interesse nazionale senza sudditanze. Ma continuo a ritenere che siano più le cose che possiamo fare insieme che quelle su cui possiamo dividerci. E anche il vertice NATO ha confermato questa ritrovata sintonia: l’unità dell’Occidente è ciò per cui si batte Giorgia Meloni, chiunque sia l’inquilino della Casa Bianca.
Un’ultima domanda. Imperversa sul web il risultato della votazione al Parlamento europeo sul cosiddetto “chat control”, ovvero la possibilità per le piattaforme digitali di accedere alle comunicazioni riservate dei cittadini al fine di contrastare gli abusi sui minori compiuti online. Ci spiega come è andata?
La ringrazio per la domanda perché vedo troppa disinformazione in rete. Addirittura c’è chi addita noi eurodeputati di FdI come favorevoli al chat control. Invece non solo abbiamo votato per bloccare questa normativa (ma purtroppo i voti non sono bastati), ma abbiamo presentato un emendamento fondamentale per garantire la riservatezza della messaggistica criptata con il sistema end-to-end, come i nostri comuni messaggi inviati con whatsapp o altre piattaforme. Grazie all’approvazione di questo emendamento si dovrà riaprire il negoziato e nessuna scansione di massa sarà possibile. Vogliamo tolleranza zero contro gli orchi che violano l’innocenza dei nostri figli, ma vogliamo attuarla difendendo la privacy dei cittadini.

