Fine vita, la vicepresidente del Senato Castellone attacca il Governo e rilancia: “Sarà una nostra battaglia”
“È chiaro che questo Governo fa scaricabarile, in questo caso sulla pelle dei malati e delle famiglie che aspettano una decisione”. Maria Domenica Castellone, senatrice del Movimento 5 Stelle e vicepresidente del Senato, torna ad attaccare la maggioranza sul tema del fine vita, a seguito della decisione del Consiglio dei ministri di impugnare la legge approvata dalla Regione Veneto, riaprendo uno scontro politico e istituzionale che si trascina ormai da anni.
“Una decisione che arriva mentre il Parlamento continua a non trovare una sintesi su una normativa nazionale e mentre le sentenze della Corte costituzionale hanno più volte richiamato la necessità di un intervento legislativo. Ciò che manca è la volontà politica di assumersi la responsabilità di una scelta che riguarda direttamente la vita delle persone”, dice Castellone ad Affaritaliani.
La senatrice ricorda il lavoro svolto dal comitato, impegnato per circa due anni nella definizione di un testo. Un percorso vanificato dalla proposta avanzata dalla maggioranza, giudicata “irricevibile”. Due, in particolare, i punti contestati: l’esclusione del Servizio sanitario nazionale dalle procedure di fine vita e l’istituzione di un unico comitato nazionale, di nomina politica, chiamato a esprimersi sulle richieste dei pazienti.
“Sono i medici che seguono i malati, che conoscono le loro storie personali, a dover essere coinvolti”, sottolinea Castellone, secondo la quale un organismo centralizzato allontana le valutazioni dalla realtà clinica e personale dei pazienti.
Il perimetro tracciato dalla Consulta
Il riferimento della senatrice è alle indicazioni della Corte costituzionale, che con la sentenza 242 del 2019 ha individuato precise condizioni per la non punibilità dell’aiuto al suicidio, successivamente oggetto di ulteriori chiarimenti. La Consulta ha indicato quattro requisiti: una patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e la capacità della persona di assumere decisioni libere e consapevoli. Le procedure prevedono inoltre verifiche da parte del Servizio sanitario nazionale e il coinvolgimento del comitato etico competente.
“Il lavoro è stato già fatto dalla Corte, noi dobbiamo recepire quelle indicazioni. Quando le malattie non sono più guaribili, quando il dolore non può più essere allievato, quando la persone è capace di intendere e di volere si possono avviare percorsi di fine vita, che sono in primis percorsi di dignità. Le garanzie riconosciute dalla giurisprudenza costituzionale devono trovare applicazione uniforme in tutta Italia e non soltanto nelle Regioni che hanno approvato proprie disposizioni”, ribadisce la vicepresidente del Senato.
Il timore di perdere consensi
“Non capiamo perchè la destra non ha coraggio di intestarsi questa battaglia. Può anche utilizzare l’escamotage di una legge di iniziativa popolare, firmata e voluta dai cittadini, e lavarsene le mani. Invece, continuano a fare il gioco delle parti. C’è chi dichiara di voler una legge, chi è apertamente contrario e chi, pur sostenendo la necessità di intervenire, non porta il testo in Aula e vota contro. Hanno paura, forse, di perdere parte dell’elettorato cattolico. Andare fino in fondo non gli conviene”, spiega Castellone.
La senatrice rivendica invece la compattezza delle opposizioni, che hanno depositato proposte coerenti con le indicazioni della Consulta: “Quello è il perimetro che è stato tracciato e non dobbiamo allontanarcene. La scelta della politica è semplice. Quando andremo al governo il fine vita sarà una delle nostre prime battaglie”, dice. L’obiettivo è rivendicare il diritto all’autodeterminazione, la dignità della persona, la libertà di scelta.
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